Jesús de Miguel morto, il precedente di Giancarlo Antognoni: il colpo alla tempia e l’intervento provvidenziale del massaggiatore Raveggi
Le tragiche immagini arrivate dalla Spagna, lo scontro violento tra l’attaccante Jesús de Miguel e il portiere Owono, a molti hanno riportato alla mente quel pomeriggio al Franchi di esattamente 45 anni fa. Purtroppo la cronaca di oggi parla di un tragico epilogo, la morte di Jesús de Miguel ad appena 30 anni, dopo il ricovero in terapia intensiva e il tentativo disperato dei medici. Fortunatamente allora andò diversamente: Giancarlo Antognoni, il protagonista di questa storia, riuscì a riprendersi e anche a tornare in campo pochi mesi dopo, fino a sollevare la Coppa del Mondo con la Nazionale italiana al termine di quella stagione.
La dinamica dell’episodio avvenuto in un Fiorentina–Genoa del 22 novembre 1981 però è molto simile. Jesús de Miguel è stato colpito alla testa e al torace dal portiere Owono: lo scontro più violento – forse fatale – è stato quello tra il ginocchio dell’estremo difensore e il petto dell’attaccante. De Miguel è andato in arresto cardiaco, prima dell’intervento dei medici che sono riusciti a stabilizzarlo e della corsa in ospedale, dove però le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso. Antognoni invece viene colpito alla tempia dal ginocchio del portiere del Genoa, Silvano Martina. È il 55esimo minuto: l’ex centrocampista rimane steso a terra, inerme, con una mano sul petto.
Anche Antognoni va in arresto cardiaco. Decisivo e provvidenziale, dopo i primi attimi di panico, l’intervento del massaggiatore della Fiorentina, Ennio Raveggi, detto “Pallino”. Riesce a praticare un primo massaggio cardiaco ad Antognoni, direttamente sul terreno di gioco, insieme alla respirazione bocca a bocca. Un secondo massaggio cardiaco è necessario pochi minuti dopo, a bordocampo. Quando il capitano della Fiorentina arriva in ospedale si è già ripreso, ma ha una doppia frattura alla regione parietale sinistra. Servirà un’operazione chirurgica complessa, durata oltre quattro ore.
Fortunatamente Antognoni riesci a riprendersi, anche se sarà necessaria una lunga convalescenza. Il rientro in campo avviene 119 giorni dopo, contro il Cesena. È il 21 marzo 1982, la Viola è ancora in corsa per lo scudetto e ha ritrovato il suo capitano. Il titolo a fine stagione lo vincerà la Juventus, ma Antognoni viene convocato da Enzo Bearzot per i Mondiali in Spagna. Meno di otto mesi dopo l’arresto cardiaco, Antognoni diventa campione del mondo, seppur senza giocare la finale per un altro infortunio. Un epilogo molto diverso rispetto alla tragedia di Jesús de Miguel.
All’epoca il portiere Martina fu imputato con l’accusa di “lesioni volontarie”, dopo l’esposto di alcuni tifosi della Fiorentina. Antognoni lo aveva già scagionato: “Il suo intervento è stato involontario, la sfortuna è stata che il ginocchio ha sbattuto sulla tempia”. Poi anche il Tribunale assolse l’estremo difensore. Ora invece il portiere Owono in Spagna rischia il processo per omicidio colposo, in base all’articolo 142 del Codice penale spagnolo. I giudici dovranno stabilire se il suo intervento è stato “un’imprudenza grave”, oltre i limiti dei normali rischi legati a una partita di calcio.
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