Attacco razzista di AfD alla nazionale tedesca, Klopp non ci sta: “Non ho tempo per le idiozie, che assurdità”
A Monaco di Baviera, la conferenza stampa post partita di Nations League tra Germania e Serbia avrebbe dovuto focalizzarsi sul primo successo di Jurgen Klopp alla guida della propria Nazionale. Invece, l’ex tecnico del Liverpool si è trovato a dover commentare qualcosa di molto più scomodo: una campagna social che metteva in discussione il colore della pelle dei suoi giocatori. Tutto era partito dalla sconfitta tedesca contro la Grecia di domenica scorsa. Da quella delusione sportiva, alcuni esponenti di AFD avevano colto l’occasione per rilanciare un vecchio argomento.
Kay Gottschalk, uno dei co-fondatori del partito, aveva pubblicato sui propri account un confronto tra la nazionale della Germania Ovest campione del mondo nel 1990, interamente composta da atleti bianchi, e la formazione schierata da Klopp contro i greci ad Augusta, in cui comparivano otto giocatori non bianchi. “Certe virtù e lo spirito di squadra sono valori culturali che si sviluppano nel corso dei secoli e sono plasmati da esperienze storiche condivise”, recitava il commento di stampo razzista. Klopp non ha avuto esitazioni nel liquidare la polemica. “La Germania non è abbastanza bianca? Assurdità completa che non commenterò. Non c’è assolutamente alcun motivo per dare retta a queste persone”, ha infatti tagliato corto prima di aggiungere: “Non sentirete la mia opinione al riguardo. Nella vita di tutti i giorni ho poco tempo per le idiozie, e ancora meno per i social media. Il punto cruciale delle nostre vite è che a tutti sia permesso esprimere la propria opinione, è assurdo che esista una cosa del genere”.
Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato nella storia recente del calcio tedesco. Già nel 2016, dopo l’uscita della Nazionale dagli Europei per mano della Francia, Beatrix von Storch – oggi ancora ai vertici di AFD insieme a Gottschalk – si era chiesta pubblicamente se non fosse il caso di tornare a far giocare “la NAZIONALE tedesca“, insinuazione che all’epoca sollevò un’ondata di indignazione. E nel 2024, alla vigilia degli Europei casalinghi, Björn Höcke – condannato proprio quell’anno per aver utilizzato consapevolmente uno slogan nazista in un comizio, secondo quanto riportato dalla BBC – aveva dichiarato di non riconoscersi più nella squadra poiché “trasudava ideologia arcobaleno”. Klopp ha quindi scelto di rispondere a modo suo, parlando di ciò che vede ogni giorno nello spogliatoio. Secondo il ct, è proprio lì che si trova la prova che il rispetto reciproco resta possibile. Un ambiente dove, ha sottolineato: “Tutti vengono rispettati in base ai fatti e non screditati sulla base di false opinioni. Il mondo dovrebbe imparare qualcosa da uno spogliatoio sportivo”.
Il gruppo che ha convocato per questi impegni, composto da diversi giocatori con un background migratorio “non potrebbe essere più unito di così”, ha assicurato. Dal suo arrivo sulla panchina Nazionale lo scorso luglio, l’ex allenatore del Liverpool ha fatto dell’unità una sorta di missione personale. Nella conferenza in cui parlò per la prima volta della sua rosa si presentò con un cappellino che recitava “Uno di 83 milioni”, riferimento diretto all’intera popolazione tedesca. Un modo, ha spiegato più volte, per “provare a riconquistare la bandiera tedesca, e recuperare il concetto di patriottismo dalle persone sbagliate“.
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