“Beppe Grillo mi ha fatto un’imboscata, mi incaz**i molto. Sono cose che non si fanno. Dalla Santanché per la volgarità della sua frase non ho mai ricevuto delle scuse”: così Ilaria D’Amico
Ilaria D’Amico si è presa il tempo che le serviva. Dopo anni di corsa, la giornalista, volto storico di Sky Sport, racconta a Fanpage di aver rimesso in ordine gli spazi familiari e di godersi quello che ha costruito, “un privilegio” che oggi non dà per scontato. Un percorso che non era nei piani: da ragazza sognava di fare l’avvocato di diritto internazionale, poi la carriera ha preso il largo e la laurea alla Sapienza è rimasta in sospeso, con tanto di rimprovero materno ancora attuale. Nel mezzo, due interviste che hanno fatto storia: quella a Muammar Gheddafi, strappata dopo tre giorni di attesa, e quella a Beppe Grillo a “Exit”, finita in modo tutt’altro che liscio. Ecco cosa ha raccontato.
Il colpaccio con Gheddafi. Un’intervista che sembrava impossibile
“Fu il frutto di una semina partita da lontano”, spiega Ilaria D’Amico. Tutto nasce da una conoscenza: il figlio di un ex diplomatico libico, molto amico del figlio calciatore del Colonnello, che ne aveva favorito l’arrivo al Perugia. Lei gli buttò lì l’idea, “consapevole che non si sarebbe concretizzata”. Poi l’assalto al consolato di Bengasi: Gheddafi decise di rilasciare dichiarazioni, ma rifiutò i canali tradizionali. Scelse Sky. D’Amico avvisò subito Emilio Carelli, allora direttore di Sky Tg24, e partì. Fu “una trasferta estenuante”: tre giorni di attesa tra appuntamenti fissati e saltati, senza mai dormire. Finalmente la chiamata. Fu portata in un luogo scelto dai libici e ricevuta in una tenda. Avrebbe dovuto avere a disposizione “a malapena 15 minuti”. Alla fine furono 55.
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