Una diplomatica senza frontiere, Bonino e il diritto oltre i confini
Emma Bonino non è stata solo la protagonista di una stagione di battaglie civili in Italia, ma anche della scena internazionale, della diplomazia umanitaria e della giustizia internazionale. Il suo sguardo si è spinto nei teatri di crisi più impervi del pianeta, incarnando la visione radicale di un diritto universale e senza barriere. Una leader capace di imporre la forza dei diritti sopra i freddi calcoli della geopolitica.
Più volte europarlamentare tra il 1979 e il 2006, la sua consacrazione internazionale avviene a metà degli anni Novanta: nominata Commissaria europea per gli Aiuti Umanitari nel 1994, trasforma un ufficio fino ad allora burocratico in una macchina d'intervento rapido, flessibile e coraggioso. Gestisce la devastante crisi dei Grandi Laghi in Africa dopo il genocidio in Ruanda e attraversa i conflitti fratricidi nei Balcani, imponendo gli aiuti umanitari come priorità assoluta dell'agenda geopolitica comunitaria. Resta emblematico l'aneddoto delle coperte di Sarajevo quando, durante il drammatico assedio della città bosniaca, si scontrò duramente con le lungaggini burocratiche di Bruxelles. E, per accelerare l'invio di coperte e medicinali alla popolazione stremata dal gelo, firmò le autorizzazioni di spesa assumendosene la responsabilità, stupendo i funzionari.
Nel 1997 compì un passo rischioso, volando a Kabul, mentre le cancellerie occidentali ignoravano o sottovalutavano la brutalità del primo regime talebano. Ha poi viaggiato in Afghanistan per denunciare l'apartheid di genere e la totale esclusione delle donne dalla vita pubblica.
Ma l'eredità più duratura di Emma Bonino risiede forse nella sua instancabile battaglia per la legalità globale, convinta che la pace non potesse mai prescindere dalla punizione dei crimini di guerra. Attraverso lo strumento del Partito Radicale Transnazionale e della ong da lei fondata, 'Non c'è pace senza giustizia', spinse le Nazioni Unite verso l'istituzione di un tribunale permanente. Traguardo tagliato nel 1998 a Roma con la nascita dello Statuto di Roma che diede vita alla Corte Penale Internazionale (Cpi).
Il suo legame profondo con il bacino del Mediterraneo e il mondo arabo la spinse, all'inizio degli anni Duemila, a compiere una scelta di vita radicale: trasferirsi al Cairo per studiare l'arabo. Questa totale immersione caratterizzerà i suoi successivi impegni di governo in Italia, culminati nel 2013 con la nomina a Ministro degli Affari Esteri (aveva già fatto parte di un altro governo, quello Prodi, come responsabile del Ministero del Commercio estero e degli Affari Ue dal 2006 al 2008). Alla Farnesina, Bonino affronta la complessità del post-Primavera Araba e le prime, drammatiche ondate della crisi migratoria, mantenendo fermo il principio dell'integrazione europea e del multilateralismo come uniche bussole possibili.
Bonino lascia dietro di sé l'immagine di una "cittadina del mondo" che ha dimostrato sul campo come i diritti umani non siano un esercizio teorico, ma una frontiera politica da difendere ogni giorno. Di Emma Bonino resta la figura di una diplomatica capace di parlare con i potenti della Terra ma sempre partendo dagli ultimi della fila. Una "presenza esplosiva", nella politica italiana e in quella europea durante la sua lunga carriera: così il settimanale Time la definì in un articolo dedicato agli uomini e alle donne le cui "idee ed energia" hanno avuto un "impatto diretto sull'Europa" a cavallo dei due millenni.
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