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Wednesday, September 30, 2026

Unire prima comunione e cresima: l’idea dei vescovi, da Palermo a Brescia. In Sicilia protestano i commercianti: “Danni per 20-30 milioni”

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Unire prima comunione e cresima: l’idea dei vescovi, da Palermo a Brescia. In Sicilia protestano i commercianti: “Danni per 20-30 milioni”

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A Palermo è ormai guerra aperta tra la diocesi e i commercianti. Motivo? La scintilla è il nuovo progetto catechistico, voluto dall’arcivescovo Corrado Lorefice (“quando papa Francesco mi nominò mi disse che ero l’ultimo della lista dei candidati e per questo mi aveva scelto”, ha rivelato) perché, ha spiegato, “non si deve ridurre i sacramenti a semplici cerimonie isolate, ma accompagnare bambini e famiglie in un percorso di fede più lungo e consapevole”. Il percorso di iniziazione cristiana è stato portato a cinque anni, e la prima comunione e la cresima sono concepite come tappe di un unico cammino e celebrate insieme, generalmente intorno ai 10-11 anni. Un brutto smacco per il business dei sacramenti perché le spese che le famiglie sostengono per queste cerimonie religiose si dimezzano in quanto si unificano.

Risultato presto detto: i commercianti lamentano che la riforma dell’arcivescovo Lorefice comporta per le loro casse un danno economico consistente. Secondo Confimprese di Palermo infatti la nuova impostazione avrebbe già comportato perdite per decine di milioni di euro. Le stime diffuse pubblicamente parlano di una cifra compresa tra i 20 e i 30 milioni. A risentirne sarebbe tutto l’indotto legato alle prime Comunioni: ogni anno, infatti, migliaia di famiglie si rivolgevano a ristoranti e sale per i ricevimenti, acquistavano bomboniere, abiti, servizi fotografici, fiori e prodotti dolciari. Ed è proprio su questo business che si è aperta una forte polemica.

E’ sceso in campo anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla che ha provato a mediare tra la Curia e i commercianti. Mediazione non facile. Da una parte i commercianti che denunciano forti perdite economiche e dall’altra la Curia che invece rivendica il diritto e il dovere di stabilire come accompagnare i giovani alla fede e ai sacramenti senza farsi condizionare dalle ragioni del mercato sul filo dell’evangelico “Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”. In definitiva la partita non è tanto sulle cresime e sulle comunioni ma su quale risposta dare alla domanda se il business delle feste può condizionare le ragioni della fede. E altrove? Il tema, soprattutto nella chiesa di papa Francesco e di Leone XIV, di separare il sacro dal profano, il business dalla fede e mammona da Dio, è avvertito anche in altre diocesi. “Conflitto inevitabile peraltro da tempo ben chiaro a molti di noi parroci. Ho grande rispetto per il lavoro, ma prima ci liberiamo da certa paccottiglia e meglio è”, taglia corto il fiorentino don Andrea Bigalli, molto legato all’arcivescovo Gherardo Gambelli.

Da Firenze a Brescia. Qui il vescovo monsignor Pierantonio Tremolada ha promosso una riflessione sul rinnovamento del percorso di iniziazione cristiana. Finora battesimo, cresima e comunione sono tre momenti separati con tanto di feste e affari. “L’idea è quella di superare la concezione dei sacramenti come traguardi separati, ciascuno con il proprio corso e la propria conclusione, per recuperarli come tappe di un unico cammino di inserimento nella vita della Chiesa”, sostengono in Curia.

Anche a Padova la diocesi, retta da monsignor Claudio Cipolla, ha iniziato a porsi il problema di modificare il percorso di iniziazione cristiana nel senso di avvicinare cresima e comunione. Nei nuovi orientamenti viene previsto un avvicinamento tra Cresima e Prima Eucaristia e si chiede alle parrocchie che celebravano prima la Comunione e poi la Cresima di cambiare impostazione.

Anche altri vescovi, da Milano a Genova, mettono in discussione la separazione tra comunione e cresima. Per ora non si segnalano proteste dei commercianti ma Palermo forse fa da battistrada a decisioni più prudenti e interlocutorie da parte delle diocesi.

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