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Wednesday, September 23, 2026

Polizza sanitaria per docenti: così il welfare di Valditara implica un depotenziamento del Ssn

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Polizza sanitaria per docenti: così il welfare di Valditara implica un depotenziamento del Ssn

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di Carmelo Pennisi

Notizia di questi giorni è la possibilità per il personale docente e non docente delle scuole pubbliche italiane di aderire alla polizza sanitaria privata, gentilmente offerta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito già Ministero della Pubblica Istruzione.

Di cosa si tratta è stato lo stesso Ministro Valditara a spiegarlo rispondendo al Question Time di mercoledì 16 settembre alla Camera dei Deputati. Dopo aver premesso che uno dei principali obiettivi del suo Ministero è la valorizzazione economica e professionale del personale scolastico ed aver rivendicato, con manifesto orgoglio, il rinnovo di tre contratti, ha informato gli onorevoli Deputati che il suo Ministero ha intrapreso un programma di welfare in favore del personale.

Pezzo forte di questo programma è la polizza assicurativa di assistenza sanitaria integrativa per 1,2 milioni di lavoratori che si aggiungerebbe, a suo dire, alla protezione assicurativa gratuita contro gli infortuni sul lavoro attiva dal 2023. Infine, dopo aver indicato in 320 milioni di euro in 4 anni il costo della polizza sanitaria, ha tenuto a precisare che al personale viene consegnata una polizza assicurativa che, a detta di non meglio precisati esperti, avrebbe nel mercato un costo di circa 2.000 euro, quasi l’equivalente di un nuovo contratto.

Ora, a parte che l’assicurazione dei dipendenti contro gli infortuni sul lavoro in Italia è obbligatoria e a carico dei datori di lavoro dal 1935, anche assumendo la giusta dose di ingenuità per sottoporsi agli effetti della pubblicità commerciale ingannevole non è facilmente comprensibile, salvo che nel frattempo le imprese assicurative non si siano trasformate in enti caritatevoli, come un prodotto che a detta del Ministro vale sul mercato 2,4 miliardi di euro (2.000 euro moltiplicato per 1,2 milioni di beneficiari) possa essere acquistato dal Ministero a soli 320 milioni di euro.

Riguardo all’obiettivo di valorizzare economicamente il personale scolastico, bisognerebbe ricordare al Ministro che gli aumenti stipendiali non sono stati in grado neanche di compensare la perdita del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, in altre parole gli stipendi reali degli insegnanti sono diminuiti e restano lontani dalle medie dei paesi OCSE e lontanissimi dalle medie dei paesi del G7.

Se si vuole ridare dignità ad una funzione fondamentale per lo sviluppo di un paese, come lo è quella svolta dagli insegnanti, occorre partire da un riconoscimento economico concreto, sostanziale, con effetti previdenziali e visibile in busta paga. Diversamente, se al già mortificante bonus docenti si aggiungono voucher, buoni sconto, polizze assicurative e, perché no, anche una lotteria, si va esattamente nella direzione opposta.

E a chiunque proponga programmi di welfare bisognerebbe ricordare, qui sì con orgoglio, che il nostro Paese è stato, è e speriamo continui ad essere in futuro un valido modello di Stato Sociale nel quale i principi di solidarietà (art. 2), di uguaglianza (art. 3) e assistenza (artt. 32, 34, 38) sanciti nella Costituzione si sono tradotti nel sistema della previdenza sociale, nel Servizio Sanitario Nazionale, nell’istruzione e nell’assistenza pubblica.

Se si comincia a dare valore, soprattutto simbolico, ad una polizza sanitaria integrativa privata (una “misura senza precedenti”), si sta tracciando un percorso la cui evoluzione è già nota, basta osservare quanto sta avvenendo nell’altro pilastro dello Stato Sociale, quello del sistema pensionistico pubblico con la previdenza integrativa privata.

È un’implicita ammissione dell’intenzione di depotenziare il Ssn a tutto vantaggio del sistema privato, fissando un altro tassello della strategia neoliberista di smantellamento dello Stato Sociale; una raffinata operazione sperimentale per cominciare a far prendere confidenza con l’idea che la sanità pubblica gratuita per tutti non è sufficiente a garantire adeguati livelli di cura. Sarà un caso che si inizi da chi educa e forma le nuove generazioni?

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