Trump respinge la richiesta saudita di intervenire sugli Houthi in Yemen

IL PUNTO - Gli Houthi conquistano lo scalo strategico di Mokha: a rischio il traffico marittimo nel Mar Rosso e la tregua in Yemen
I ribelli Houthi sostenuti dall'Iran hanno assunto il controllo della città portuale di Mokha, nodo strategico dello Yemen affacciato sul Mar Rosso. La presa dello scalo, confermata sia da fonti governative sia dagli stessi Houthi, segna il più importante avanzamento territoriale dei ribelli dalla tregua siglata nel 2022 e rischia di far precipitare nuovamente il Paese in una guerra civile su vasta scala.
La minaccia allo stretto di Bab el-Mandeb e agli equilibri energetici
Situata ad appena 80 chilometri dallo stretto di Bab el-Mandeb — arteria marittima fondamentale attraverso cui transita circa il 12% del commercio globale —, Mokha garantisce ora agli Houthi e a Teheran un punto di pressione strategico e diretto sulle rotte commerciali e petrolifere internazionali, già gravemente compromesse dalle tensioni nel vicino Stretto di Hormuz.
Gli analisti internazionali avvertono che il posizionamento delle forze Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen e nelle aree montuose di Taiz potrebbe facilitare nuove azioni ostili, tra cui l'impiego di mine navali per ostacolare il traffico mercantile nel Mar Rosso.
Fuga di civili e la reazione internazionale
La conquista della città ha scatenato la fuga in massa dei residenti e del personale sanitario verso sud, in direzione di Aden, roccaforte del governo internazionalmente riconosciuto e sostenuto dalla coalizione a guida saudita. In risposta all'offensiva, le forze governative yemenite hanno avviato raid aerei per colpire i rinforzi Houthi a ovest di Taiz.
Sullo scenario diplomatico, l'Inviato Speciale dell'ONU per lo Yemen, Hans Grundberg, ha espresso profonda preoccupazione durante una riunione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiarando che "questa nuova guerra segna la fine della relativa calma durata oltre quattro anni" e sollecitando una risposta internazionale immediata per evitare un'escalation di portata regionale.
Trump sulla guerra in Iran: "Non credo nel concetto di rimpianto, rifarei esattamente lo stesso"
Donald Trump rivendica con forza le proprie scelte militari e geopolitiche sul fronte mediorientale. In un'intervista rilasciata all'emittente Fox News, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di non avere ripensamenti sulla guerra in corso con l'Iran: "Non credo nel concetto di rimpianto". Qualcuno me lo ha chiesto: se dovessi rifarla, agirei esattamente come ho fatto".
Nonostante la fermezza mostrata ai microfoni della conduttrice Laura Ingraham nel difendere la linea dura adottata contro Teheran, lo stesso Trump ha lasciato trasparire una vena di riflessione personale, ammettendo che "ci si può sempre interrogare un minimo" di fronte a decisioni di tale portata strategica.
La rivendicazione della Casa Bianca arriva tuttavia in un momento di forte pressione politica interna.
L'apertura di un nuovo, complesso fronte di guerra contro l'Iran continua infatti a incontrare una forte resistenza da parte dell'opinione pubblica americana e, soprattutto, nell'elettorato di riferimento del movimento MAGA (Make America Great Again).
Ampie frange della base che hanno riportato Trump alla Casa Bianca lo avevano scelto proprio sulla promessa di disimpegnare le forze armate statunitensi dai teatri esteri, mettendo definitivamente fine all'era delle cosiddette "forever war" (guerre infinite). Il prolungarsi delle ostilità con Teheran rischia ora di creare una frattura tra la leadership del presidente e il suo stesso elettorato alla vigilia di scadenze politiche decisive per il Paese.
Corsa alle scorte e allarme dei generali: Vance interroga i comandi Usa sui rischi di un'escalation
Le riserve di munizioni strategiche degli Stati Uniti sono ai minimi storici, e il trasferimento di risorse verso il teatro mediorientale sta compromettendo la capacità di deterrenza di Washington nei confronti di Cina, Russia e Corea del Nord.
È il quadro emerso dai colloqui riservati tra il vicepresidente JD Vance e i vertici dei comandi militari americani. Sollecitati da Vance a fornire un resoconto dettagliato sulla tenuta dell'arsenale statunitense, i generali hanno tracciato un bilancio critico e senza filtri sulla sostenibilità dell'impegno bellico.
Al centro delle preoccupazioni dei comandi militari c'è il drastico calo delle scorte di intercettori Patriot, la colonna portante della difesa aerea e antimissile degli Stati Uniti e dei loro alleati. I prolungati ingaggi per neutralizzare le minacce aeree nel Medio Oriente hanno assorbito gran parte dei sistemi di difesa strategici, riducendo le riserve disponibili per altri scenari ad alto rischio, a partire dal Pacifico e dall'Europa orientale.
Parallelamente, i generali hanno confermato l'esaurimento dei missili tattici ATACMS (Army Tactical Missile Systems) — capaci di colpire fino a 310 km di distanza — e la parallela erosione dei nuovi PrSM (Precision Strike Missiles), destinati a sostituirli.
La franchezza dei comandanti ha evidenziato come l'impiego massiccio di munizionamento ad alta precisione stia impoverendo le riserve belliche a un ritmo superiore rispetto alle capacità industriali di rimpiazzo. Senza una rapida riconversione produttiva o un ridimensionamento del fronte mediorientale, la capacità di reazione degli Stati Uniti a un eventuale focolaio nello Stretto di Taiwan o sullo scacchiere coreano rischierebbe di risultare fortemente compromessa.
George W. Bush rompe il silenzio e premia il generale Caine: "Grazie a Dio lei è lì"
In occasione delle commemorazioni per il 25° anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001, l'ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha rotto il suo consueto riserbo pubblico per rivolgere un sentito elogio al generale Dan Caine, attuale capo dello Stato Maggiore congiunto: "Grazie a Dio lei si trova dove si trova; le siamo riconoscenti". Il tributo è arrivato durante un dialogo con l'ex segretario di Stato Condoleezza Rice, in collegamento dal Bush Presidential Center di Dallas.
Il generale Caine, ex pilota di F-16 che pattugliò i cieli di Washington all'indomani dell'11 settembre e che prestò servizio alla Casa Bianca sotto l'amministrazione Bush, si trova oggi al centro della gestione strategica del conflitto con l'Iran come principale consigliere militare del presidente Trump. Secondo le indiscrezioni riprese da The Hill, Caine avrebbe espresso forti perplessità sull'escalation militare, avvertendo la Casa Bianca dei rischi legati alla scarsità di munizioni critiche e alla mancanza di sostegno da parte degli alleati, spingendo per una rapida conclusione delle ostilità al fine di evitare conseguenze controproducenti per gli Stati Uniti.
Netanyahu: "E' vero quello che dice Trump che l'Iran sta riprovando a dotarsi di armi nucleari"
"Ve lo prometto qui, al Muro del Pianto, prima di Rosh Hashanah: finché sarò Primo Ministro, l'Iran non avrà armi nucleari". Ad affermarlo è stato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. "Il presidente Trump - ha dichiarato - ha annunciato questa sera che l'Iran sta cercando di ridotarsi di armi nucleari. È vero. Dopo che abbiamo distrutto la loro capacità immediata di produrre bombe nucleari, ci stanno riprovando".
"Allo stesso tempo - ha aggiunto - stiamo colpendo l'asse iraniano, non solo nella Striscia di Gaza, dove è molto difficile, ma anche in Libano. Abbiamo distrutto la catena montuosa di Bofor e ora ci stiamo occupando della collina strategica di Al-Tahir".
Benjamin Netanyahu su Clash Report (X)
Yemen: gli Houthi hanno conquistato l'isola di Zuqar a sud del Mar Rosso
Secondo una fonte militare yemenita, oltre a Mocha gli Houthi hanno conquistato l'isola di Zuqar, a sud del Mar Rosso, “dopo attacchi missilistici e un assalto terrestre condotto con l'ausilio di imbarcazioni che trasportavano combattenti”.
Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto le forze ribelli entrare a Mocha, a 70 chilometri a nord dello stretto di Bab El Mendeb, scandendo Morte all'America, morte a Israele.
Esplosioni sull'isola di Qeshm e Sirik. Lo riportano i media statali iraniani
Esplosioni sull'isola di Qeshm e Sirik. Lo riportano i media statali iraniani
Stretto di Hormuz e l'sola di Qeshm (@BeamTracker_)
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