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Tuesday, September 22, 2026

Tumori, curare un figlio lontano da casa costa fino a 35mila euro

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Curare il proprio figlio malato di cancro lontano dalla città in cui si vive può arrivare a costare fino a 34.972 euro in un anno per spese indirette e non sanitarie, come dovute ad alloggio, vitto, trasporti locali, viaggi e supporto psicologico, riabilitazione neuro-psico-motoria e pratiche amministrative. A questo si aggiunge un insieme di scarse tutele per i genitori lavoratori, che spesso rende inconciliabile lavoro e possibilità di seguire le cure del proprio bambino.
Ad accendere i riflettori sul tema è Peter Pan, associazione che supporta le famiglie con bambini e adolescenti con tumori, in occasione del Settembre d'Oro, mese internazionale dedicato alla sensibilizzazione sul cancro pediatrico.
In Italia ogni anno ricevono una diagnosi di tumore circa 1.400 bambini tra 0 e 14 anni e altri 600-800 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Grazie alla ricerca e al progresso delle cure i percorsi di guarigione sono sempre più possibili: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è dell'84%. I percorsi di cura, però, per le famiglie hanno un costo molto alto, sia in termini economici che di tempo, necessario per seguire le cure del proprio bambino che spesso avvengono negli ospedali di città diverse dalla propria. Almeno un genitore si trova, così, a dover abbandonare o ridurre il proprio lavoro.

"Strumenti e tutele per evitare che ciò accada, in realtà, esistono, ma sono pensati per percorsi di cura più brevi rispetto a quelli oncologici pediatrici. E valgono solo per i lavoratori dipendenti", spiega l'associazione Peter Pan. Inoltre lo strumento principale, il congedo straordinario, ha un limite complessivo di due anni nell'arco della vita lavorativa e non si rinnova, cosa invece spesso necessaria in caso di recidive, complicanze tardive ed effetti a lungo termine delle terapie. "Non si puo' scegliere tra lavoro e cura", conclude l'associazione.
   

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