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Thursday, November 5, 2026

Il partito scarica Hegseth, Rubio guarda al 2028 e pensa all'addio

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La batosta elettorale delle midterm ha innescato un feroce regolamento di conti nel partito repubblicano, facendo del capo del Pentagono, Pete Hegseth, il primo grande bersaglio. Il vicepresidente JD Vance, al lavoro per gettare le basi della nuova destra, ha dato il via al dibattito, motivando il tracollo elettorale in primo luogo con la guerra all'Iran.

Il presidente Donald Trump ha difeso ancora Hegseth ("ho intenzione di mantenerlo al suo posto"), ma con la riapertura del Congresso dopo la pausa elettorale, la posizione del segretario alla Difesa sarà sempre più esposta all'impeachment.

Mentre non solo Vance guarda al 2028: anche Marco Rubio pensa alla candidatura per le presidenziali e valuta l'addio al Dipartimento di Stato, per smarcarsi definitivamente dal tycoon.

I tentativi dei dem di arrivare ad un impeachment di Hegseth sono finora falliti. Ma, dopo lo tsunami blu di midterm, la riproposizione della mozione in aula - forse già in settimana - troverebbe sostegno nell'insofferenza repubblicana verso il segretario alla Difesa. Il dibattito su di lui richiama quello del 2006, quando George W. Bush, dopo le perdite dei repubblicani al voto di metà mandato del 2006, decise di sostituire Donald Rumsfeld in un clima di critiche sulla gestione della guerra in Iraq.

Al Pentagono, intanto, è un "tutti contro tutti", secondo il Washington Post, con molti nell'entourage di Trump che si chiedono se il presidente non debba rimuovere Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, o Brad Cooper, responsabile dello Us Central Command.

Vance, in un post, ha rimarcato che ogni tentativo di ricostruire il partito nel post Trump debba partire dall'analisi "onesta" della nefasta decisione della guerra, lanciando poi i quattro punti della "nuova destra": la fine della guerra; più sforzi per contrastare il costo della vita e l'inflazione; il ritorno allo spirito autentico dell'America First dei Maga; la revisione del rapporto degli Usa con Israele.

Valutazioni che gli sono costate le accuse di codardia da parte di Abdul El-Sayed, il senatore dem eletto del Michigan: "Sta cercando disperatamente di prendere le distanze da questa guerra terribile e disastrosa in Iran. Viene da dire: 'Non è questo il momento, amico mio'. Il momento giusto sarebbe stato otto mesi fa".

Ron DeSantis, governatore uscente di una Florida rimasta l'unico grande bastione repubblicano a resistere all'avanzata dem, ha chiesto cambiamenti significativi all'interno del partito, citando l'America First. "Molti dei nostri elettori sono rimasti a casa perché frustrati dalla mancanza di risultati concreti dei repubblicani alla Camera e al Senato: dobbiamo rimetterci in sesto e vincere nel 2028, altrimenti i democratici distruggeranno l'America", ha detto DeSantis.

Le midterm sono state "un rigetto ai livelli del Watergate" contro il Gop, che ha subito una "batosta colossale", ha commentato Ted Cruz, l'influente senatore del Texas, in un episodio del suo podcast, The Verdict. Vance, DeSantis e Cruz sono nomi con velleità per le presidenziali del 2028.

Un altro è quello del segretario di Stato Marco Rubio, l'unico sparito dai radar nel post midterm. L'ex senatore della Florida starebbe valutando di dimettersi. Una mossa, ha riportato The Independent, per distinguersi da "un'amministrazione che potrebbe danneggiare le prospettive" di correre nel 2028. I repubblicani contrari a Trump, tra cui diversi ex legislatori Gop che avevano votato a favore del suo impeachment, hanno visto nello tsunami dem una sorta di rivincita. "Politiche sbagliate e un carattere inadeguato danno vita a una cattiva politica", ha scritto su X l'ex senatore Mitt Romney, tra i primi a gettare la spugna dopo la salita al potere del tycoon.

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