Ucciso e fatto a pezzi a Torino, fermate tre persone
Tre persone sono state fermate dalla polizia a Torino, su indicazione della procura, per il caso del ritrovamento del corpo senza vita di un 39enne, fatto a pezzi, in un appartamento nel quartiere Borgo Vittoria. L'ipotesi di reato mossa a carico di un uomo è di omicidio e soppressione di cadavere; per due donne, invece, è favoreggiamento e cdi Andrea Doioncorso nella soppressione di cadavere.
La polizia sul luogo dell'omicidio
Il punto alle 22
(di Andrea Doi)
"Venite, mio figlio ha fatto del male a uno". Da queste parole disperate di una madre è iniziata nella notte tra giovedì e venerdì 25 settembre una storia che ha portato al ritrovamento di un cadavere fatto a pezzi in un alloggio alla periferia di Torino, dove abita una professoressa. Sono circa le 23 quando al 112 scatta l'allarme, lanciato da una donna. Le volanti della polizia di Stato arrivano in un appartamento nel quartiere Mirafiori. Qui, oltre alla donna che ha telefonato, c'è suo figlio, 26 anni, il quale racconta agli agenti di avere ucciso una persona, dopo una colluttazione, in un'altra casa, dall'altra parte di Torino. Alla periferia nord, in via Gulli. Le volanti si precipitano sul posto e suonano alla porta al quarto piano della palazzina, dove vive un'insegnante, 47 anni, originaria di Rieti. La donna apre ai poliziotti, che avvertono un forte odore acre. Entrano e fanno così la macabra scoperta.
L'ingresso dell'appartamento
Come in una scena di un film horror, trovano in alcuni sacchi neri resti di un corpo umano. Sul posto vengono chiamati gli agenti della Squadra mobile e la polizia scientifica, oltre al medico legale. Parti del cadavere vengono rinvenute anche all'interno di secchi, ricoperte da cemento a presa rapida. Accanto ci sono dei coltelli. Forse è proprio la scena di quel "male" che la madre aveva raccontato con una telefonata. Scatta intanto la perquisizione nell'abitazione del ventiseienne e in quella di un altro giovane di 22 anni. I due e l'insegnante vengono accompagnati in questura per essere sentiti, al momento, come persone informate sui fatti. La vittima viene identificata: si tratta di un uomo di 39 anni. Sono molti gli aspetti da chiarire, mentre le indagini, coordinate dalla pm Lea Lamonaca, proseguono nel massimo riserbo. Trapela solo che gli inquirenti stanno continuando a sentire diverse persone che frequentavano l'appartamento della professoressa, nel tentativo di ricostruire i fatti. Bisogna capire il movente dell'omicidio, visto che inizialmente il ventiseienne avrebbe parlato di una colluttazione per una rapina o furto, ma su questo aspetto sono ancora molti i punti oscuri.
Il palazzo dell'omicidio
Se venissero confermate le parole del ventiseienne, c'è comunque da chiarire il ruolo dell'altro giovane e della professoressa, che insegnava in un istituto di Cirié, nel Torinese. Nell'alloggio dove è stato ritrovato il corpo c'era un continuo via vai di gente. "Di giorno e di sera", racconta un condomino dello stabile di via Gulli. Qualcuno si era lamentato. "La conosco di vista - aggiunge un vicino - la vedevo spesso con un cagnolino e accompagnata da gente diversa, amici e amiche che andavano su e giù con lei". Gli inquirenti devono appurare da quanto tempo la vittima fosse morta, anche alla luce del forte odore che proveniva dall'alloggio. Ma soprattutto devono accertare se l'uomo sia stato assassinato proprio in via Gulli, oppure in un altro luogo e solo successivamente portato nell'appartamento per essere smembrato.
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