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Wednesday, October 7, 2026

Peste polmonare in Siberia, Bassetti: ““Il mondo cambia e anche le malattie cambiano. Malattie infettive che consideravamo ormai sconfitte o confinate alla storia possono riemergere”. I sintomi

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Peste polmonare in Siberia, Bassetti: ““Il mondo cambia e anche le malattie cambiano. Malattie infettive che consideravamo ormai sconfitte o confinate alla storia possono riemergere”. I sintomi

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Mentre le autorità sanitarie russe cercano di ridimensionare la portata del caso relativo al decesso di una donna per peste, parlando di una situazione igienico-sanitaria stabile e di controlli negativi sui quasi 200 contatti posti precauzionalmente in osservazione, il caso di Irkutsk continua a far discutere la comunità scientifica internazionale. La tragica scomparsa della giovane tecnica di laboratorio ventottenne, avvenuta a seguito della probabile rottura accidentale di una provetta contenente materiale biologico, ha riaperto interrogativi complessi sulle dinamiche di contagio, sulla rapidità di progressione della malattia e sui livelli di sicurezza adottati nei centri di ricerca BSL-3, cioè nei laboratori ad alta sicurezza.

La peste è un’infezione batterica causata dal patogeno Yersinia pestis, un microrganismo gram-negativo che trova il suo serbatoio naturale in diverse specie di roditori selvatici come marmotte, ratti e scoiattoli di terra. La trasmissione all’uomo avviene in genere in modo sporadico attraverso la puntura delle pulci parassite dei roditori. Sebbene nell’immaginario collettivo evochi le devastanti epidemie medievali, il batterio non è mai stato eradicato ed è tuttora presente ed endemico in varie aree del pianeta, dalle steppe dell’Asia centrale ad alcune regioni dell’Africa e delle Americhe.

La malattia può manifestarsi in tre differenti forme cliniche. La peste bubbonica è la variante più comune negli scenari naturali, caratterizzata dalla comparsa dei classici e dolorosi ingrossamenti dei linfonodi vicini al punto d’inoculo della pulce, accompagnati da febbre alta e brividi. Più grave è la peste setticemica, che si verifica quando il batterio riesce a moltiplicarsi direttamente nel flusso sanguigno causando shock e necrosi dei tessuti. La forma polmonare è invece la più rara, severa e pericolosa in assoluto: può svilupparsi come complicanza secondaria della forma bubbonica oppure insorgere come primaria a seguito dell’inalazione diretta del batterio disperso nell’aria, rappresentando l’unica variante capace di trasmettersi direttamente da persona a persona per via aerea tramite le goccioline emesse con la tosse.

La peste polmonare primaria si distingue per un periodo di incubazione estremamente ridotto, compreso tra le 24 e le 72 ore. L’esordio dei sintomi è improvviso e violento, caratterizzato da febbre elevata con brividi scuotenti, dolore toracico intenso, grave difficoltà respiratoria e tosse produttiva con espettorato inizialmente siero-ematico e poi nettamente emorragico. Senza un intervento medico tempestivo, il quadro clinico precipita rapidamente verso la polmonite batterica bilaterale, la sindrome da distress respiratorio acuto e l’insufficienza multiorgano, conducendo al decesso nel giro di pochissimi giorni o persino entro 24-48 ore.

Nonostante l’estrema aggressività della patologia, la peste oggi è una malattia pienamente curabile grazie ai moderni presidi medici, a condizione che la diagnosi e la somministrazione dei farmaci avvengano entro le prime 24 ore dalla comparsa dei primi segnali. Il batterio risponde con efficacia a diverse classi di antibiotici comuni, tra cui gli aminoglucosidi come gentamicina e streptomicina, le tetracciline come la doxiciclina e i fluorochinoloni. Per arginare la diffusione della variante polmonare sono sufficienti le tradizionali misure di isolamento respiratorio, l’impiego di mascherine protettive e la somministrazione di una profilassi antibiotica preventiva per tutti i contatti stretti della persona contagiata.

Allargando lo sguardo alla gestione della sanità globale, l’infettivologo Matteo Bassetti rileva come “le malattie infettive non sono mai davvero un capitolo chiuso”, sottolineando che eventi di questo tipo riaccendono l’attenzione su una realtà dimenticata, ossia che “alcune malattie infettive che consideravamo ormai sconfitte o confinate alla storia possono riemergere in determinate circostanze”. Bassetti ci tiene comunque a precisare che “questo non significa che siamo davanti a una nuova pandemia o che la peste stia tornando in Europa”, dal momento che la patologia oggi può essere efficacemente trattata con antibiotici se intercettata in tempo, pur ricordando che “i patogeni possono sopravvivere nell’ambiente, circolare negli animali e, in rare circostanze, raggiungere l’uomo”.
In un contesto internazionale in continua trasformazione, la gestione di questi focolai isolati richiede un livello costante di preparazione e sorveglianza. Come evidenzia infine Bassetti, “il mondo cambia e anche le malattie cambiano, si spostano e possono trovare nuove opportunità”, motivo per cui “la vera lezione non è avere paura, ma investire nella sorveglianza, nella ricerca e nella prevenzione”, ponendo un interrogativo di fondo su quanto le strutture sanitarie globali siano davvero pronte a convivere con i patogeni del passato.

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