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Friday, November 6, 2026

Foglie sul bronzo, spunta a Palermo un secondo carro di Pompei

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Raffinate decorazioni geometriche e vegetali incise sugli elementi in bronzo, motivi che si ripetono persino sui finimenti dei cavalli. E grandi cerchioni di ruote in ferro che sostenevano la cassa lignea. Frutto di un'attenta e fortunata ricerca e di uno studio, che ha portato a ricomporre un nucleo di oggetti in bronzo e ferro custoditi nei magazzini del museo, rinasce al Salinas di Palermo un prezioso Carro cerimoniale del I sec d.C proveniente dalla Casa di Sallustio a Pompei.
    Un ritrovamento eccezionale, sottolineano insieme al direttore del museo siciliano, Giuseppe Parello, anche l'archeologo Massimo Osanna, oggi a capo del Dipartimento di Attività Culturali del Mic e il direttore di Pompei Gabriel Zuchtriegel, perché si tratta in qualche modo di un gemello, seppure meno completo i meno sontuoso, dello splendido carro cerimoniale ritrovato nel 2021 negli scavi della casa di Civita Giuliana e fino ad oggi considerato l'unico esemplare di pilentum conservato in Italia.
    Una ricostruzione che "è stata un po' un'avventura", racconta all'ANSA Laura D'Esposito, funzionaria archeologa del Mic e collaboratrice del museo siciliano, tra gli artefici di questa scoperta. Tutto è cominciato proprio con il ritrovamento a Pompei del carro di Civita Giuliana. "Quando hanno cominciato a circolare le prime immagini ho subito notato la somiglianza con elementi bronzei conservati nei depositi del museo e mai esposti", e con i colleghi di Pompei "abbiamo verificato poi che le somiglianze di quasi tutti i reperti erano impressionanti".
    Si trattava di manufatti arrivati in Sicilia nel 1831 grazie a Re Ferdinando II di Borbone, che aveva voluto cedere al Museo di Palermo parte della sua collezione. In particolare oggetti provenienti da uno scavo fatto nel 1805 da Pietro La Vega, nella Casa di Sallustio.
    Pezzi splendidi, come il gruppo scultoreo in bronzo di Eracle e la cerva che ornava l'atrio principale della casa e che oggi è uno dei gioielli del museo siciliano. Ma insieme ai reperti più importanti ce n'erano altri meno facilmente identificabili, proprio come gli elementi di bronzo che poi hanno permesso di ricostruire il carro. Una prima conferma che si era sulla pista giusta è arrivata dai diari di scavo di La Vega, che nei suoi elenchi scrive dei resti "di uno o più carri". Certo, spiega D'Esposito, le tecniche di scavo di allora non erano ancora stratigrafiche e anche l'attenzione ai particolari non era quella di oggi. È per questo che di quel carro - chissà se veramente ce n'era più d'uno - si sono salvati solo alcuni elementi in metallo: due delle quattro ruote, una parte della spalliera, parte dei finimenti, ed alcuni elementi uncinati, pezzi che poi devono essere finiti nelle decine di casse di 'mirabilia' inviate dal re in Sicilia, un insieme di oggetti e frammenti che nel corso dei decenni si è smembrato e ha perso identità all'interno dei magazzini museali.
    Ritrovarli, identificarli e ricomporli è stato quindi una sorta di "nuovo scavo", spiega l'archeologa, già avviato nell' ambito di un più ampio lavoro di revisione dei materiali di area vesuviana presenti al Museo di Palermo sotto la direzione scientifica di Chiara Portale, dell'Università di Palermo e il contributo degli archeologi del Museo. Gli elementi identificati sono stati in gran parte restaurati e ricollocati in una struttura in plexiglass che ripropone la parte posteriore del veicolo. "Un'ipotesi ricostruttiva elaborata sul modello di Civita Giuliana, suscettibile di ulteriori approfondimenti, revisioni e integrazioni perché lo studio è ancora in corso", precisa il direttore Parello. Osanna segue con attenzione: "A Civita Giuliana, con il microscavo e i calchi in gesso, abbiamo recuperato le forme del legno e delle corde, rimaste impresse nella cenere. Insieme agli elementi metallici, quelle tracce ci hanno permesso di ricostruire il carro nella sua interezza e mi hanno portato a identificarlo come un carro cerimoniale, il pilentum. Quel lavoro ha fornito gli strumenti per rileggere uno scavo di due secoli fa, mettendo in relazione i frammenti conservati a Palermo con le annotazioni di Pietro La Vega sulla Casa di Sallustio. La ricerca archeologica procede così, tornando dal terreno al laboratorio, dai depositi alle biblioteche. Uno scavo di oggi restituisce così un significato a oggetti che un museo custodisce inconsapevolmente da generazioni".
    Dal 6 novembre, intanto, il carro sarà esposto al pubblico contestualmente alla riapertura delle sale del primo e secondo piano del museo, che sono state restaurate e riallestite. "Un risultato atteso da tempo al quale il mio governo ha contribuito sostenendo gli interventi necessari", applaude il presidente della Regione Renato Schifani. Dal parco di Pompei Zuchtriegel conferma la collaborazione e annuncia che si sta progettando anche un restauro articolato della splendida Casa di Sallustio, oggi chiusa al pubblico, e del suo giardino. Da Palermo a Pompei un altro pezzo di storia che rinasce.
   

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