Debito, tassi e spread: perché i mercati guardano alla Francia e cosa sta succedendo ai Btp

Lo spread torna a salire, i rendimenti dei Btp raggiungono i livelli più alti degli ultimi tre anni e la Francia finisce al centro delle preoccupazioni degli investitori. Sono i tre elementi che nelle ultime settimane stanno agitando il mercato dei titoli di Stato europei e che aiutano a spiegare perché il tema del debito pubblico sia tornato improvvisamente al centro dell'attenzione.
Il rendimento del Btp decennale italiano è arrivato intorno al 4,7%, mentre lo spread con il Bund tedesco ha superato quota 100 punti base, toccando i massimi dal 2025. Ancora più marcata la tensione sulla Francia, dove il differenziale tra gli Oat francesi e i Bund tedeschi è salito oltre i 130 punti base e in alcune sedute ha sfiorato i 140, livelli che non si vedevano da oltre un decennio.
Che cos'è lo spread e perché conta
Lo spread misura la differenza tra il rendimento richiesto dagli investitori per acquistare un titolo di Stato italiano e quello di un Bund tedesco della stessa durata, considerato il punto di riferimento più sicuro dell'Eurozona. Quando lo spread aumenta, significa che il mercato chiede un premio maggiore per detenere titoli italiani rispetto a quelli tedeschi. Per uno Stato molto indebitato come l'Italia, un aumento prolungato dei rendimenti implica costi più elevati per il rifinanziamento del debito pubblico. Va però sottolineato che il movimento degli ultimi giorni non riguarda soltanto l'Italia. A salire è l'intero mercato obbligazionario mondiale, a partire dagli Stati Uniti, dove il Treasury decennale ha superato il 5,3%, sui livelli più alti dal 2002.
Perché stanno salendo i rendimenti dei bond
Alla base del sell-off obbligazionario ci sono più fattori. Il primo è il ritorno delle preoccupazioni inflazionistiche. Il forte rialzo dei prezzi energetici, legato alle tensioni geopolitiche e alle incertezze sulle forniture globali, ha alimentato il timore che l'inflazione possa rimanere più alta del previsto sia negli Stati Uniti sia in Europa. Il secondo elemento riguarda le aspettative sui tassi d'interesse. Se l'inflazione dovesse restare elevata, le banche centrali potrebbero avere meno margine per tagliare il costo del denaro. Gli investitori, quindi, chiedono rendimenti più alti per comprare titoli di Stato a lunga scadenza. Infine pesa la crescita del debito pubblico accumulato negli ultimi anni. Con tassi più elevati, finanziare quei debiti diventa più costoso e i mercati iniziano a distinguere maggiormente tra Paesi considerati fiscalmente più solidi e Paesi percepiti come più vulnerabili.
Il "caso Francia" che preoccupa i mercati
La novità più significativa delle ultime settimane è proprio la Francia. Per anni Parigi è stata considerata uno dei pilastri finanziari dell'Eurozona. Oggi, invece, gli investitori chiedono un premio di rischio crescente per acquistare il debito francese. Secondo i dati diffusi dall'Insee, il debito pubblico francese ha raggiunto 3.595 miliardi di euro, pari al 119% del Pil, un livello record. Il governo prevede inoltre che possa arrivare al 121,7% nel 2027. A pesare è soprattutto il deficit pubblico. Per il 2026 Parigi stima un disavanzo pari al 5,4% del Pil, ben al di sopra del limite del 3% previsto dalle regole europee. Per riportarlo sotto controllo sarebbero necessari interventi correttivi e tagli alla spesa per decine di miliardi di euro, ma il percorso politico appare complesso alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2027. Gli investitori temono quindi che la Francia possa incontrare maggiori difficoltà nel riportare in ordine i propri conti pubblici. È questa la ragione per cui il rendimento degli Oat francesi decennali si è avvicinato al 5%, superando persino quello dei Btp italiani in diverse sedute.
Effetto contagio sull'Italia
Secondo gli analisti citati dal Sole 24 Ore, una parte dell'allargamento dello spread italiano deriva proprio dal cosiddetto "contagio francese". Quando gli investitori riducono l'esposizione verso i titoli dei Paesi percepiti come più rischiosi, tendono a rifugiarsi nei Bund tedeschi, considerati il bene rifugio dell'Eurozona. Questo meccanismo fa scendere i rendimenti tedeschi e aumenta automaticamente gli spread di Italia, Francia e altri Paesi periferici. Non si tratta quindi di una crisi esclusivamente italiana. Al contrario, l'Italia si trova coinvolta in una più ampia fase di tensione che interessa il debito sovrano globale e che vede la Francia come uno dei principali epicentri europei.
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