Tetto agli stranieri e divieto di burqa a scuola, era “un’emergenza nazionale” ma è ferma da cinque giorni al ministero dell’Economia: il decreto non è ancora arrivato al Quirinale per la firma
Doveva essere un decreto urgente per rispondere a un’emergenza nazionale, cioè la presenza massiccia di stranieri nelle scuole che rischiava di mettere “in minoranza” gli studenti italiani (per citare Giorgia Meloni). Eppure, a cinque giorni dall’approvazione in Consiglio dei ministri, il decreto Scuola che introduce un tetto del 30% di stranieri nelle classi (con diverse deroghe) e il divieto di burqa negli istituti non è ancora arrivato al Quirinale per la firma del provvedimento. Poi, una volta visionato il testo definitivo dagli uffici giuridici della presidenza della Repubblica, il testo dovrà essere firmato da Sergio Mattarella e pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il decreto di 13 articoli è fermo alla Ragioneria Generale dello Stato che ne sta vagliando le coperture economiche: in tutto il decreto stanzia circa 200 milioni da qui ai prossimi tre anni e il ministero dell’Economia deve “bollinare” entrate e uscite prima di mandarlo al Quirinale.
Per questo, martedì mattina, il decreto Scuola non era ancora arrivato al Quirinale ed è fermo al Tesoro. Il decreto prevede stanziamenti in diversi articoli: si va dai 70 milioni per l’orientamento e contro la dispersione scolastica ai 14 per la retribuzione dei dirigenti e per la digitalizzazione dei servizi scolastici, passando per i 17 milioni nei prossimi due anni per i corsi di italiano che devono svolgere gli studenti che eccedono il limite del 30% nelle classi fino a 6 milioni per l’educazione contro la violenza di genere. Una ventina di milioni invece vengono stanziati per i libri scolastici gratuiti o parzialmente gratuiti. Spese che devono essere “coperte” con altre entrate.
Non è chiaro se ci siano intoppi o mancate coperture nel testo licenziato dal Consiglio dei ministri. Fonti di governo spiegano che la tempistica è la stessa di tutti i decreti: essendo stato licenziato giovedì dal Consiglio dei ministri e con il weekend di mezzo, i tempi sono “pienamente rispettati”.
Una volta che sarà arrivato al Quirinale non ci vorrà molto per essere pubblicato in Gazzetta ufficiale e diventare effettivo: gli uffici del Colle hanno già fatto un lungo lavoro di limatura di alcune norme e dei provvedimenti più contestati, facendo saltare dall’ultima bozza l’allontanamento dei bambini dalla famiglia che non avesse svolto corsi di lingua. Questo dopo lo scontro istituzionale proprio tra la presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica alla vigilia dell’approvazione del decreto. Prima Mattarella aveva parlato di una scuola “inclusiva”, “aperta a tutti” che aiuta “a non creare ghetti”, il giorno dopo Meloni gli aveva risposto da Bruno Vespa ricordando la circolare del 1990, quando Mattarella era ministro dell’Istruzione, in cui indicava alle scuole un tetto agli studenti stranieri.
Intanto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni martedì mattina ha rilanciato ancora alcuni dei contenuti del decreto Scuola proprio sui fondi che lo Stato metterà nel settore. Dopo aver elencato i principali stanziamenti del provvedimento, la premier ha scritto sui social: “Sono misure diverse tra loro, ma che hanno un obiettivo comune: dare ai nostri ragazzi una scuola che sappia offrire più strumenti, più opportunità e una formazione adeguata al mondo che li aspetta. Perché la scuola è il luogo in cui costruiamo il futuro dei nostri figli e dell’Italia”. Ministero dell’Economia e Quirinale permettendo.
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