Eredi di collezionista ebreo portano Sotheby’s in tribunale: “Ha venduto un quadro sequestrato dai nazisti senza nostro accordo”
Un quadro di Camille Pissarro è stato venduto da Sotheby’s a Londra nel 2024 per 1,2 milioni di sterline. Ma secondo gli eredi del banchiere e collezionista ebreo Salomon Flavian, che ha posseduto l’opera durante la seconda guerra mondiale, la casa d’aste non aveva tutte le carte in regola per farlo. Sul caso, diventato giudiziario, è atteso il giudizio del tribunale di Parigi il prossimo 5 novembre.
Al centro della controversia c’è Darse de pêche et bassin Duquesne, Dieppe, après-midi ensoleillée (Molo di pesca e bacino Duquesne, Dieppe, pomeriggio soleggiato), dipinto da Pissarro nel 1902 e raffigurante il porto della città francese di Dieppe. Sette discendenti di Flavian hanno citato in giudizio la casa d’aste, contestando appunto sia le circostanze della vendita sia un accordo raggiunto con alcuni membri della famiglia.
Il punto è che il quadro sarebbe stato sequestrato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Nei materiali relativi all’asta, la casa aveva indicato che la vendita avveniva “in base a un accordo tra l’attuale proprietario e gli eredi di Salomon Flavian”, la cui collezione sarebbe stata sequestrata dai nazisti a Parigi nel 1941. Secondo quanto riferito dall’Art Newspaper, Sotheby’s ha sostenuto davanti al tribunale che il consenso degli eredi era stato ottenuto attraverso Mondex Corporation, società specializzata nel recupero di opere d’arte e altri beni sottratti durante la Seconda guerra mondiale. I sette ricorrenti affermano però che l’accordo era stato sottoscritto soltanto da due loro parenti, Gilles e Nicholas Flavian, senza il coinvolgimento degli altri eredi.
La controversia riguarda anche la ripartizione del ricavato della vendita. Da una lettera di Mondex dell’ottobre 2024, esaminata dall’Art Newspaper, risulta che la società aveva accettato per conto degli eredi non coinvolti nell’accordo una quota pari all’8% del prezzo netto di vendita, indicata come compenso “in cambio della loro collaborazione”. I due eredi che avevano firmato il contratto avrebbero invece ricevuto una commissione del 16%, secondo un rendiconto allegato alla comunicazione.
La documentazione di Sotheby’s relativa alla provenienza del dipinto indica che l’opera era stata acquisita entro il 1937 dal mercante d’arte parigino Paul Rosenberg che l’aveva rilevata da Flavian. L’opera poi nel 1939 era passata al mercante londinese Edward Le Bas. Il quadro è stato inoltre esposto in importanti istituzioni museali, tra cui la Tate di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York e il Philadelphia Museum of Art. Secondo l’Art Newspaper, Sotheby’s aveva segnalato nei materiali della vendita che il dipinto risultava registrato in un repertorio di opere d’arte trafugate pubblicato dal governo francese nel 1947.
La questione è tuttavia contestata. L’avvocata di Mondex, Melina Wolman, ha sostenuto in tribunale che la società ritiene che il dipinto non sia mai stato effettivamente trafugato. Secondo questa ricostruzione, un ricercatore incaricato di esaminare la provenienza dell’opera non avrebbe trovato il dipinto in un elenco nazista delle opere confiscate. Gli eredi sostengono invece che gli elenchi compilati dai nazisti potevano essere modificati su richiesta di mercanti senza scrupoli e che, pertanto, l’assenza del dipinto da uno specifico elenco non sarebbe sufficiente a escluderne la confisca.
Wolman ha inoltre dichiarato che Mondex sarebbe stata “vittima di una persecuzione incessante”. La società non ha risposto immediatamente alle richieste di ulteriori commenti. Sotheby’s contesta anche la competenza del tribunale francese. Secondo i legali della casa d’aste, riferisce ancora l’Art Newspaper, il tribunale di Parigi non dovrebbe avere giurisdizione su una vendita avvenuta a Londra tra soggetti che non avevano legami con la Francia. In una dichiarazione inviata via email, Sotheby’s ha affermato che il proprietario dell’opera aveva incaricato un ricercatore di esaminare la provenienza del dipinto e che quest’ultimo aveva concluso che non vi fossero elementi per ritenere che l’opera fosse stata oggetto di spoliazione. “Quelle discussioni hanno portato a un accordo transattivo tra il venditore e Mondex, che è stato integralmente indicato nel nostro catalogo e in base al quale l’opera è stata venduta”, ha dichiarato la casa d’aste.
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