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Thursday, October 15, 2026

Cnn: gli Usa valutano l'uso della "madre di tutte le bombe". Missili Houthi su Riad e Aramco

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Iran, il presidente del parlamento Ghalibaf: "Pronti alla guerra anche mentre trattiamo con gli Usa"

L'Iran deve mantenere alta la guardia e prepararsi a un conflitto armato, perfino durante lo svolgimento dei negoziati con Washington. A lanciare l'avvertimento è il presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, che in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato ha chiarito come la priorità strategica della Repubblica Islamica rimanga quella di scongiurare nuovi attacchi statunitensi.

Per Ghalibaf, un'eventuale intesa sottoscritta con l'amministrazione americana non offre sufficienti garanzie: «Non mantengono le promesse», ha ribadito la terza carica dello Stato, sollecitando il Paese a farsi trovare pronto a combattere «sul campo di battaglia con vero coraggio contro un nemico prepotente».

Secondo il leader parlamentare, solo la prontezza militare può consolidare una reale soglia di sicurezza: «Solo allora avremo raggiunto una deterrenza duratura», ha sottolineato, concludendo con toni duri contro Washington, che a suo avviso «deve essere punita, deve cambiare il suo comportamento e capire che deve scendere a patti con il popolo iraniano».

Iran, Trump ammette: "Forse sono andato troppo oltre, ora non so con chi trattare"

Parlando durante una tappa in Arizona, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato sulla crisi con Teheran con dichiarazioni che uniscono toni sarcastici e constatazioni geopolitiche disarmanti. Riferendosi all'eliminazione dei vertici della Repubblica Islamica, il capo della Casa Bianca ha sostenuto di aver forse esagerato, lasciando il Paese senza interlocutori.

«I loro leader sono morti. Questo è uno dei problemi. Forse mi sono spinto troppo oltre», ha affermato Trump davanti ai sostenitori. «Non so con chi diavolo trattare. Probabilmente sono andato troppo oltre. Mi dispiace».

Le parole del tycoon fotografano il paradosso della strategia di massima pressione esercitata contro Teheran: l'azzeramento della catena di comando iraniana ha generato un vuoto di potere che rende complessa l'apertura di qualsiasi tavolo diplomatico per concordare una via d'uscita dal conflitto.

IL PUNTO - Escalation nel Golfo: pioggia di missili Houthi su Riad e Aramco, rinviato il Six Kings Slam

Una raffica di attacchi senza precedenti scuote l'Arabia Saudita, mentre il conflitto nello Yemen riapre con violenza il fronte meridionale della crisi mediorientale. La capitale Riad e gli snodi strategici del colosso petrolifero statale Aramco sono tornati nel mirino dei ribelli yemeniti filo-iraniani. Dopo il raid missilistico che sabato scorso ha investito l'aeroporto internazionale provocando 13 morti e centinaia di feriti, le deflagrazioni si sono spostate verso il centro cittadino e gli impianti energetici di Dhahran e Riad.

Il portavoce militare degli insorti, Yahya Saree, ha rivendicato le operazioni annunciando ulteriori attacchi «in profondità nel territorio saudita contro aeroporti e siti petroliferi». Gli ultimi detriti dei vettori intercettati dalla contraerea hanno causato almeno cinque feriti, mentre al largo dello stretto di Hormuz una portacontainer da oltre 2.500 TEU è affondata dopo aver urtato una mina. La ripresa delle ostilità – dopo la rottura a luglio della tregua in vigore dal 2022 – ha portato gli Houthi a riprendere il controllo della costa sul Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb, minacciando le rotte commerciali alternative di esportazione del greggio.

Sul piano umanitario, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha lanciato l'allarme per il sovraffollamento degli ospedali a Marib, Taiz e lungo la costa, investiti da centinaia di feriti in pochi giorni. A preoccupare la comunità internazionale è anche il salto qualitativo negli arsenali dei ribelli: secondo il Wall Street Journal, gli insorti starebbero assemblando missili balistici a medio raggio utilizzando componenti provenienti da fornitori cinesi. Tra questi figurano elementi per replicare il vettore di precisione iraniano Kheibar Shekan – già impiegato da Teheran contro basi statunitensi –, la cui gittata di circa 1.900 chilometri mette sotto tiro l'intera penisola arabica e il territorio israeliano.

La crescente insicurezza nella capitale ha avuto immediate ripercussioni anche sui grandi eventi internazionali del Regno. L'ente organizzatore Riyadh Season ha infatti annunciato il rinvio ufficiale della terza edizione del prestigioso torneo d'esibizione di tennis Six Kings Slam: la manifestazione, originariamente programmata dal 21 al 24 ottobre, è stata posticipata a fine anno, tra il 27 e il 30 dicembre.

Trump insiste: "La guerra contro l'Iran finirà molto presto"

Donald Trump ha ribadito che la guerra contro l'Iran finirà "molto presto". Durante un comizio in Arizona il presidente ha poi detto di "non sapere chi sia il presidente" della Repubblica islamica. "Non sappiamo con chi abbiamo a che fare". Il tycoon ha anche insistito sul fatto che i prezzi della benzina scenderanno non appena il conflitto finirà.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla durante un comizio elettorale all'aeroporto internazionale di Laughlin/Bullhead.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla durante un comizio elettorale all'aeroporto internazionale di Laughlin/Bullhead. (AFP)

Il presidente del parlamento iraniano Ghalibaf: "Le pressioni Usa sono superate"

Il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che Teheran non cerca una guerra senza fine nè negoziati prolungati con gli Stati Uniti, ma che combatterà finchè le sue richieste non saranno soddisfatte.  In un discorso televisivo, Ghalibaf ha affermato che l'Iran intende negoziare per creare una "deterrenza sostenibile", secondo quanto riportato dall'emittente statale IRIB.  Separatamente, in un post sui social media, ha affermato che tutte le scadenze fissate dal governo statunitense, compresa la campagna di pressione economica sull'Iran, sono state superate e che la Repubblica islamica e' ancora operativa. Ha ironicamente proposto che al Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent venga conferito il Premio Nobel per la Fisica, affermando che le sue previsioni sugli esiti delle pressioni americane hanno dimostrato l'insensatezza del concetto di tempo

Ghalibaf deride Bessent per previsioni su Iran e inflazione Usa

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha deriso il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, per le sue previsioni sull'Iran e sull'aumento dell'inflazione americana."'Giochiamo con le percuntuali'. Non con le probabilità, ma con gli aumenti percentuali", ha scritto su X, rilanciando un servizio della Cnn su un aumento annuo del 3,7% dell'inflazione americana. "Nel frattempo 'non avranno più nulla nel giro di due settimane', i pozzi petroliferi 'esploderanno in tre giorni' e il 'D-Day economico', sono tutti passati", ha aggiunto Ghalibaf, facendo riferimento alle scadenze indicate da Bessent. "Il tempo è relativo; a quanto pare può rivelarsi irrilevante. Un Nobel per la fisica applicata al Dipartimento del Tesoro?", ha concluso Ghalibaf.

Najmeh Amini, 23enne condannata a morte in Iran per blasfemia

Stesso cognome di Masha Amini. In carcere nella stessa città in cui venne arrestata Narges Mohammadi. Storie molto diverse che in qualche modo si intrecciano in Iran. Il Guardian accende i riflettori sul caso Najmeh Amini, 23 anni, dopo le notizie secondo cui è stata condannata a morte per blasfemia a causa di un post sui social - i cui contenuti restano però di fatto un 'mistero' - e anche a 12 anni, sei mesi e un giorno di carcere con accuse che vanno da attività contro la sicurezza nazionale alla diffusione di propaganda contro il regime. La sentenza di condanna a morte non è definitiva. Il giornale britannico sottolinea come in Iran sia prevista la condanna a morte per chi viene accusato di aver insultato il profeta Maometto e anche come siano però previste eccezioni per dichiarazioni senza dolo o in stato di alterazione della lucidità (in alcuni casi si rischia comunque una condanna fino a 74 frustate). Najmeh Amini ha lo stesso cognome di Masha Amini. Masha, giovane curda di 22 anni, morì nel settembre del 2022 dopo l'arresto con l'accusa di aver indossato male il velo. Il suo caso innescò proteste di massa in Iran. "Donna, vita, libertà" 'nasce' dopo la morte di Mahsa Amini. Najmeh Amini, secondo le notizie riportate dal Guardian, è dietro le sbarre del carcere di Vakilabad, nella città di Mashhad, nel nordest dell'Iran. Mashhad è la città in cui più di recente, il 12 dicembre dello scorso anno, venne arrestata Narges Mohammadi, simbolo della lotta per i diritti umani e delle donne in Iran, protagonista di una battaglia coraggiosa che l'ha portata nel 2023 al Nobel per la Pace ma le è costata praticamente tutto. Mohammadi, 54 anni, è ora fuori dal carcere con una sospensione temporanea della pena, come confermato a inizio mese dalla Narges Foundation, che ricorda i 25 anni di attivismo, come sia arrestata 14 volte e condannata in totale a più di 44 anni in carcere e a 154 frustate per aver 'parlato' contro pena di morte, isolamento in carcere, diritti delle donne e violazioni dei diritti umani. E' stata accusata di tutto, anche di reati contro la sicurezza nazionale. Era in carcere quando le hanno assegnato il Nobel tra i costanti timori per le sue condizioni di salute.

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