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Sunday, September 20, 2026

Scuola, ipotesi tetto per stranieri in classe. Presidi: "Difficile una soluzione tecnica"

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La premier Meloni ha annunciato l'arrivo nel prossimo Consiglio dei ministri di un provvedimento in materia scolastica che fissa il numero di studenti stranieri per classe e vieta l'uso di burqa e niqab negli istituti. "E se in quella zona c'è una maggioranza straniera la scuola che deve fare, deve mandare via gli studenti?", il commento dell'Anp, l'Associazione nazionale presidi

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Novità in materia di scuola. Come ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, formazione giovanile del suo partito, "sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, l'obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l'italiano, e il divieto di burqa e niqab a scuola". Secondo la premier, infatti, "a scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile. Non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole".

Le possibili modifiche

La stretta sull’uso del burqa a scuola era stata anticipata ad agosto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e, a fine luglio, da una risoluzione di Futuro nazionale approvata in commissione Cultura alla Camera con i voti del centrodestra, dopo una riformulazione chiesta dal governo. Un intervento è previsto anche in una proposta di legge depositata a marzo dalla Lega al Senato, che punta a modificare l’articolo 5 della legge 152 del 1975, la cosiddetta legge Reale, sul divieto di coprire il volto nei luoghi pubblici. La risoluzione di Rossano Sasso di Futuro Nazionale, approvata dalla commissione Cultura, impegna il governo "ad adottare iniziative, anche di carattere normativo" per far rispettare "il divieto di uso di indumenti inidonei a consentire il riconoscimento della persona" e, in sintesi, a contrastare l'indottrinamento ideologico, politico e religioso nelle scuole italiane e prevenire "fenomeni di marginalità sociale e separatismo religioso che possano turbare lo sviluppo dei giovani". Ad agosto lo stesso Valditara aveva rilanciato il divieto di burqa attraverso un possibile emendamento al disegno di legge sulla sicurezza. "È importante per riaffermare i valori di dignità della donna e di eguaglianza fra uomo e donna", aveva dichiarato, mettendo sul tavolo anche la possibilità di revocare il permesso di soggiorno a chi per per ritorsione non dovesse mandare le figlie a scuola.

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Il commento dei presidi

"In termini didattici la questione è fondata e condivisibile ma è difficile trovare una soluzione tecnica", spiega ora Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp), parlando del tetto ai ragazzi stranieri nelle classi. "La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria" e "se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?". Per questo la circolare che mette un tetto del 30% "non ha potuto trovare applicazione". Il riferimento è al provvedimento del 2010 varato dalla ministra dell’Istruzione dell’allora governo Berlusconi, Maristella Gelmini, che non fu applicato a causa delle deroghe e della mancanza di coordinamento tra le parti. Giannelli ha poi sottolineato come "in ogni caso una circolare è come una raccomandazione, non ha il valore cogente di una legge. Se ci sarà una legge vedremo come fare", ha poi aggiunto. Sul possibile divieto del velo islamico in classe, annunciato dalla premier, Giannelli ha poi commentato: "Personalmente ritengo che in classe non debbano esserci segni distintivi, e che la persona comunque debba essere riconoscibile. In Francia è già così". Tornando al tema del "tetto" di studenti stranieri per classe, il presidente dell'Anp ha osservato che "è difficile trovare una soluzione a questo problema solo parlando al mondo della scuola", perché "c'è anche una questione di urbanizzazione che deve essere affrontata". Il riferimento è ai quartieri nei quali, per diverse ragioni, si concentra una quota particolarmente elevata di famiglie di origine straniera. "Un esempio è Prato, dove in alcune zone la maggioranza delle famiglie e degli studenti sono cinesi", spiega il presidente dell'Associazione dei Presidi. Infine, sull'ipotesi di introdurre l'insegnamento obbligatorio dell'italiano per gli studenti stranieri, Giannelli afferma: "La scuola si occupa degli studenti, diversi sono invece i centri per gli adulti. Certo, la scuola è in grado di organizzarsi ma come sempre servono risorse". E aggiunge: "Serve il tempo necessario".

Le reazioni politiche

Il commento alle parole di Meloni è arrivato anche dal leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci: "Assolutamente d'accordo" con il divieto di burqa a scuola annunciato da Giorgia Meloni, ma "questi provvedimenti dovevano arrivare anni fa". Vannacci ha poi evidenziato che "bisogna sicuramente limitare il numero degli stranieri all'interno delle classi, altrimenti non siamo più nella classe italiana, siamo in una classe straniera. Le persone devono stare a faccia scoperta, perché è una questione di sicurezza", ha aggiunto. Per Angelo Bonelli, parlamentare Avs e coportavoce di Europa Verde, invece, "Meloni annuncia che porterà in Consiglio dei ministri il divieto del burqa a scuola e un tetto agli studenti stranieri. Ancora una volta, invece di occuparsi della scuola, insegue la destra neofascista di AfD e Vannacci, che ha proposto classi differenziate per gli studenti con disabilità. La verità è che alla presidente del Consiglio del funzionamento della scuola non interessa nulla".

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I dati

Secondo i dati elaborati dalla Fondazione ISMU ETS sulla base delle informazioni Istat, sono 931.323 gli alunni con cittadinanza non italiana che nell’anno scolastico 2024/25 frequentavano le scuole del nostro Paese. Un gruppo che, sul totale di oltre 8 milioni di studenti, rappresenta l’11,6% della popolazione scolastica complessiva: in altre parole, quasi 12 iscritti ogni 100 non hanno la cittadinanza italiana. La componente di studenti non è distribuita allo stesso modo nei diversi gradi dell’istruzione: la percentuale maggiore si trova nella scuola primaria, con il 13,7%, mentre seguono la scuola dell’infanzia (12,7%) e la secondaria di primo grado (12,6%).  Rilevante anche la distribuzione geografica, che evidenzia una marcata concentrazione nelle regioni settentrionali. È la Lombardia a raccogliere il numero più elevato di alunni con cittadinanza non italiana: sono circa 237 mila, pari a oltre un quarto del totale nazionale. Alle sue spalle si collocano Emilia-Romagna, con il 12,2%, e Veneto, con il 10,8%. Per quanto riguarda invece il risultato scolastico, il Rapporto Invalsi mostra che gli studenti stranieri in terza media hanno punteggi inferiori di 22,6 punti in italiano e di 13,5 in matematica; proseguendo gli studi quello in matematica si cancella e resta in italiano, mentre nelle prove di inglese i non italiani hanno risultati migliori. Secondo un altro studio, quello dell'Idos, negli ultimi 11 anni la presenza di studenti con cittadinanza straniera è cresciuta del 16% a fronte di un calo del 12,5% degli autoctoni. La metà degli iscritti stranieri si distribuisce nelle cittadinanze romena, albanese, marocchina, cinese ed egiziana.

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