“Il lusso? Se c’è non me lo nego ma non lo cerco. Non ho lo yatch di 40 metri o la Lamborghini. Il mio aspetto? C’è il fascino sottile della decomposizione delle carni”: Paolo Bonolis si racconta
Claudio Sabelli Fioretti intervista Paolo Bonolis su D La Repubblica e la chiacchierata è ricca. S’inizia con un accenno a quello che il conduttore definisce un “gesto apotropaico” che fa spesso: “Grattarsi le palle”. Si sorride quando spiega che in pubblico tende a evitare di farlo “per non creare disturbi e fastidi a chi è attorno. Se proprio devo, lo faccio con gesto furtivo”.
La balbuzie superata, anzi che resta solo al mare (“sembrerebbe che sia l’eccesso di iodio. Al mare c’è gente che si abbronza e gente che zagaia”), e si va al sodo parlando di nemici, che Bonolis dice di non avere anche se, quando gli si chiede del suo ex manager Lucio Presta, risponde con un secco “è un capitolo chiuso”. Sabelli Fioretti insiste, ma c’è poco da fare. Di Presta, Bonolis non parla.
Si accenna a un aneddoto spesso raccontato su Freddie Mercury che pare aver fatto il filo al conduttore (“Io risposi che non era il mio tipo. Che mi sentivo ormonalmente diverso”), al rapporto con Luca Laurenti (“È una persona con la quale lavoro da 35 anni. Tra noi si è creata una sintonia eccezionale”) e si va dritti su Vannacci, che non gli piace: “… Però lo sto seguendo. Quello che dice è singolare. Ha aperto la sua bottega. Ogni politico ha la sua bottega e vende qualcosa. Dipende come te la vende. È noiosa la politica. Schermaglie fra botteghe. E poi è troppo invasiva. Non fanno che battibeccare. Una tristezza che non finisce mai. Mamma mia, che palle”.
Pareri tanti, su Ranucci e Lavitola ma anche su Messi, Haaland, Mbappé, Yamal e poi su Sinner, che a Bonolis piace “molto molto” e no, non trova rilevante il fatto che faccia troppa pubblicità: “Sono affari suoi. Gli piace guadagnare. Magari gli piace anche il prodotto”.
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