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Sunday, October 25, 2026

Sognielettrici 2026, Star Trek, Dylan Dog e la New Weird: a Milano la fantascienza spiazza

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Dal 26 al 30 ottobre 2026 l'Università IULM di Milano accoglie la quinta edizione di Sognielettrici, il festival dell'immaginario fantastico e di fantascienza a ingresso gratuito e senza prenotazione. Il tema è il weird, ciò che spiazza e perturba: 14 lungometraggi, 29 cortometraggi, 30 ospiti e un convegno sulla New Weird. In concorso il gotico The Ones Who Grieve di Quarxx, la fiaba basca The Night di Paul Urkijo, il thailandese God Skin e la satira indonesiana Sleep No More di Edwin. E poi i 60 anni di Star Trek, i 40 di Dylan Dog, la sfida tra effetti digitali e pratici e una retrospettiva sulla fantascienza dell'Est europeo. Ecco programma, ospiti e orari

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Quello che devi sapere

Sognielettrici, il Weird colpisce ancora

«Ma gli androidi sognano pecore elettriche?». Philip K. Dick se lo domandava nel 1968 e, da allora, quella pecora sintetica non ha mai smesso di belare nei nostri incubi a transistor. Ridley Scott ci ha costruito sopra Blade Runner, noi ci abbiamo costruito sopra una nostalgia. Sicché, quando un festival decide di chiamarsi Sognielettrici, nomen omen, viene il sospetto che a dormire non siano i replicanti, ma noi. Spettatori sazi e un filo appesantiti, cresciuti a sequel, reboot e universi condivisi, come certi commensali che al pranzo della domenica chiedono il bis del risotto giallo senza nemmeno averlo assaggiato. Ci vorrebbe una scossa. Possibilmente strana.

Il weird, ovvero ciò che non dovrebbe essere qui

Il tema dell'anno è il weird, parola inglese che l'italiano maneggia con la cautela riservata ai petardi. Strano? Troppo poco. Bizzarro? Troppo salottiero. Mark Fisher, nel suo The Weird and the Eerie (2016), lo definiva come ciò che non appartiene: l'ospite che nessuno ha invitato e che si siede a capotavola, magari con un tentacolo al posto della cravatta. Prima di lui, Howard Phillips Lovecraft aveva sentenziato che «l'emozione più antica e più forte dell'umanità è la paura, e la paura più antica e più forte è la paura dell'ignoto». E Sigmund Freud, già nel 1919, aveva battezzato Das Unheimliche, il perturbante, quella vertigine che ci coglie quando il familiare si fa estraneo, come la propria casa vista di notte con la luce spenta. Sognielettrici prende tutto questo e lo capovolge, parimenti a un calzino. L'ignoto non come minaccia, ma come antidoto. «Oggi siamo accerchiati da fattori che spingono all'omologazione», spiega Locati, «e di fronte a questo assalto, l'inaspettato può essere un'arma di difesa». Hic sunt leones, scrivevano i cartografi sulle terre inesplorate. Qui, più modestamente, ci sono i film.

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Il concorso lungometraggi: da Quarxx al cinema asiatico

Il Concorso internazionale schiera dieci lungometraggi e ventisei corti tra fantasy, fantascienza, soprannaturale e generi che un genere non ce l'hanno, e se ne vantano. Si sprofonda nel buio pesto di The Ones Who Grieve del francese Quarxx (già autore di Pandemonium), in programma giovedì 29 alle 18.30: un gotico in costume ambientato nella campagna europea di fine Ottocento, dove un morbo chiamato «Velo nero» si mangia la ragione e la fede di un padre padrone si rivela più crudele della malattia. Altro che famiglia del Mulino Bianco. Dal Paese Basco arriva The Night di Paul Urkijo (venerdì 30 alle 18), regista che con Errementari e Irati ha scavato nel folklore della sua terra come un archeologo con il gusto del macabro. Dalla Spagna, in coproduzione con il Portogallo, giunge anche Decorado (giovedì 29 alle 20.45), il nuovo film d'animazione di Alberto Vázquez, il papà di quei teneri orsacchiotti assassini di Unicorn Wars.

Ma è volgendo lo sguardo a Oriente che il festival tira fuori le unghie, e pure i denti. Dalla Thailandia piomba God Skin di Paween Purijitpanya (martedì 27 alle 18.30), action picchiaduro dove le ossa scricchiolano come grissini e dove Bruce Lee, con il suo «be water, my friend», si sentirebbe a casa. Dall'Indonesia arriva la satira anticapitalista Sleep No More di Edwin (mercoledì 28 alle 20.45), il regista che nel 2021 si portò a casa il Pardo d'oro di Locarno con Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash, titolo che da solo vale il prezzo del biglietto (che peraltro non c'è). Poche ore prima, mercoledì 28 alle 18.30, tocca a Niko di Julien Birban Levy, fantasy agrodolce che segna il debutto da protagonista di Tiffany Young, voce delle leggendarie Girls' Generation: il K-pop che si smarrisce nel bosco dei fratelli Grimm, e chissà se il lupo cattivo saprà ballare in sincrono. Chiude la parata, venerdì 30 subito dopo la premiazione, il punk sgangherato del cileno Matapanki di Diego 'Mapache' Fuentes, con supereroi improbabili e creste ossigenate pronti a fare la pelle al presidente degli Stati Uniti. Altro che God Save the Queen. Presto nelle sale italiane con Minerva Pictures.

The Ones Who Grieve

The Ones Who Grieve

I cortometraggi: intelligenza artificiale e mostri delle nevi

Se i lungometraggi sono il piatto forte, il Concorso cortometraggi è un vassoio di stuzzichini piccanti: 26 titoli inediti da 18 Paesi, serviti in quattro programmi. In gara due italiani. Francesco Aiello, che con Extras (Comparse) ci trascina su un set grottesco e spaventoso, la rivincita dei figuranti che passano la vita sullo sfondo, e Mirko Fois, che in Frostbite (Il mostro delle nevi) costruisce un mondo post apocalittico così gelido da far rimpiangere persino la nebbia della Bassa. Poi c'è l'intelligenza artificiale, babau del nostro tempo, che fa capolino nello statunitense Clean Slate e nel polacco AI's Favourite Actress. Perché se gli androidi sognano, financo gli algoritmi avranno le loro attrici preferite. Completano il menu l'animazione sperimentale di Frankenstein's Dream e il fulminante Mirror Illusions della cinese Zhong Long, che promette di confondere specchio e riflesso come in un luna park d'autore. A questi si aggiungono tre corti fuori concorso, scelti insieme ai festival di Málaga, Vigo e Trieste.

Extras (Comparse)

Extras (Comparse)

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Red-fi, la fantascienza oltre la Cortina di ferro

Immancabile la retrospettiva, quest'anno intitolata Red-fi: la fantascienza oltre la Cortina di ferro, quattro film per raccontare come il blocco orientale abbia sognato lo spazio, mentre a Hollywood si sognavano i dischi volanti. Si parte lunedì 26, subito dopo l'inaugurazione e l'incontro dedicato alla rassegna, con Stalker di Andrej Tarkovskij (1979), viaggio nella Zona nato da un romanzo dei fratelli Strugackij, dove i desideri si avverano e proprio per questo fanno paura. Martedì 27 alle 10.30 è la volta del polacco On the Silver Globe di Andrzej Żuławski (1988) in versione restaurata, kolossal lunare bloccato dalle autorità nel 1977 e portato a termine solo un decennio più tardi, un'opera monca che la censura ha reso, suo malgrado, ancora più weird. Giovedì 29 alle 11 decolla dalla Cecoslovacchia Ikarie XB-1 di Jindřich Polák (1963), anch'esso restaurato, odissea spaziale in bianco e nero di raffinata eleganza. Si chiude venerdì 30 alle 9 con l'antenato di tutti, Aelita di Jakov Protazanov (1924), con le sue marziane vestite da manifesto costruttivista. Una tradizione mica pizza e fichi. 

Star Trek compie 60 anni, Dylan Dog 40: gli incontri di martedì 27

Il cuore degli incontri batte martedì 27 ottobre, un pomeriggio da far tremare i polsi. Alle 14 si festeggiano i 60 anni di Star Trek, la cui prima puntata andò in onda l'8 settembre 1966, con Silvia Califano, l'adattatore della serie Marcello Rossi, Emanuele Manco, Veruska Sabucco e Omar Serafini. Da una parte il capitano Kirk e il vulcaniano Spock con il suo «lunga vita e prosperità». A proposito: il celebre «Beam me up, Scotty» nella serie classica non fu mai pronunciato esattamente così. Ma come insegna L'uomo che uccise Liberty Valance di John Ford, quando la leggenda diventa realtà, si stampa la leggenda.

Alle 15.30 tocca al panel Weird: il genere degenere, moderato da Rebecca Terrone, con il narrative designer Riccardo Reina, l'illustratore Carlo Schievano (in arte Fatgomez), l'editore di Edizioni Hypnos Andrea Vaccaro e il critico Paolo Nizza, che firma questo articolo. Alle 17, infine, le 40 candeline di Dylan Dog, l'Indagatore dell'incubo creato da Tiziano Sclavi e arrivato in edicola il 26 settembre 1986. L'ex poliziotto di Craven Road, con il clarinetto, il modellino di galeone mai finito, il Maggiolino bianco e quel Groucho che spara battute come un mitra di gomma, viene celebrato da due firme storiche della testata, Paolo Bacilieri e Franco Busatta, e ancora da Silvia Califano, fumettista che ha prestato la matita sia all'Enterprise sia a Dylan e firma la locandina ufficiale del festival. Due universi lontani anni luce, stretti in un abbraccio. A moderare c'è Elisabetta Di Minico.

Silvia Califano

Silvia Califano

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Effetti digitali contro effetti pratici, e le voci di Doraemon

Giovedì 29 alle 15.30 i redattori de I 400 Calci presentano dal vivo Il male spiegato bene, il loro libro sul cinema dedicato a Satana (che, ammettiamolo, al cinema ha sempre avuto un ottimo agente). Venerdì 30 alle 11 arriva invece il duello, una specie di Cavalleria rusticana in salsa nerd. VFX contro SFX, con due premi David di Donatello a contendersi il palco, e già si sa che gli effetti speciali, come certe virtù, migliorano con l'età. Da un lato Francesco Grisi, CEO di EDI Effetti Digitali Italiani, società milanese tre volte premiata con il David; dall'altro Andrea Leanza, stregone del trucco prostetico, David per Hammamet e firma degli effetti pratici di La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli. Il pixel contro il lattice, l'algoritmo contro la colla vinilica. Non importa la dimensione, conta la terza dimensione. Vince chi ci fa saltare sulla poltrona.

E se sei cresciuto a merendine e Bim Bum Bam, preparati a un tuffo al cuore. Venerdì 30 alle 16.30 l'incontro dedicato al doppiaggio dell'immaginario porta al festival Cristiana Rossi (Naruto, X-Men Evolution, Borderlands 4) e Pietro Ubaldi, storica voce di quel pupazzo di nome Uan e del gatto robot Doraemon, nato in Giappone dalla matita di Fujiko F. Fujio. Un micione blu senza orecchie, venuto dal ventiduesimo secolo con un tascone dimensionale capace di contenere più futuro di qualsiasi festival. Questo compreso.

Pietro Ubaldi

Pietro Ubaldi

Giurie, premi Ciciarampa e podcast

A decretare i vincitori dei Premi Ciciarampa, nome che pare uno scioglilingua inventato da un folletto brianzolo, saranno due giurie. Quella dei lungometraggi, formata dalla critica Fiaba Di Martino, dall'attore e doppiatore Claudio Moneta e dal regista e disegnatore Federico Sfascia, assegnerà Miglior film, Miglior regia, Migliori effetti speciali e Film più originale. Quella dei cortometraggi, composta da studenti del corso magistrale in Televisione, Cinema e New Media della IULM coordinati da Annalisa Pellino, premierà il Miglior corto e il Corto più originale. E per chi non potesse esserci, nessun dramma: dal 26 ottobre torna Sognielettrici Podcast, tre puntate a cura degli studenti IULM, su Radio IULM, FantascientifiCast e le principali piattaforme. Il weird, d'altronde, si ascolta pure in cuffia.

Claudio Moneta

Claudio Moneta

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Perché andarci: l'elogio del perturbante

Chi ha amato la Stella Star di Luigi Cozzi in Starcrash, con i suoi kinky boots, le astronavi di cartapesta e un David Hasselhoff legnoso come un manico di scopa, sa bene che la fantascienza non è mai stata soltanto un affare di budget. È un modo di guardare il mondo di sbieco, con un occhio solo e l'altro socchiuso. Di trovare il bello nel brutto e il brutto nel bello, come ammonivano le streghe del Macbeth. Sognielettrici scommette proprio su questo: su un cinema che non rassicura, che inciampa, che osa, e che magari sbaglia, ma con stile. In fondo, la domanda di Dick resta ancora sospesa a mezz'aria. Forse gli androidi sognano davvero pecore elettriche. Ma per cinque giorni, alla IULM, a sognare saremo noi. E, si spera, in modo assai strano

Se fosse un cocktail

Se Sognielettrici fosse un cocktail sarebbe lo Scossa Weird. In uno shaker con ghiaccio si versano 45 ml di gin, 15 ml di Fernet-Branca (omaggio a Milano e al suo amaro più inquieto, quello che i nonni chiamavano digestivo e i nipoti chiamano esperienza), 20 ml di succo di lime fresco e 15 ml di sciroppo di zucchero. Si agita con vigore, come un replicante davanti al test Voight-Kampff, si filtra in una coppetta ghiacciata e si guarnisce con un fiore di spilanto, il cosiddetto Szechuan button, da masticare prima del primo sorso. Il risultato? Una lieve, inspiegabile scarica elettrica sulla lingua, un formicolio che non dovrebbe essere lì. Ovvero il weird, servito freddo. Lunga vita e prosperità.

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