The Jerusalem PostAttorney-General pushes for Israel's Supreme Court to ban leader of Arab party Balad from electionPunchIgbo brilliance not yet translated to collective growth — OhanaezeRTP DesportoJaime Faria falha acesso ao quadro principal do torneio de TóquioBollywood HungamaEXCLUSIVE: Karan Tacker to return as Gaurav Tiwari? Bhay Season 2 likely to go on floors in January 2027Daily MaverickWHAT’S COOKING: A family-size chicken and mushroom pieThe South AfricanSASSA is going after pensioners more than other grant beneficiariesVarietyShould the BBC and Channel 4 Merge? Sony Pictures Television’s International Production Boss Wayne Garvie Thinks SoХабр«Баба-яга» на крючке: новая активность Mimbrob нацелена на российский ВПК и IT-компанииNMESlipknot fans hit back over Marilyn Manson as choice of support on 2027 stadium tourSportstarMohun Bagan vs NorthEast United LIVE SCORE — MBSG v NEUFC IFA Shield update; Less Erwin starts, Maclaren benchedNOSStation Haarlem ontruimd, twee onbeheerde koffers aangetroffenObservador DesportoCaso Maricarmen: Pode acontecer em Portugal?
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, September 29, 2026

Il cibo può “guarire” e ridurre l’infiammazione? Berrino: “Gli alimenti possono attivare o disattivare determinati geni”

Translate

Il cibo può “guarire” e ridurre l’infiammazione? Berrino: “Gli alimenti possono attivare o disattivare determinati geni”

Icona dei commenti Commenti

Il cibo non sarebbe soltanto una fonte di calorie e nutrienti, ma un insieme di segnali capaci di dialogare con le cellule, influenzare l’infiammazione e modificare il funzionamento dell’organismo. È da questa premessa che parte il metodo NutriMedQ, ideato dalla biologa nutrizionista Samantha Di Vito, che propone un approccio personalizzato alla salute integrando nutrizione funzionale, Medicina tradizionale cinese e fotobiomodulazione multispettrale.

L’obiettivo dichiarato è intervenire non soltanto quando una malattia è già conclamata, ma anche nella fase che precede la patologia, individuando quelli che la promotrice definisce “squilibri biologici”. Il metodo attribuisce agli alimenti un ruolo di veri e propri messaggeri molecolari. Polifenoli, omega-3, fitoestrogeni e sostanze prodotte dal microbiota intestinale vengono presentati come esempi di molecole capaci di influenzare processi cellulari, risposta immunitaria e comunicazione tra intestino e cervello.

A questa nutrizione funzionale si affianca quindi la Medicina tradizionale cinese, con la sua lettura del rapporto tra alimenti, stagioni, organi e stati emotivi. La scelta di ciò che si mangia dovrebbe quindi tenere conto non soltanto dei nutrienti, ma anche della stagione, della fase ormonale, dello stress e delle condizioni individuali del paziente.

Il terzo pilastro è la fotobiomodulazione: l’impiego di specifiche lunghezze d’onda della luce, dal rosso al vicino infrarosso, fino agli UVB e alla luce ambra, con l’obiettivo di ottenere effetti biologici mirati. L’esperta parla di stimolazione mitocondriale, produzione di ATP, azione antinfiammatoria, regolazione circadiana e influenza sulla ghiandola pineale. Il metodo si spinge inoltre nel territorio della cosiddetta biologia quantistica, descrivendo cellule, organi e tessuti come sistemi che emettono e ricevono frequenze elettromagnetiche.

La promessa è quella di una medicina integrata e di precisione, capace di leggere il paziente nella sua complessità e di accompagnarlo verso una migliore salute, anche quando la malattia è già presente. Ma quanto di questo impianto è sostenuto da prove scientifiche? Per esempio, in che senso il cibo è “informazione” e quali effetti sono dimostrati?

“Nella Nutrizione Funzionale il cibo non è considerato soltanto una fonte di calorie e sostanze nutritive. Ogni alimento contiene molecole che inviano segnali alle cellule, possono influenzare l’infiammazione e contribuire a regolare il funzionamento dell’organismo – spiega al FattoQuotidiano.it la dottoressa Samantha Di Vito -. Questi effetti riguardano anche il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino. Il cibo può modificarne l’equilibrio e, attraverso le sostanze prodotte da questi batteri, influenzare la salute generale e il rapporto tra intestino e cervello”.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.