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Thursday, September 17, 2026

Iran, l’Onu: “Gli Usa hanno bombardato intenzionalmente la scuola di Minab, è un crimine di guerra”

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Iran, l’Onu: “Gli Usa hanno bombardato intenzionalmente la scuola di Minab, è un crimine di guerra”

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L’esercito degli Stati Uniti aveva a disposizione “la prova evidente che la struttura era in funzione come scuola primaria prima dell’attacco”. La chiarezza della frase risuona agghiacciante nell’ultimo report presentato al Consiglio per i diritti umani di Ginevra. In quelle righe la Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sull’Iran istituita dall’Onu parla del doppio raid sferrato dalla forze Usa il 28 febbraio contro l’istituto Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud della Repubblica islamica, nel quale sono rimaste uccise più di 160 persone, in maggioranza bambini. Esistono, afferma la missione, “motivi ragionevoli per ritenere che gli Usa abbiano commesso il crimine di guerra consistente nel lanciare un attacco indiscriminato che ha causato la morte o il ferimento di civili o danni a beni civili”.

Siamo nelle primissime ore di “Epic Fury“, l’operazione congiunta con cui il 28 febbraio l’esercito Usa e Israele hanno scatenato la guerra contro Teheran. Tra le 10.30 e le 11.30 ora locale l’US Armi colpisce “la scuola primaria Shajareh Tayyebeh per bambine e bambini dai 6 ai 13 anni“, ricostruisce il rapporto. “Sulla base di un’analisi delle immagini satellitari – premettono i commissari Onu -, la scuola si trovava in posizione adiacente a un complesso navale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC)”, la cui struttura più vicina era “situata a circa 72 metri dall’edificio scolastico”. L’istituto “ha iniziato a operare all’incirca nel 2016, all’interno di strutture riconvertite dell’IRGC. Tuttavia, un muro costruito molto prima, tra il 2013 e il 2016, separava interamente il sito della scuola dal complesso dell’IRGC. Le immagini satellitari mostrano che, al momento dell’attacco del 28 febbraio 2026, la scuola operava in un recinto separato e recintato da mura, dotato di un proprio ingresso e di un accesso dalla strada pubblica adiacente”.

Non solo: “Le fotografie e i video che ritraggono la scuola prima e dopo l’attacco mostrano molte caratteristiche facilmente identificabili e associate a una struttura educativa per l’infanzia. Queste includevano murales a misura di bambino dipinti sulle pareti esterne, l’insegna della scuola e aree ricreative“. Ma anche “aule arredate con materiali didattici, lavoretti dei bambini, sussidi per l’apprendimento e altre caratteristiche tipiche di una scuola primaria in funzione“. La conclusione: “Considerato nel suo insieme, questo materiale fornisce una prova evidente del fatto che la struttura funzionasse come scuola primaria prima dell’attacco” e “nessuna informazione indica che la scuola fosse utilizzata per scopi militari al momento dell’attacco”.

Ulteriori prove contro la condotta dell’esercito Usa emergono dalla dinamica dell’attacco. ” I filmati delle telecamere di videosorveglianza mostrano le munizioni colpire l’area della base navale e della scuola”, mentre “le immagini satellitari mostrano sette distinti punti di detonazione” e “confermano impatti diretti al centro della scuola“. Per il modo in cui è descritto, sembra essersi trattato di un raid di tipo “double tap“, ovvero sferrato in due momenti distinti e ravvicinati: “Le famiglie e i sopravvissuti hanno riferito che la scuola è stata colpita due volte, con un breve intervallo tra i due attacchi”. La prima munizione “ha centrato il piano inferiore della scuola, spingendo la preside e gli insegnanti a spostare i bambini in una sala di preghiera al piano superiore. Una seconda munizione ha poi colpito il piano superiore, uccidendo molti bambini. Sono rimaste uccise anche diverse insegnanti e la preside della scuola”. In base a questi elementi “la Missione conclude che l’edificio della scuola era il punto d’impatto intenzionale e che il danno non è stato il risultato di un attacco errato o di un danno collaterale derivante dall’assalto al vicino complesso dell’IRGC”.

Chi ha condotto l’attacco? Fin dai primi giorni di “Epic Fury” era emerso con chiarezza che Usa e Israele si erano divise le aree di competenza: i caccia di Tel Aviv operavano nel nord e nell’ovest del paese, mentre nelle prime ore del conflitto le forze statunitensi avevano colpito 1.700 obiettivi nel sud, dove si trova la provincia di Hormozgan di cui Minab fa parte, per proteggere le basi nel Golfo Persico: “In questi primi giorni le US Joint Forces hanno continuato ad attaccare le capacità missilistiche e difensive iraniane lungo il confine meridionale”, aveva confermato il 5 marzo il capo degli Stati maggiori congiunti, Dan Caine, in conferenza stampa al Pentagono.

“Organizzazioni specializzate nell’identificazione di armi e munizioni”, rileva la missione Onu, hanno confermato che quello che ha colpito la scuola “era un missile da crociera per l’attacco terrestre RGM/UGM-109 Tomahawk (TLAM)”. Così “sulla base della totalità delle informazioni e delle prove raccolte e valutate”, non ultima “il fatto che gli Stati Uniti siano l’unica parte in conflitto a possedere missili Tomahawk”, la Missione “ha ragionevoli motivi per ritenere che l’attacco alla scuola primaria di Minab sia stato effettuato dagli Stati Uniti“. Il bilancio delle vittime: “120 scolari (73 bambini e 47 bambine), 26 insegnanti, tutte donne, sette genitori di alunni (quattro uomini e tre donne), un autista di scuolabus di cui non si conosce il sesso e un tecnico di sesso maschile di una farmacia nelle vicinanze”.

Quello di Minab non è l’unico caso preso in considerazione. Sempre il 28 febbraio un raid aereo ha colpito il centro sportivo “Shahid Naimi” a Lamerd, nella provincia di Fars, causando 22 morti (10 donne, 12 uomini, inclusi quattro studenti e una bimba di 2 anni). Le analisi balistiche confermano che il missile impiegato era un Precision Strike Missile (PrSM) e anche in questo caso “sulla base della totalità del materiale raccolto e valutato, la Missione ha ragionevoli motivi per ritenere che l’attacco al centro sportivo di Lamerd sia stato effettuato dagli Stati Uniti”, non ultimo “il fatto che gli Stati Uniti siano l’unica parte in conflitto a possedere missili PrSM”.

Il rapporto stilato dalla Missione, creata ben prima della guerra nel novembre 2022 per monitorare la situazione dei diritti nella Repubblica islamica, punta il dito anche contro il regime di Teheran, accusandolo di “gravi violazioni dei diritti umani”. Per reprimere il dissenso, il regime degli ayatollah ha usato una “forza letale per uccidere e ferire i manifestanti” provocando migliaia di vittime, anche sparando “pallettoni di metallo” per causare “la perdita grave o totale della vista” dei dimostranti. Le autorità hanno effettuato “arresti e detenzioni su vasta scala”, “atti di tortura e maltrattamenti in detenzione” ed esecuzioni basate su “procedimenti sommari di pena di morte che hanno violato le garanzie del giusto processo”, inclusa la condanna di individui che “avevano meno di 18 anni”.

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