The Jerusalem PostAI researchers say companies rush self-improving systems, ignoring potentially disastrous risksBollywood HungamaRajkummar Rao’s Shahid is FINALLY streaming after 13 years; writer-editor Apurva Asrani asks “Why now?”ESPNQB3 Case Keenum, Bears defense shock Eagles in MNF routESPN DeportesLo que no te debes perder en la semana en playoffs de MLB 2026InquirerCOA flags just 2% completion of 5,298 target classrooms in 2025Global NewsManitoba PCs look for new leader as MLAs return for fall sittingThe South AfricanSchool calendar: When does Term 4 end?3DNewsИсследователи OpenAI и Google бьют тревогу — развитие ИИ опережает возможности людей его контролироватьPopular ScienceFat Bear Week final: It’s Bear #910 vs. BackpackStraits Times SportJapanese surfers Igarashi, Ikeda book 2028 Olympic tickets with Asian Games victoriesTagesschauHaushalte sind so reich wie nie - Vermögen ungleich verteiltn-tvSkandal um einen Strandkorb: Nicht Amthor ist das Problem, sondern das Einknicken vor dem Mob
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, September 29, 2026

Un esercito di conigli robot contro i pitoni birmani: così gli scienziati provano a ingannare uno dei predatori più letali per fermare l’invasione nelle Everglades

Translate
Un esercito di conigli robot contro i pitoni birmani: così gli scienziati provano a ingannare uno dei predatori più letali per fermare l’invasione nelle Everglades

All’apparenza sembrano innocui peluche dimenticati tra la fitta vegetazione palustre. Sotto il rivestimento sintetico, però, celano circuiti alimentati a energia solare e un software programmato per ingannare uno dei predatori più letali del Nord America. Nelle inaccessibili paludi delle Everglades, in Florida, la caccia al pitone birmano si combatte ora attraverso esche tecnologiche. Come riportato dal quotidiano La Stampa, i ricercatori statunitensi stanno sperimentando l’impiego di conigli robotici per spingere i grandi rettili invasivi a uscire allo scoperto, replicando chirurgicamente i segnali biologici e comportamentali delle loro prede naturali.

Il progetto, guidato da Robert McCleery, professore dell’Università della Florida, si basa su un’intuizione tattica elementare: se i serpenti sono alla continua ricerca di nutrimento nei luoghi più impenetrabili, la strategia più efficace è fornire loro un bersaglio artificiale. I dispositivi non si limitano a imitare le sembianze di un leporide, ma ne simulano l’intera presenza fisica nel sottobosco.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.