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Saturday, October 3, 2026

La fuga dei medici dagli ospedali pubblici, è boom di dimissioni

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Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici italiani che lavorano in ospedale sono state 3.767 e hanno superato per la prima volta i pensionamenti (2.876). In un solo anno sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica, una soglia che non era stata registrata neppure in pandemia.

Il fenomeno riguarda gran parte del Paese: in 12 regioni su 20 nel 2025 le dimissioni hanno superato i pensionamenti.

A lanciare l'allarme è il sindacato Anaao Assomed, che punta il dito contro "turni massacranti e stipendi bassi" che fanno fuggire dal Servizio sanitario nazionale professionisti in carriera, con un'età media intorno ai 48 anni, che spesso lasciano per andare all'estero o in strutture sanitarie private.

Il dato emerge dall’analisi decennale del Centro studi Anaao Assomed sulla demografia del personale medico del Servizio sanitario nazionale, realizzata sulla base dei dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef.

Il rapporto è particolarmente elevato nel Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i medici dimissionari sono da 2,4 a 3,3 volte quelli andati in pensione. Il dato assume un peso ancora maggiore se rapportato alle nuove assunzioni. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, considerando pensionamenti e altre cause di cessazione.

“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”, commenta Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed.

In Trentino Alto Adige, ad esempio, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono quasi triplicate in dieci anni. In Piemonte da 105 del 2015 sono passate a 245 nel 2025. In Puglia, nel 2025 sono state 308 e il dato è superiore di cinque volte rispetto a quello del 2024, che si era fermato a 56 e pari al doppio dei pensionamenti. In Campania, nel 2025, a fronte di 728 assunzioni a tempo indeterminato, 246 medici hanno scelto di lasciare il reparto. In Veneto la “fuga” dagli ospedali pubblici ha riguardato 214 professionisti nel 2025, a fronte dei 115 nel 2015.

Nelle Marche gli abbandoni volontari nel 2015 erano 33 mentre nel 2025 sono state 139, anche in questo caso quasi il doppio dei pensionamenti

Secondo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), il quadro attuale “è la conseguenza di non aver mai dato seguito alla nostra richiesta di un piano straordinario per la professione medica: si è sempre investito sulle infrastrutture, mai sulla professione”, lamenta Anelli. Perché se oggi “un cittadino su dieci non ha la possibilità di curarsi, significa che sta andando in crisi la finalità stessa del Servizio sanitario nazionale”, osserva il numero uno della Fnomceo.

Nonostante l’impennata delle uscite lo studio rileva segnali di ricambio generazionale. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne.

E tra il 2015 e il 2024 l'organico del Servizio sanitario è cresciuto del 2,7%. Un contributo è arrivato dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l'ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici. Resta però la frattura territoriale: nell'ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 unità (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ne ha perse 1.166 (-3,1%).

"A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo -spiega Di Silverio - oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause".

Perciò "per fermare la frana", l'Anaao propone un piano straordinario in 10 punti, dal superamento del tetto di spesa per il personale a retribuzioni più alte e incentivi per le sedi disagiate.

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