Herzog: domenica conferirò l'incarico. Trump: forse dovrò distruggere Iran

Teheran rivendica l'abbattimento di un drone Usa su Qeshm: "Neutralizzato con guerra elettronica"
Nuovo picco di tensione nello stretto di Hormuz. La Forza aerospaziale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato di aver abbattuto un quinto drone da ricognizione appartenente alle forze statunitensi nei cieli sopra l'isola di Qeshm.
Stando a quanto diffuso dai media statali iraniani, il velivolo a pilotaggio remoto – identificato da Teheran come un modello MQM-170 – sarebbe stato intercettato e neutralizzato nel corso della notte senza l'impiego di missili contraerei, ma attraverso l'uso di «sofisticati sistemi di guerra elettronica». Secondo le fonti dei Pasdaran, il dispositivo di disturbo tecnologico avrebbe consentito di assumere il controllo del velivolo e di forzarne l'atterraggio o la caduta all'interno dello spazio aereo dell'isola.
Sulla veridicità della rivendicazione permangono tuttavia forti cautele internazionali. L'emittente indipendente Iran International ha fatto notare che l'annuncio dei pasdaran non ha al momento trovato alcun riscontro o verifica autonoma sul campo, né sono arrivate conferme da parte del Pentagono o del comando centrale statunitense (Centcom).
L'episodio giunge in un quadrante marittimo e aereo strategico per i flussi energetici globali, dove le affermazioni iraniane su presunte incursioni e intercettazioni di droni americani si susseguono a ritmo serrato.
Yemen, dipendente Onu muore prigioniero degli Houthi: le Nazioni Unite chiedono un'indagine indipendente
Un decesso avvolto nel silenzio e il sospetto concreto di abusi e torture durante la prigionia. Le Nazioni Unite hanno chiesto formalmente l'apertura di un'inchiesta «indipendente, imparziale e trasparente» sulla morte di Mohammad el Shami, funzionario dell'organizzazione deceduto mentre si trovava sotto la custodia delle milizie ribelli Houthi nello Yemen.
Si tratta del secondo membro del personale Onu a perdere la vita in circostanze analoghe mentre era trattenuto dal gruppo armato yemenita. La vicenda ha riacceso l'allarme internazionale sul trattamento riservato ai cooperanti e agli operatori umanitari sequestrati nelle aree sotto il controllo dei ribelli.
A denunciare le ombre che gravano sulla scomparsa del dipendente è stato il portavoce delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, che ha manifestato «gravi preoccupazioni per un possibile caso di maltrattamenti e per la mancata comunicazione tempestiva delle condizioni e del decesso del dipendente alla famiglia e all'Onu». Secondo quanto emerso, le autorità de facto non avrebbero fornito spiegazioni tempestive né garantito l'assistenza necessaria prima di notificare la morte dell'uomo.
Di fronte a quello che configura un gravissimo precedente per la sicurezza del personale internazionale, il Palazzo di Vetro è tornato a farsi sentire con fermezza, ribadendo l'appello per il rilascio «immediato e incondizionato» di tutti i funzionari delle Nazioni Unite e dei lavoratori delle organizzazioni umanitarie che risultano ancora arbitrariamente detenuti nelle carceri dei ribelli yemeniti.
Tensione nel sud del Libano: raid, oltre 300 colpi d'artiglieria e spari vicino alle basi Unifil
Resta ad altissimo coefficiente di rischio la situazione della sicurezza nel Libano meridionale lungo la linea di demarcazione con Israele. La missione di interposizione delle Nazioni Unite (Unifil), schierata nella zona cuscinetto tra i due Paesi, continua a documentare un'intensa attività militare delle forze israeliane e una serie di criticità che mettono a repentaglio l'incolumità del personale internazionale.
Secondo l'ultimo bilancio operativo fornito dai caschi blu e relativo al periodo compreso tra il 2 e il 4 novembre, sono stati registrati quattro attacchi aerei nel settore orientale dell'area di responsabilità della missione. Nello stesso arco temporale, i sistemi di monitoraggio hanno tracciato oltre 300 traiettorie di colpi d'artiglieria, con una concentrazione prevalente nel settore occidentale.
Oltre all'intensità del fuoco, a destare grave preoccupazione al Palazzo di Vetro sono le limitazioni operative sul terreno. L'Unifil ha segnalato continui ostacoli alla libertà di movimento delle pattuglie sul territorio e un incremento diretto dei pericoli per i peacekeeper. A dettagliare l'episodio più allarmante è stato il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric: lo scorso 3 novembre circa 200 colpi di armi leggere sono passati sopra o sono caduti nelle immediate vicinanze di una postazione presidiata dal personale dell'Onu.
Iran, Trump: “Forse dovrò distruggere il Paese, presto saprete”
"Adesso prenderemo una decisione (sull'Iran, ndr). Dobbiamo decidere se completare l'opera, in modo che non accada mai più. Preferirei non distruggere il resto del Paese, se possibile, ma forse sarò costretto a farlo. Lo saprete molto presto". Lo ha dichiarato Donald Trump parlando con i giornalisti nello Studio Ovale.
Usa-Iran: Egitto e sauditi chiedono "più tempo per la diplomazia"
Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, e il suo omologo saudita, Faisal bin Farhan Al-Saud, hanno chiesto di concedere più tempo alla diplomazia e ai negoziati per evitare il riaccendersi di scontri militari nella regione.
La giornata è stata fitta di consultazioni: il ministro egiziano ha parlato con gli omologhi di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e con Pakistan e Turchia sollecitano la via diplomatica per scongiurare un'escalation regionale.
Nel corso di una conversazione telefonica, i ministri egiziano e saudita hanno esaminato gli sviluppi regionali e gli sforzi congiunti per allentare le tensioni, in coordinamento con partner regionali e internazionali, tra cui Stati Uniti e Qatar.
Hanno infine esortato tutte le parti coinvolte a "intraprendere negoziati e a mostrare la flessibilità necessaria per risparmiare alla regione i rischi e le ripercussioni di nuovi combattimenti, ricordando che essa sta ancora risentendo degli effetti negativi dei conflitti precedenti".
Donato Ferdori (FB)
Yousef Jabareen (AFP)
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