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Thursday, September 24, 2026

La storia di un libraio e un’artista che a Gaza tengono viva la speranza tra i bambini

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La storia di un libraio e un’artista che a Gaza tengono viva la speranza tra i bambini

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Era maggio del 2021 quando Davide Frattini sul Corriere della sera raccontò della distruzione di tre librerie bombardate a Gaza. Ramadan El Najili era il proprietario di una di queste e grazie a una raccolta fondi, Vivere con Lentezza e Assopace Palestina di Venezia riuscirono a comperargli una stampante, che seppur rabberciata è ancora funzionante e negli anni è diventata il simbolo di una storia non violenta che continua nonostante la strage di Hamas del 7 ottobre 2023 e gli stermini dell’Idf.

Infatti da uno sfollamento all’altro (6 per ora) e da una tenda all’altra, l’attività del nostro libraio, ma anche editore di testi scolastici e universitari, non si è mai interrotta fino ad arrivare alla pubblicazione di Andando al Mercato, un’antica fiaba araba editata in Italia pro bono da Kellerman.

Malgrado i bombardamenti, le distruzioni sistematiche e la realtà di una popolazione ridotta in condizioni miserabili e alla fame, a Gaza c’è chi cerca di rendere vivibile quel poco che resta con attività culturali necessarie soprattutto ai bambini. Ed è a questo punto che entra in gioco Maysa Jousef, un’artista visiva, pittrice, ma anche infermiera diplomata, che in un campo profughi di Deir El Balah, una cittadina palestinese al centro della Striscia, organizza assieme al marito psicoterapeuta degli workshop in arte terapia.

Quando i bambini sono con Maysa, vivono in una sospensione in cui ritrovano il sorriso e un po’ di quiete. “Ho fatto il possibile per sostenere i bambini e ascoltarli, per dare un aiuto reale, hanno bisogno di qualcuno che assorba la loro rabbia, la loro ansia, la loro paura, vivono nella paura”. Come si può realizzare tutto ciò? Semplice, Maysa organizza i corsi e li porta avanti e Ramadan produce e fornisce gratuitamente carta, quaderni, libri, pennarelli, matite colorate, gomme per cancellare, temperini, forbici, colla (introvabile) e da ultimo anche 100 paia di scarpe (la tradizione prevede un regalo per celebrare la fine del Ramadan).

Sebbene l’opera di Maysa sia forse più affascinante, non sarebbe possibile senza l’instancabile attività di Ramadan che riesce a recuperare, in una situazione di economia di guerra, i materiali che inspiegabilmente vengono selezionati all’ingresso (ultimamente si disegna solo in bianco e nero).

In tutto questo il libraio non ha mai smesso di lavorare per mantenere la propria famiglia, secondo un “modello di business” elementare: stampa retribuito per diverse entità e presta la propria opera gratuitamente a sostegno di Maysa, di scuole (come quella di Al Farah, sotto un tendone, sostenuta anche da Vivere con Lentezza) studenti universitari e gruppi in difficoltà, contando sui finanziamenti raccolti in Italia e fatti arrivare tortuosamente nelle sue mani. “Non lo faccio solo per gli altri, mi getto a capofitto nel lavoro per non impazzire”.

Non credo di esagerare sostenendo che Ramadan impersoni la figura del “buon musulmano” ed è anche grazie a persone così se a Gaza la speranza pulsa con la vita.

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