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Sunday, October 25, 2026

Ex Ilva: l'area a caldo resta in funzione, attesa per vertice a palazzo Chigi

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Alla mezzanotte trascorsa, l'ex Ilva non ha spento a Taranto l'area a caldo. Avrebbe dovuto farlo in base al decreto del 27 luglio della Corte d'Appello di Milano che dava 90 giorni all'azienda per rimuovere l'amianto dagli altiforni e abbassare le emissioni di polveri sottili. Adempimenti che l'azienda ha subito contestato come irrealizzabili entro 90 giorni, rilevando, altresì, come sulle emissioni i giudici non abbiano indicato a quale obiettivo arrivare. Ma la mezzanotte è passata e oggi, 25 ottobre, il giorno di scadenza dei 90 stabiliti dai giudici di Milano, sta trascorrendo senza nessuno spegnimento di altiforni e batterie delle cokerie. Anche se la Corte d'Appello di Milano, nelle udienze del 9 e del 30 settembre, ha rigettato le richieste di sospensiva del decreto giudiziario presentate sia da Ilva che da Acciaierie.  

Questo accade poiché con l'ultimo decreto legge, il Governo ha prorogato sino al 15 dicembre lo stato di preriscaldo degli impianti. Per altri 50 giorni come tempo massimo, gli impianti, quindi, andranno avanti alimentati dal gas che Acciaierie compra dall'esterno non avendone più di proprio essendoci produzione zero. Un acquisto che costa qualche milione di euro al mese. Un altro onere rilevante per un'azienda che ha chiuso il primo semestre dell'anno con perdite per 551 milioni e 502 mila euro, debiti verso i fornitori per un miliardo e 749 milioni e indebitamento complessivo per 8 miliardi e 480 milioni. Il primo dato è la perdita del semestre, mentre gli altri due sono il livello raggiunto a giugno sommando i precedenti periodi.  

L'allungamento del preriscaldo ha una data conclusiva, ma può finire anche prima, perché è comunque legato alla pronuncia della Corte di Cassazione sul decreto di Milano. L'udienza davanti alle Sezioni Unite Civili si è svolta il 20 ottobre. Le società Ilva e Acciaierie hanno chiesto l'annullamento del provvedimento dei giudici di Milano mentre i cittadini di Taranto costituitisi in giudizio, la conferma. Dal canto suo, la Procura Generale presso la Cassazione ha confermato il 20 tutte le riserve espresse nel precedente parere, sottolineando che la Corte di Milano "non ha fondato l'ordine di sospensione su un accertamento in concreto del pericolo per la salute". Ne consegue che l'esistenza effettiva di tale pericolo è "l'accertamento che il giudice del rinvio dovrà compiere".  

Considerata la rapidità con cui la Cassazione ha fissato l'udienza rispetto a previsioni che indicavano un'attesa di due-tre anni, gli avvocati (e non solo loro) si aspettavano a stretto giro il dispositivo della pronuncia. Invece il fine settimana e' passato senza novità. Adesso nei legali sembra esserci un atteggiamento piu' cauto sui tempi. Nel senso che potrebbero trascorrere altri giorni ancora e in ogni caso si ritiene che non ci sara' piu' il dispositivo, ma quest'ultimo arrivera' insieme alle motivazioni della decisione, che invece, almeno inizialmente, si pensava potessero arrivare più in la.   

A prescindere dalla Cassazione, ci sono comunque altre due date fissate per l'ex Ilva: il 27 ottobre e l'8 novembre. Martedì il Governo reincontra i sindacati a Palazzo Chigi, mentre entro l'8 vanno presentate le offerte vincolanti da parte dei gruppi che restano in corsa per l'acquisizione dell'azienda: gli indiani di Jindal e gli acciaieri italiani guidati da Federacciai.   S

ia Governo che potenziali compratori attendono di sapere cosa deciderà la Cassazione. Il primo per calibrare i suoi piani e fornire risposte ai sindacati. I secondi per adattare le proprie offerte in merito all'esistenza o meno dell'area a caldo. 

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