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Monday, September 14, 2026

Le contraddizioni dell’esercito israeliano sul docufilm Naza: prima accusano i registi di falso, poi aprono un’indagine sulla divulgazione di materiale segreto

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Le contraddizioni dell’esercito israeliano sul docufilm Naza: prima accusano i registi di falso, poi aprono un’indagine sulla divulgazione di materiale segreto

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Prima la dura contestazione dell’esercito israeliano, poi il premio alla Mostra del Cinema di Venezia con 25 minuti di standing ovation, ora, l’apertura di un’indagine interna. Si sposta su un nuovo terreno il caso di Naza, il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor che raccoglie le testimonianze di 24 soldati e soldatesse dell’Unità 8200, il reparto di intelligence delle Forze di Difesa Israeliane, sulle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Alcuni dei protagonisti affermano di essere stati coinvolti in “crimini di guerra e genocidio” e discutono di danni collaterali, bombardamenti e uccisioni mirate.

Il capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, ha ordinato una revisione legale e un’inchiesta sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato nella produzione del film “Naza”, accusato di diffondere “calunnie” e gravi false accuse contro soldati e comandanti israeliani. Zamir afferma che il film distorce deliberatamente la realtà minando la legittimità dell’esercito e dello Stato di Israele e ha ordinato la creazione di un team inter agenzia e multidisciplinare guidato dal capo della Direzione della Pianificazione. Le forze di Difesa Israeliane, “utilizzeranno ogni strumento a loro disposizione per proteggere i propri soldati, comandanti e truppe combattenti, nonché la reputazione dell’esercito israeliano”.

Il docufilm, presentato alla Mostra e che racconta la fabbrica dello sterminio dei palestinesi, ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria. La decisione arriva dopo giorni di polemiche e le minacce nei confronti dei due registi da parte del governo israeliano di revocare la cittadinanza. Abraham e Szor ricevendo il premio avevano dichiarato, tra le altre cose, che “negare un crimine ne favorisce la persistenza” e avevano respinto le accuse di falso sottolineando che “contestano il film senza averlo visto”

Il 12 settembre l’Idf aveva respinto “categoricamente” le accuse contenute nel film, mettendo in discussione innanzitutto la possibilità di verificare le testimonianze. Secondo l’esercito, gli intervistati sono presentati in forma anonima e non sarebbe quindi possibile accertare la loro identità, il ruolo ricoperto nelle forze armate o il loro eventuale coinvolgimento nei fatti descritti. L’Idf aveva inoltre contestato quelle che definiva “contraddizioni interne e assurde” nel racconto, sostenendo che alcune affermazioni sulla strategia militare e nazionale andassero oltre le competenze attribuibili a soldati di grado inferiore. L’esercito aveva respinto anche l’accusa secondo cui danni civili provocati da attacchi legittimi sarebbero stati deliberatamente perseguiti come parte di un genocidio, rivendicando il rispetto del diritto internazionale e le procedure adottate per ridurre le vittime tra i civili.

Il film, che è in realtà un documentario, racconta la guerra da una prospettiva interna alle forze israeliane. Abraham e Szor hanno raccolto le testimonianze nell’arco di tre anni, girando segretamente sui tetti di Tel Aviv e modificando digitalmente voci e volti per proteggere l’identità dei protagonisti. Alcuni di loro raccontano di essere stati coinvolti in operazioni che, secondo la loro ricostruzione, avrebbero prodotto uccisioni di civili e danni deliberati. Naza, appunto, che significa danno collaterale. Durante la presentazione a Venezia, Abraham ha sostenuto che il documentario intende mostrare il funzionamento di quello che considera un sistema di uccisione sistematica nella Striscia di Gaza. Gli autori sono anche tra i registi di No Other Land, documentario premiato con l’Oscar nel 2025 sulla demolizione delle comunità palestinesi in Cisgiordania.

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