Stretta su visti russi, Tajani sconfessa Salvini: “Servono più controlli”
Vicepremier ancora divisi sulla Russia. Il leghista Matteo Salvini chiede di non bloccare i visti turistici da Mosca, il forzista Antonio Tajani invece chiede di stringere i bulloni aumentando i controlli. Se Salvini, dopo aver incontrato una delegazione di imprenditori italiani che operano in Russia, nei giorni scorsi ha messo nero su bianco la sua contrarietà a una stretta generalizzata, dal ministero degli Esteri adesso arriva uno stop: rispondendo a un’interrogazione parlamentare presentata dai senatori Ivan Scalfarotto ed Enrico Borghi sui visti Schengen concessi a cittadini russi e sui rischi di infiltrazione, il 16 settembre la sottosegretaria agli Esteri Maria Tripodi ha spiegato che si va verso una stretta sui visti aumentando i controlli anche per la sicurezza nazionale.
L’interrogazione partiva anche dai numeri dei visti italiani e dal caso del cittadino bielorusso indicato come uno dei presunti autori dell’attentato di Lipsia. Su quest’ultimo caso la Farnesina difende la procedura seguita dall’Italia: al momento della richiesta del visto furono effettuati “tutti i passaggi previsti dalla procedura”, compresi i controlli nel Sistema d’Informazione Schengen e le consultazioni con i Paesi partner, senza che emergessero segnalazioni, elementi ostativi o valutazioni sfavorevoli. Anche le verifiche effettuate successivamente dal ministero, si legge nella risposta, hanno confermato la “regolarità della procedura”. È la conclusione della risposta a segnare la distanza politica rispetto all’apertura di Salvini. La Farnesina sostiene che è necessario “rafforzare gli strumenti di vigilanza del Sistema Schengen”, per evitare “infiltrazioni anche di soggetti ostili” che, quando presentano la richiesta, risultano formalmente in possesso dei requisiti e non sono ancora destinatari di segnalazioni negative. L’obiettivo dichiarato è rendere i controlli “sempre più efficaci” e rafforzare la prevenzione.
Quella di Tajani non è una richiesta di vietare i visti turistici ai russi in maniera generalizzata. Ma le due posizioni sono distanti. Salvini mette l’accento sulla necessità di mantenere aperti i canali con la Russia sui visti, mentre Tajani insiste sui rischi per la sicurezza e sulla necessità di rafforzare preventivamente gli strumenti di controllo. Scontro che è aumentato negli ultimi giorni dopo che il ministro degli Esteri aveva avvertito sul rischio di tentativi russi di interferenza nelle elezioni con Salvini aveva replicato dicendosi preoccupato, dall’”ansia anti-russa”. Dopo aver parlato con gli imprenditori, il leghista ha fatto sapere di voler farsi garante nel governo. Ora il dossier dei visti aggiunge un nuovo capitolo al confronto tra i due vicepremier sulla linea da tenere nei confronti di Mosca.
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