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Sunday, November 1, 2026

Silvano Agosti a 88 anni è un genio della libertà, ora anche premiato dalla Federazione italiana cineclub

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Silvano Agosti a 88 anni è un genio della libertà, ora anche premiato dalla Federazione italiana cineclub

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Ho conosciuto Silvano Agosti presentandogli Alda Merini, fu un incontro spettacolare tra due anime e due corpi meravigliosi (i poeti sono tutti belli), portai la signora Merini a vedere La seconda ombra, il film che Silvano dedicò al suo amico Franco Basaglia, un altro grande liberatore. Silvano le schioccò un bacio portentoso sul volto e Alda esclamò: “Ma che bacio eclatante“.

Eclatante, poteva scegliere tra mille aggettivi, scelse “eclatante”. Perfetto, non poteva dirlo meglio. I poeti hanno questo di meraviglioso: sanno scegliere le parole giuste. E provate ad ascoltare Silvano Agosti quando parla di libertà, della nostra libertà, la libertà che ci è dovuta e che dobbiamo conquistare ogni giorno, non c’è una parola fuori posto, e i concetti più complessi diventano magicamente lievi come il volo di una farfalla.

Quell’incontro tra due titani gentili è un mio vanto, ne sono stato l’artefice, ma la cosa che mi colpì di più furono le parole che mi disse Silvano: “Sento che tra noi due sta per nascere una bellissima amicizia”. Era il Duemila, sono passati 26 anni, 26 anni di un’amicizia inestinguibile. Pensate all’emozione per un filmmaker dilettante come me, sentirsi dire queste parole da un poeta del cinema; dico sempre che la mia scuola di cinema è stata Silvano Agosti, passare con lui giornate deliziose a Roma o a Milano,
osservarlo, filmare il suo sguardo che si posa sul mondo per ricrearlo, sentirlo dire: “Guarda quei piccioni, camminano tutti con le mani in tasca”, tutto questo ha più valore di cento lezioni sul piano sequenza o il montaggio alternato.

Uno dei ricordi più suggestivi (tra i tanti) è stato vederlo uscire dalla presentazione del suo libro Lettere dalla Kirghisia alla Feltrinelli di piazza Piemonte, dopo essere stato più di un’ora a firmare il libro e a trovare per ogni copia una dedica speciale, Silvano aveva la vescica piena e doveva fare la pipì, capita anche ai poeti di fare la pipì, eravamo proprio fuori dalla libreria, vicino a un’aiuola in mezzo al traffico, l’ho visto tirare giù la cerniera e svuotarsi allegramente su un docile e accogliente alberello, come un fanciullo innocente, intoccabile da qualsiasi multa, puro come un sogno, e mi sono detto: “E’ immortale, non poteva che fare la pipì così, è un poeta”. Poi ha accarezzato l’erba per asciugarsi le mani, ha raccolto tre piccole margherite e me le ha donate.

Le volte che ha dormito a casa mia, l’ho visto togliersi un calzino e metterlo delicatamente sul cuscino mentre mi parlava di Fellini, e ho pensato: “Ecco che cosa voleva dire Mallarmé quando dice ‘il fantasma di un gesto’.” La mattina, prima di ripartire per Roma, mi lasciava sempre una composizione colorata di peperoni sul tavolo, con un biglietto di ringraziamento per l’ospitalità. I fiori sarebbero stati banali, niente fiori, peperoni. Ecco che cosa hanno di straordinario i poeti, ti sorprendono, ti lasciano a bocca aperta, fanno sempre qualcosa d’insolito che ti resta dentro e che ti suggerisce un altro modo di vivere, di stare al mondo, un altro modo di pensare e di godere, godere di ogni attimo che ci trafigge con amore.

Silvano è un genio della libertà, stare vicino a lui ti fa sentire possibile questa fantomatica felicità che tutti cercano, ti fa capire che la felicità non è nulla di estatico o eclatante (come direbbe Merini), me lo insegnò una notte, bevendo alla fontanella che sgorga vicino al suo cinema Azzurro Scipioni, “Sai, Riccardo, la felicità non è un fenomeno isterico, non significa fare salti di gioia, la felicità è la cosa più semplice e naturale che ci sia, ti devi immaginare di avere una macchina con la benzina, le ruote gonfie, poi infili le chiavi, metti in moto e vai, tutto qui”. Nonostante i rincari del carburante, penso sia la definizione di felicità più bella che abbia mai sentito.

Ridendo e scherzando Silvano è arrivato a 88 anni, età ancora acerba per lui che vuole dimostrare che un uomo felice può in tutta tranquillità spegnere 140 candeline, se non 150. Del resto che cosa vuoi dire a un uomo che sulla sua lapide vuole incidere questa frase: “Torno subito”. Che altro c’è da aggiungere?

Solo la vita. Nient’altro. Ho saputo che recentemente Silvano ha ricevuto un premio dalla Fedic, la federazione italiana dei cineclub, ecco a voi la motivazione: “Per una vita dedicata a un cinema libero, radicale e indipendente, capace di interrogare il potere, difendere l’autorialità e fare della cultura cinematografica uno spazio di libertà”. Mi sembra un’ottima motivazione, è vero, Silvano ha sempre interrogato il Potere e lo ha sempre rimandato a settembre, chissà, magari un giorno anche il Potere si risveglierà fanciullo e verrà finalmente promosso… nel regno dei viventi.

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