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Sunday, October 4, 2026

Arriva da Israele 'il contro documentario' in risposta a Naza

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Proprio nei giorni in cui Naza, il documentario sulla strategia sistematica dei raid a Gaza da parte dell'esercito israeliano, realizzato dai premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor vincitori del premio speciale della giuria all'83/a Mostra del Cinema di Venezia, è al debutto in vari Paesi (in Italia continua a riempire le sale, con incassi finora di oltre 2 milioni e 232 mila euro, dall'esordio il 28 settembre distribuito da I Wonder Pictures) arriva da Israele un 'contro documentario'. E' intitolato Naza: The real story, ed "è diretto dal tenente colonnello Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch" - spiega il Jerusalem Post -. Si pone come "una confutazione esplicita delle affermazioni fatte nel film originale da informatori anonimi" scrive la testata. Un nuovo capitolo nelle polemiche intorno al film di Szor e Abraham, contestato da una parte dell'opinione pubblica israeliana (ai due autori sono arrivate anche minacce di morte), da Netanyahu e da altri membri del governo. Naza: The real story, lungo 49 minuti, visibile gratuitamente solo sul sito ufficiale, dove è disponibile anche con sottotitoli in inglese, è stato realizzato richiamando anche visivamente il documentario di Abraham e Szor, come si spiega nel banner che appare a inizio visione: "E' stato girato sui tetti di Tel Aviv e presenta testimonianze reali di alti ufficiali che hanno partecipato a vari ruoli nella guerra di Gaza - si legge -. A differenza di altri film simili, per i registi era importante supportare tutto ciò che viene detto nel film con fotografie e filmati video, ove possibile". A parlare nel controdocumentario ci sono anche "ufficiali responsabili della catena di comando che approva i raid aerei e le altre operazioni - si legge nella Q&A pubblicata sul sito -. Parlano di operazioni precise e di chi può autorizzare cosa". Naza - The real story sostiene che "Hamas combatteva dall'interno delle aree civili: miliziani in abiti civili, armi in case, scuole, moschee e in un ospedale, pozzi di tunnel dentro le abitazioni.
    E che per questo l'Idf ha operato con regole d'ingaggio molto rigide. Sono tesi del film, portate da chi c'era".
    Argomentazioni accompagnate da "foto, filmati e documenti: stanze in cui gli intervistati dicono di aver trovato armi, pozzi di tunnel, miliziani in abiti civili" tutto materiale "autorizzato alla pubblicazione". I militari intervistati appaiono nel film in abiti civili, "perché questo è descritto come il problema centrale. Dicono che i miliziani si sono tolti uniformi e giubbotti, si sono spostati tra gli edifici come tutti gli altri e, secondo una testimonianza, uno di loro si è persino finto ostaggio. Questo rendeva difficile capire chi fosse armato e le regole per aprire il fuoco, a loro dire, sono state stabilite tenendo conto di questa situazione". Comandanti e ufficiali dell'intelligence dell'Idf "parlano delle operazioni che hanno condotto. Il film è stato realizzato con la loro collaborazione. Le testimonianze le diffondiamo così come le raccontano loro". Per quanto riguarda le azioni a Gaza "gli intervistati affermano che gli attacchi dovevano essere approvati in base al grado - si spiega - che le persone disarmate non dovevano essere prese di mira, che scuole e ospedali erano considerati siti sensibili e che i civili venivano avvertiti di evacuare. Uno di loro dice che, in caso di dubbio, non sparavano". Mentre, rispetto all'emergenza umanitaria e di cibo a Gaza "uno degli intervistati afferma di non aver mai visto un luogo dove patisse la fame o non ci fosse cibo, e sostiene che Hamas si sia impossessato dei convogli umanitari. Questa è la sua dichiarazione, e il film la lascia parlare da sola". Intanto il documentario di Abraham e Szor che ha vinto anche il premio del pubblico per il miglior film europeo al Festival di San Sebastian, dal 9 ottobre amplierà l'uscita nelle sale Usa (dopo il debutto a New York) e a metà ottobre esordirà in Gran Bretagna. Inoltre sarà disponibile gratuitamente a fine novembre, sul sito del quotidiano britannico Guardian (coproduttore del film), mentre I Wonder Pictures ha smentito sui social la notizia che circolava sul web di un imminente passaggio di Naza su RaiPlay e Rai Storia.
   

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