“Le dimissioni rappresentavano un gesto rivoluzionario. Lo sapevo, come sapevo che lo avrei pagato”: Zoff ricorda le critiche di Berlusconi
C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui perdere una finale degli Europei per il golden gol di David Trezeguet rappresentava un problema per il calcio italiano. Viene da ridire, oggi che la Nazionale non si qualifica ai Mondiali da tre edizioni consecutive. Eppure all’epoca, dopo la sconfitta con la Francia, il ct Dino Zoff fu vittima di tante ingenerose polemiche. In prima fila c’era Silvio Berlusconi, autore di critiche feroci nei confronti di una leggenda dello sport azzurro. La risposta di Zoff è ancora oggi celebre: “Non posso prendere lezioni di dignità dal signor Berlusconi”. Seguì la sua decisione di rassegnare le dimissioni da commissario tecnico: “In quel caso le dimissioni rappresentavano un gesto rivoluzionario. Lo sapevo, come sapevo che lo avrei pagato perché in qualche modo la mia carriera di tecnico è finita lì”, racconta oggi in un’intervista a Repubblica.
Zoff ha 84 anni e il suo esordio in Serie A con l’Udinese risale a 65 anni fa. È considerato a ragione uno dei più forti portieri della storia. La sua carriera è culminata nella vittoria del Mondiale 82 in Spagna. Anche allora il ct Enzo Bearzot ricevette una serie infinita di critiche per la sua scelta di convocare Zoff a 40 anni: “Prima di trionfare a Madrid lo avevano insultato persone, anzi poveracci, che non valevano un’unghia dell’uomo che era”. Di quella epica vittoria si ricorda ovviamente anche la partita a carte tra Zoff, Causio, lo stesso Bearzot e il presidente della Repubblica, Sandro Pertini: “Con me fu elegantissimo. Giocammo a scopone in coppia sul volo di ritorno e perdemmo contro Causio e Bearzot. Quindici giorni dopo suonò il postino. Il Presidente si scusava per il suo errore e si augurava di rifarsi. Il cablogramma, a casa, ce l’ho ancora”, racconta Zoff.
Un’esperienza completamente diversa rispetto a quella avuta con Berlusconi, in quel luglio di 26 anni. Il defunto leader di Forza Italia all’epoca era all’opposizione – al governo c’era Giuliano Amato – e parlò di “scelte indegne”. Zoff invece ebbe la forza di lasciare il suo incarico: “Giusto? Sbagliato? So soltanto che in quel momento non ero in grado di fare altro e non volevo fare altro. Lo feci e anche se non ho pianto in pubblica piazza non ho cambiato idea. Gli altri in fondo che ne sanno di cosa senti davvero, di cosa ti fa gioire, di cosa ti fa soffrire?”. Dopo la Nazionale, Zoff ebbe due sole brevi esperienze in panchina alla Lazio e alla Fiorentina.
Nella sua intervista c’è spazio anche per qualche riflessione sulla politica: “Per me la politica – spiega Zoff – è un comportamento che ha strettamente a che vedere con le tue azioni e con la tua onestà. Un comportamento che non ha mai a che fare con la propaganda. In politica ce n’è troppa. Uno ti dice che è meglio il bianco, l’altro giura sia preferibile il rosso e allora sei costretto a scegliere, a schierarti, a militare. Alla militanza ho sempre preferito il pensiero libero“. Zoff poi aggiunge: “Ho sempre scelto e ho sempre votato perché partecipare è il presupposto per essere rappresentati. Se non voti, lamentarti del governo di turno è sterile: devi stare in campo perché in tribuna hanno tutti ragione”.
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