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Tuesday, October 6, 2026

Previdenza, 11 milioni di iscritti e 80 miliardi di titoli di stato: così crescono i fondi pensione in Italia

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Quasi 11 milioni di iscritti e 273,2 miliardi di euro accantonati. La previdenza complementare italiana, i fondi pensione che affiancano l’assegno pubblico, continua a crescere: a metà 2026 le risorse destinate alle prestazioni sono salite del 4,3% rispetto alla fine del 2025. La spinta però non alleggerisce il sistema pubblico. A inizio 2025 le pensioni erogate dallo Stato sono costate 364,1 miliardi e il loro peso sul Pil è aumentato di un punto, la crescita più marcata tra gli undici Paesi europei confrontati nel rapporto presentato a Roma da Deloitte e Mefop con i principali fondi italiani.

Il confronto con l’estero misura la distanza

In Italia il patrimonio dei fondi vale l’11,6% del Pil, nel Regno Unito il 63,8%, nei Paesi Bassi il 92,3%. A fare la differenza è il modo in cui si entra: dove l’adesione è automatica o obbligatoria da tempo la partecipazione diventa di massa, mentre l’Italia resta nel gruppo a bassa diffusione con Germania, Francia e Spagna. Pesa anche l’impiego di quelle risorse. I fondi italiani tengono circa 80 miliardi in titoli di Stato, il 38,5% del patrimonio, la quota più alta del campione. Una presenza così forte di debito a medio-lungo termine, rileva il rapporto, sarebbe compatibile con un aumento degli investimenti in fondi alternativi dedicati a progetti di interesse pubblico con rendimenti paragonabili a quelli obbligazionari.

Il futuro del sistema

Sul futuro del sistema pesa ora un’incognita nuova. Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, la indica nell’intelligenza artificiale: una rivoluzione destinata a cambiare il lavoro in profondità. “Pensate a quando avremo i nostri gemelli digitali”, avverte Fava. Il momento per intervenire, sostiene, è adesso, finché i conti previdenziali reggono. Un altro nodo è come restituire al welfare il valore prodotto dalle macchine, chiamando a contribuire anche le imprese che dall’IA ricavano profitti. Una scelta, precisa, che spetta al legislatore. La sua proposta concreta guarda ai più giovani. “Il welfare del futuro si decide oggi, e si decide con i giovani. Servono nuovi strumenti”, afferma Fava, che propone “un libretto di risparmio per ogni nuovo nato, con una dote iniziale di 1.000 euro”. Lo Stato verserebbe la somma alla nascita, poi famiglia e nonni potrebbero alimentarla. L’Inps, spiega, potrebbe amministrare il salvadanaio garantendone tracciabilità e sicurezza, ma non gestirlo: a investire sui mercati sarebbe un veicolo dedicato. L’ipotesi sarebbe allo studio nella prossima Legge di Bilancio.

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