“Il processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset è stato equo”: la Corte Europea dei diritti umani respinge il ricorso per riabilitare Berlusconi
Il procedimento che nel 2013 portò alla condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale non violò il diritto a un equo processo. Lo ha stabilito all’unanimità la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha esaminato solo la presunta mancanza di imparzialità della Cassazione e ha dichiarato irricevibili gli altri motivi.
Il ricorso era stato presentato dallo stesso Berlusconi nel dicembre 2013, dopo la condanna definitiva del 1° agosto per il caso dei diritti tv Mediaset: il leader di Forza Italia fu condannato a 4 anni e gli costò la decadenza da senatore.
Il ricorso, depositato nel 2014, era stato accolto dalla Cedu 8 anni dopo, nell’aprile del 2021, quando erano state poste al governo italiano – l’allora premier era Mario Draghi – dieci domande sull’equità del processo nei confronti di Berlusconi. Il team di legali del fondatore di Forza Italia – Andrea Saccucci, Franco Coppi, Niccolò Ghedini, Bruno Nascimbene, Keir Starmer e Steven Powles – aveva denunciato un processo iniquo e una condanna illegittima in base agli articolo 6,7 e 14 della Cedu: si andava dal mancato riconoscimento del legittimo impedimento dell’ex premier al taglio dei testimoni fino all’assegnazione del caso alla sezione feriale della Cassazione.
Vengono meno quindi le speranze di riabilitazione della famiglia Berlusconi che aveva puntato sul ricorso per avere un ruolo politicamente maggiore da qui ai prossimi mesi. Così invece non sarà.
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