22Simba, Miria è un album in tre atti che celebra la semplicità della nonna

Miria è il nuovo album di 22simba e prende ispirazione dal nome della nonna dell'artista, una figura fondamentale nella sua vita e il punto di partenza emotivo dell’intero progetto. Con un linguaggio diretto e intimo, nel corso dei tre capitoli 22simba, all'anagrafe Andrea Meazza, racconta il suo percorso personale, tra ambizione, desiderio di riscatto e ricerca della felicità. Nel corso del viaggio, l’artista mette in discussione la sua stessa idea di successo e quella fame di affermazione che lo ha accompagnato a lungo. Il confronto con la storia della nonna, legata a una vita fatta di semplicità e piccole cose, diventa così l’occasione per interrogarsi su ciò che conta davvero: dopo aver inseguito per anni nuovi traguardi, arriva alla consapevolezza che la conquista più importante nella vita sia imparare a essere sé stessi, anche quando dubbi e contraddizioni restano. A rappresentare visivamente l’intero universo di Miria, nelle sue diverse forme, è l’Albero della Vita. Il suo valore principale è legato alla semplicità: un elemento che diventa metafora della ricerca di una vita più essenziale, tema centrale del disco.
Andrea il tuo Miria è un progetto fluviale, raccoglie 18 canzoni, una rarità di questi tempi: come lo hai costruito?
Ti dico che è l’album più importante della mia vita e dunque è per me migliore degli altri. Ci ho lavorato intensamente per mesi e sono contento di affidare alla gente il mio terzo figlio. Il tutolo è una dedica a mia nonna.
Perché hai scelto di dividere Miria in atti?
L’Album è diviso in tre atti, il precedente è stato apprezzato ma raccontava una sola parte di me, sentivo il bisogno di costruire un album completo, che fosse vicino alla gente. Avevo voglia di un album completo, pieno e lungo, cosa che non facevo da molto, prima li costruivo tipo bomboniera ovvero più raccolti. Ha voluto dare possibilità a tutte le mie sfaccettature di mostrarsi, le canzoni parlano della vita ma con chiavi di letture diverse.
Passiamo agli atti?
Certo. Il primo è quello più incazzato, è più rap non per il lato musicale ma per l’attitudine. Alla base c’è la voglia di rivalsa che ti ha sempre portato nella mia musica con un semplice accenno, c’è la fame che mi ha contraddistinto e che ci accompagna all’atto II.
E qui cosa succede?
Miria è un disco anche di domande che non è che non mi sono mai posto, però nel momento in cui raggiungi determinati obiettivi, diciamo ti rimbombano molto di più nella tua testa rispetto a prima; c’è una ricerca della semplicità che non avevo mai fatto fino a ora e della quale vado molto fiero personalmente, quindi diciamo siamo alla ricerca della semplicità.
E’ la parola semplicità che ti ricollega alla nonna?
L’idea non è stata raccontare la sua vita bensì la semplicità che ha contraddistinto la sua vita. Il suo modo di vivere mi ha lasciato insegnamenti importanti forse in contrapposizione col mio lato rap e con come sono cresciuto. Sai, io credo di stare adesso cercando di capire che mi voleva dire e queste riflessioni sono quelle che mi fanno arrivare all’atto III che sancisce la coesione, secondo me, dei primi due.
Cosa intendi per coesione?
Non un ritrovamento delle due parti, delle due anime che tuttora vivono in me bensì uno step back, un ritorno alle radici rendendomi conto che io non sarò mai Miria, non sarò mai mia nonna ma posso imparare sicuramente tantissime cose dalla sua semplicità: quello che per me è Miria, per te può essere qualsiasi altra persona o quello che nella tua vita può rispecchiare un qualcosa di più semplice e appagante di quello che cerchi.
Siamo in dirittura d’arrivo?
Quindi è fondamentale rendersi conto di quello che si vuole diventare e essere fieri dei passi che si fanno nella vita. Bisogna goderseli tutti appieno sia quelli storti sia quelli giusti
Dunque Miria è cambiamento?
E’ il mio modo suo per cambiare e sono contento di portare i fan in questo suo cambiamento.
Infine possiamo dire che in questo disco presenti una ricerca di realizzazione maturata negli ultimi anni oltreché una profondità di pensieri che forse non avevi ancora raggiunto? E che scavare nei ricordi è stato più faticoso che trasformarli in canzoni?
Ho sempre scavato perché è liberatorio e nella musica ho trovato il mio modo preferito di parlare e dialogare, sia con me stesso che con gli altri. Il mio è un pensiero complesso e i tre atti di questo progetto rendono bene l’idea.
Come me la spieghi?
Non c’è una linea di pensiero fissa, sono una persona piena di dubbi e di domande che continuerà a farsene, ciò è che è uscito da questo disco è molto naturale, sto razionalizzando molto e questo sicuramente avrà tantissime ripercussioni nelle riflessioni sul passato. Come troverò nuove domande cui dare risposte.
“Mi sto facendo più da solo per non creare disagio” è una tua frase: c’è qualcosa che vorresti affrontare? Cosa intendi per disagio?
Ti dico che arrivare per primo da speranza a tanta gente, alla famiglia. I sogni non ci rendono consapevoli ma colpevoli perché nel momento in cui le cose iniziano a prendere forma inizi a correre come un treno senza fermarti un attimo, guardando ciò che ti è successo. Molte volte non riesci nemmeno a razionalizzare i successi che stai vivendo come il fatto di non riuscire a godere tante cose che paiono assurde, soprattutto per il contesto da dove proviene. Odio questa cosa perché se penso a quello che già avevo un anno fa mi pareva assurdo, figurati andando sempre oltre.
Chiudiamo col tour in arrivo che debutta da Milano con tre date, il 15, 16 e 17 novembre già sold out.
Sono fiero del tour in arrivo, vuole rappresentare davvero un grande balzo in avanti per quanto riguarda la dimensione live. Ma prima ci sono gli instore.
Approfondimento
Malika Ayane, album cicale: "Un viaggio tra il razionale e l'emotivo"
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.