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Friday, November 6, 2026

UniCredit, stop allo smart working da subito per i dirigenti e da gennaio per i dipendenti. Sindacati sul piede di guerra

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UniCredit, stop allo smart working da subito per i dirigenti e da gennaio per i dipendenti. Sindacati sul piede di guerra

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Stop allo smart working per i dirigenti di UniCredit da subito. Mentre da gennaio 2027 la stretta dovrebbe estendersi a tutti i dipendenti del gruppo. È quanto ha comunicato l’istituto attraverso una lettera dell’amministratore delegato che annuncia una revisione immediata dei criteri di utilizzo del lavoro da remoto. La decisione è stata confermata dall’azienda nel corso di un incontro urgente con le organizzazioni sindacali, che hanno espresso “totale contrarietà” a una scelta giudicata unilaterale e inaccettabile sia nel merito sia nel metodo. La nuova disposizione prevede che per i dirigenti lo smart working non sia più utilizzabile, salvo casi eccezionali da concordare preventivamente. Da gennaio 2027, invece, il nuovo orientamento dovrebbe riguardare la quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo. Resterebbero esclusi, stando alle prime indicazioni, i colleghi turnisti di UCDe Buddy, anche se durante il confronto l’azienda non avrebbe fornito chiarimenti definitivi su questo punto.

La stretta ha provocato la reazione dei sindacati, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin, che contestano soprattutto il cambio di rotta rispetto alle richieste avanzate da tempo dalle rappresentanze dei lavoratori. “In un momento storico in cui le lavoratrici e i lavoratori chiedono una sempre maggiore flessibilità, ci aspettavamo, come da tempo ribadiamo, un allargamento della platea anche alla rete commerciale, così come avvenuto in altri gruppi bancari e non di certo una riduzione drastica dello smart working”, scrivono le organizzazioni sindacali. Inoltre i sindacati avvertono che, se l’azienda non rivedrà la propria posizione, verranno attuate “tutte le possibili iniziative di mobilitazione a nostra disposizione per arginare queste derive, tra le quali anche il progetto di estensione dell’orario di apertura delle agenzie, la limitazione nei fatti dello smart learning, la carenza di organici, i carichi di lavoro e le pressioni operative e commerciali sempre crescenti”.

Di fronte alle contestazioni, la banca ha difeso la scelta spiegando che “l’interazione diretta tra colleghi” è “essenziale per lo sviluppo delle competenze, la condivisione delle conoscenze e la crescita professionale delle nostre persone. La collaborazione in presenza favorisce un lavoro di squadra più efficace, accelera i processi decisionali e rafforza una cultura aziendale fondata su inclusione, collaborazione e sviluppo continuo”. La presenza fisica “è particolarmente importante per i colleghi più giovani e per coloro che si trovano nelle prime fasi della propria carriera, per i quali l’interazione quotidiana, il mentoring e l’apprendimento sul campo rappresentano fattori chiave di crescita professionale”. L’istituto respinge però l’idea che la revisione comporti un abbandono delle politiche di conciliazione: “La flessibilità e il benessere delle persone restano elementi centrali del nostro modo di lavorare e della nostra strategia sulle persone. Questo approccio è pienamente allineato a tutte le tutele normative applicabili e ai diritti dei lavoratori”.

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