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Monday, September 28, 2026

Ranucci-Rai, la destra contro la giudice: “È la stessa del caso Almasri”. I togati del Csm: “Tentativo di condizionamento”

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Ranucci-Rai, la destra contro la giudice: “È la stessa del caso Almasri”. I togati del Csm: “Tentativo di condizionamento”

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Una campagna di stampa in corso da giorni, sfociata persino in un’interrogazione parlamentare. Anche sul caso Ranucci i giornali di destra si scatenano nella “profilazione” dei magistrati titolari di fascicoli politicamente sensibili: stavolta a finire nel mirino è Donatella Casari, la giudice del lavoro di Roma che dovrà decidere sul ricorso del conduttore contro la Rai meloniana per il reintegro alla guida di Report. A Casari viene contestata una vicinanza ad Area, la maggiore corrente progressista della magistratura; ma soprattutto di aver fatto parte del Tribunale dei ministri che si occupò della vicenda Almasri, chiedendo l’autorizzazione a procedere (poi negata dalla Camera) per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. “Coincidenza? La toga di sinistra che accusò Nordio, Piantedosi e Mantovano dovrà decidere sul ricorso del giornalista”, ha titolato sabato il Giornale. E La Verità: “La toga di Ranucci voleva processare Nordio“. Dal mondo della politica si è avventato sul presunto scandalo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Ci diranno che è un caso, che non c’è nulla di preordinato. Ma nessuno ci può vietare di pensar male o di aver qualche pregiudizio”. E il deputato azzurro Pietro Pittalis definisce l’assegnazione del fascicolo a Casari “quantomeno singolare“, annunciando un’interrogazione al ministro della Giustizia.

Basterebbe un minimo di conoscenza tecnica, però, per rendersi conto di quanto la polemica sia infondata. L’assegnazione della giudice al Tribunale dei ministri è del tutto casuale: i membri dello speciale collegio per i reati ministeriali vengono sorteggiati ogni tre anni tra tutti i magistrati in servizio in un determinato distretto. Di regola, Casari è in forza alla Sezione Lavoro del Tribunale di Roma, e la causa di Ranucci le è stata assegnata in base a un meccanismo del tutto automatico, come peraltro impone la Costituzione. A ricordarlo, lunedì mattina, è dovuto inusualmente intervenire anche il presidente del Tribunale di Roma Lorenzo Pontecorvo, tutt’altro che una toga rossa (è un esponente storico della corrente “di destra” di Magistratura indipendente): “Esprimo il mio sostegno alla dottoressa Donatella Casari, magistrata che dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio, oltre a una solida preparazione”, ha scritto in una nota. “Rilevo, inoltre, che l’assegnazione del fascicolo è avvenuta nel rispetto delle analitiche disposizioni tabellari vigenti da anni, le quali, mediante meccanismi automatici, assicurano l’osservanza del principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge“.

Lo stesso aspetto viene sottolineato dai membri togati del Consiglio superiore della magistratura, che hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela di Casari (un iter finalizzato a far esprimere l’organo in difesa della giudice). “L’individuazione del magistrato chiamato a trattare un procedimento avviene sulla base di criteri tabellari predeterminati, trasparenti e verificabili, posti proprio a garanzia dell’indipendenza e dell’imparzialità della funzione giudiziaria e del principio del giudice naturale precostituito per legge”, ricordano i consiglieri nella richiesta, depositata all’Ufficio di presidenza di palazzo Bachelet. “È certamente legittimo”, si legge, “verificare e criticare le modalità con cui tali criteri siano stati concretamente applicati. Altra cosa è ignorarne l’esistenza o rappresentare l’assegnazione del procedimento come se fosse il risultato di una scelta discrezionale legata all’identità delle parti o alle decisioni precedentemente assunte dal magistrato. Omettere tale dato, o lasciare intendere che un giudice sia stato “scelto” in ragione delle sue precedenti decisioni, costituisce una grave disinformazione sul funzionamento dell’ordinamento giudiziario e finisce per insinuare, senza elementi riferibili al procedimento da decidere, un dubbio sulla sua indipendenza e imparzialità, così realizzando un indiretto, ma potente, tentativo di condizionamento del giudice assegnatario del procedimento”.

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