Cisgiordania, i coloni incendiano un villaggio palestinese. Netanyahu: "Pochi facinorosi"

Villaggio palestinese di al-Mughayyir, vicino a Ramallah, nella Cisgiordania occupata
Il premier del Qatar, Al Thani: "Netanyahu è un criminale di guera"
Il primo ministro e ministro degli esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha duramente criticato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In un’intervista al giornalista Piers Morgan e ripresa dai media israeliani, lo sceicco ha respinto le accuse riguardanti l’influenza del Qatar negli Stati Uniti e il suo sostegno finanziario a Gaza. Alla domanda diretta se considerasse Netanyahu un criminale di guerra, Al Thani ha risposto: "Naturalmente, ciò che è stato commesso a Gaza costituisce crimini di guerra. E chiunque ne sia responsabile è un criminale di guerra". Quando gli è stato chiesto esplicitamente se questo includesse Netanyahu, Al Thani ha risposto "sì".
"Non c’è alcun dubbio che il 7 ottobre sia stato un massacro e che debba essere condannato. E chiunque ne sia responsabile deve essere chiamato a risponderne", ha aggiunto. Al Thani ha poi affrontato una delle principali critiche mosse da Israele al Qatar, il suo rapporto di lunga data con Hamas e i fondi trasferiti nella Striscia di Gaza. Lo sceicco ha dichiarato che il coinvolgimento del Qatar con Hamas, compresa l’ospitalità offerta all’ufficio politico del gruppo a Doha, è nato su richiesta degli Stati Uniti ed è stato coordinato con Washington.
Al Thani ha poi respinto le accuse secondo cui gli aiuti qatarioti destinati a Gaza avrebbero finanziato l’ala militare di Hamas. Secondo il primo ministro del Qatar, il programma di assistenza mensile ammontava a 30 milioni di dollari e veniva attuato attraverso un meccanismo coordinato con Israele, Stati Uniti e Nazioni Unite.
Stallo nei colloqui USA-Iran, Axios: "Rischio di ripresa della guerra"
Gli sforzi dei mediatori del Qatar per favorire una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran hanno prodotto scarsi progressi questa settimana, con nessuna delle due parti disposta a cedere. Lo riferisce Axios, citando tre fonti a conoscenza dei colloqui.
Lo stallo rafforza su entrambi i fronti la convinzione che una ripresa del conflitto militare stia diventando più probabile. Secondo il sito, funzionari statunitensi ritengono che il presidente Donald Trump potrebbe ordinare il ritorno a operazioni di combattimento su larga scala dopo le elezioni di metà mandato.
I coloni ebraici assaltano un villaggio palestinese, Netanyahu condanna "pochi facinorosi"
Lapid dopo briefing con Netanyahu: “Nessun motivo di gettare popolazione nel panico”
Dopo aver incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per un briefing sulla sicurezza, il leader dell'opposizione Yair Lapid ha dichiarato che "non c'è motivo di gettare la popolazione nel panico", criticando implicitamente il premier per aver sostenuto l'esistenza di un complotto pre-elettorale volto ad attaccare Israele.
In un post sui social media rilanciato da Times of Israel, Lapid ha affermato: "Le minacce alla sicurezza vanno gestite con professionalità e responsabilità. La sicurezza di Israele e le basi dell'Idf non sono lo scenario adatto per video elettorali".
"In ogni caso, le elezioni si terranno regolarmente e nessuno ha scuse per ostacolarle", ha aggiunto. Lapid ha riferito di aver chiesto a Netanyahu di convocare un incontro a cui partecipassero loro due insieme al capo dello Shin Bet e al presidente della Commissione elettorale centrale, "per garantire che tutti siano aggiornati e coordinati in vista delle elezioni".
Cisgiordania: palestinesi bloccati ai check-point a nord di Ramallah
Centinaia di famiglie palestinesi sono bloccate da ore all'interno dei propri veicoli al check-point di Atara, a nord di Ramallah. Lo riporta l'agenzia di stampa Wafa, riferendo di lunghe code anche al check-point di Ein Sinya, sempre a nord di Ramallah, in Cisgiordania. Domenica scorsa le autorità israeliane hanno annunciato una "chiusura generale" della Cisgiordania fino al prossimo 3 ottobre, in concomitanza con la festa ebraica di Sukkot. Come sottolinea Wafa, Israele limita la libertà di movimento dei palestinesi all'interno della Cisgiordania occupata attraverso una complessa rete di 942 posti di blocco e barriere.
Parroco Taybeh: (Cisgiordania): “Viviamo un clima di paura tra aggressioni e atti vandalici”
"Un clima ampio di tensione, violenza e paura" vissuto da molte persone, "in particolare i palestinesi della Cisgiordania". Ne parla all'agenzia dei vescovi Sir, padre Bashar Fawadleh, parroco di Taybeh, unico villaggio interamente cristiano rimasto in Cisgiordania.
Il sacerdote prende spunto dall'incontro del 25 settembre scorso a Parigi tra Papa Leone e la religiosa francese aggredita a Gerusalemme. Un gesto che, osserva, "non è stato soltanto un gesto di conforto verso una persona ferita", ma riporta al centro una questione decisiva per il futuro della Terra Santa: "Come proteggere la persona umana, la sua dignità e il suo diritto a vivere in sicurezza? E come preservare la presenza cristiana se perfino il semplice restare diventa motivo di preoccupazione?".
Padre Fawadleh invita a non trasformare l'aggressione in una lettura ideologica o confessionale: "L'aggressione a una religiosa a Gerusalemme non può essere ridotta a uno scontro tra cristiani ed ebrei", mentre "la responsabilità ricade sull'aggressore e ogni forma di violenza deve essere condannata senza ambiguità".
Da qui il riferimento a Taybeh, dove la popolazione deve fare i conti con "aggressioni contro terreni e proprietà, incendi, atti vandalici, movimenti di coloni armati nei pressi delle abitazioni e dei campi coltivati", oltre a restrizioni sempre più pesanti alla libertà di movimento e al lavoro.
Gaza, Israele uccide tre persone e ne ferisce almeno 6
Due persone sono state uccise e almeno sei ferite, tra cui un bambino, da un raid israeliano a Jabalia, nel nord della Striscia. In un separato attacco nel quartiere di Tuffah, a Gaza City, è stato uccisa un'altra persona.
Ghalibaf: “Se non possiamo vendere petrolio, nessun altro lo farà”
Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture del Medio Oriente se la propria sicurezza sarà messa a rischio, mentre attende da Washington una risposta alla sua ultima proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz. "Devono sapere che, in una regione in cui non possiamo vendere petrolio, nessun altro lo venderà. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro", ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un monito rivolto agli Stati Uniti e ai loro alleati.
Netanyahu condanna violenze coloni in Cisgiordania
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato le violenze perpetrate la scorsa notte da un gruppo di coloni ebraici in Cisgiordania, chiedendo che i responsabili siano perseguiti "con il massimo rigore della legge". "Un piccolo gruppo di facinorosi non rappresenta la comunità dei coloni rispettosi della legge in Giudea e Samaria, recano un grave torto alla comunità e ostacolano le nostre forze nell'adempimento della loro missione", si legge nella dichiarazione diffusa dall'ufficio del Primo ministro. "Sostengo pienamente il personale dell'IDF e della Polizia di Frontiera impegnato a contrastare il terrorismo e a garantire la sicurezza e invito le forze dell'ordine a perseguire i responsabili delle violenze con il massimo rigore della legge", ha concluso. Netanyahu ha spesso minimizzato le violenze dei coloni - l'ultima volta nel recente discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite - considerandole un fenomeno marginale e sostenendo che la quasi totalità degli episodi sia opera di poche centinaia di giovani deviati.
Netanyahu smentisce il Wsj: paesi arabi dietro quelle accuse, obiettivo far cadere il governo di destra
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu smentisce nuovamente la notizia secondo cui il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel all'inizio di ottobre 2023 lo avrebbe chiamato per avvertirlo di un imminente attacco da Gaza. "Non c'è alcuna verità nella notizia pubblicata sul Wall Street Journal", scrive su X, "dietro queste false, 'accuse di sangue', vi sono anche Stati e attori stranieri e ostili, compresi Paesi arabi, con l'obiettivo di far cadere il governo di destra e sostituirlo con un governo di sinistra. Questa è la questione elettorale: o la destra, o la Palestina", conclude il post.
Times of Israel: "Netanyahu in visita nel weekend negli Emirati: ha chiesto di smentire avvertimenti sul 7/10"
Benjamin Netanyahu si è recato segretamente negli Emirati Arabi Uniti durante il fine settimana per chiedere al leader del Paese di smentire le notizie secondo cui Abu Dhabi lo avrebbe avvertito di una minaccia imminente da parte di Hamas prima del 7 ottobre. Lo riporta il Times of Israel citando una fonte a conoscenza della vicenda.
Secondo quanto rivelato da Channel 12 e altri media israeliani, Netanyahu ha tenuto ieri un incontro di un'ora con il presidente degli Emirati Arabi Uniti. Una fonte a conoscenza della vicenda ha affermato che i colloqui si sono concentrati su un articolo pubblicato all'inizio del mese dal quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui il leader emiratino aveva avvertito Netanyahu di un imminente attacco di Hamas poco prima del 7 ottobre 2023. Netanyahu ha quindi chiesto allo sceicco Mohamed bin Zayed di smentire la notizia, secondo la fonte.
L'ufficio di Netanyahu aveva già smentito in precedenza quanto riportato da Haaretz.
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Wsj, Egitto avvertì Netanyahu più volte di 7 ottobre
L'Egitto aveva avvertito Israele più volte dei preparativi di Hamas per gli attacchi del 7 ottobre. E' quanto scrive il Wall Street Journal, secondo il quale il capo dell'intelligence del Cairo, Abbas Kamel, aveva telefonato personalmente al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, per avvisarlo.Secondo il quotidiano Usa, l'Egitto aveva lanciato i primi allarmi lo scorso giugno e lo scorso settembre e aveva continuato a inviare allerta a Israele fino a 48 ore prima della strage compiuta dal movimento islamista palestinese. Netanyahu ha sempre negato di aver ricevuto questo genere di avvertimenti e ha accusato i vertici dei servizi israeliani di non averlo informato in modo adeguato.
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