Saccheggi a Milano, i raid dei minorenni e i messaggi su TikTok: il governo studia una nuova stretta sicurezza

Quasi l’80% delle 220 persone accompagnate in Questura ha meno di 18 anni. Le prime valutazioni degli apparati di sicurezza indicano una frangia violenta riconducibile soprattutto a italiani di seconda generazione. Sui social i post per organizzare gli assalti ai negozi
I punti chiave
- Minorenni nei raid, le autoconvocazioni sui social
- Il confronto tra Viminale e Questura
- L’ipotesi di nuove norme sui minorenni
- La «norma anti-maranza» e i paletti sulla cittadinanza
I saccheggi di Milano passano anche da TikTok. Sulla piattaforma e su altri profili social sono stati individuati post e messaggi per organizzare gli assalti ai negozi del centro. In strada, a provocare i disordini più gravi, gruppi composti soprattutto da minorenni, in prevalenza italiani di seconda generazione: è il quadro che si sta delineando agli apparati di sicurezza dopo le violenze di sabato e ieri.
Il dato anagrafico emerge anche dal bilancio degli interventi della polizia: nella sola giornata di ieri, 220 persone sono state fermate e accompagnate in Questura. Quasi l’80% non ha ancora 18 anni. Le associazioni degli imprenditori stimano danni per mezzo milione di euro.
Minorenni nei raid, le autoconvocazioni sui social
Molti dei minorenni coinvolti nelle azioni erano vestiti di nero e con il volto travisato. Si muovono dentro una contestazione che gli apparati di sicurezza descrivono come eterogenea, ancora difficile da decifrare, dalla quale sta emergendo una frangia violenta riconducibile soprattutto a italiani di seconda generazione, della cosiddetta Gen Z.
I gruppi violenti si sono autoconvocati all’improvviso attraverso i social, in particolare su TikTok. Le prime ricostruzioni descrivono convocazioni spontanee. A questo si aggiunge il contenuto dei post e dei messaggi individuati sulle piattaforme: appelli per organizzare i saccheggi.
Allo stato, non ci sono elementi che facciano riferimento a un ruolo degli antagonisti legati alla sinistra radicale. La lettura dei disordini resta aperta: il fenomeno è ancora da comprendere e sarà al centro dell’esame dei report di intelligence nel vertice convocato a Palazzo Chigi.
Il confronto tra Viminale e Questura
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha già riunito il capo della Polizia e i massimi dirigenti del Viminale per fare il punto sugli assalti nel capoluogo lombardo. Collegato da remoto anche il questore di Milano, Bruno Megale, al quale il ministro ha trasmesso la gratitudine per il lavoro degli uomini e delle donne in divisa impegnati a fronteggiare le violenze.
Ora il confronto si sposta a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull’ordine pubblico per esaminare la gestione delle piazze e le valutazioni dell’intelligence. L’obiettivo annunciato è individuare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per provocare violenza e caos.
Al tavolo sono attesi, in presenza o in videocollegamento, i vertici dei Servizi e delle Forze dell’ordine, Piantedosi, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i due vicepremier. La riunione dovrebbe precedere o seguire quella sulla manovra, prevista attorno alle 12.30.
L’ipotesi di nuove norme sui minorenni
L’età dei protagonisti dei raid orienta anche la risposta politica. Il governo guarda a nuove norme sui minorenni e nel centrodestra circola l’ipotesi di un intervento sulla falsariga del decreto Caivano, con la consapevolezza della necessità di un confronto con il Quirinale.
Matteo Salvini indica già una strada: trasferire in un decreto alcune misure del disegno di legge sulla sicurezza varato dal governo a metà luglio e ora all’esame del Senato.
Il primo punto è l’estensione ai minori del fermo preventivo. La misura era stata introdotta a febbraio, dopo i disordini al corteo per Askatasuna. Per le opposizioni non ha funzionato; il leader leghista vuole ampliarne l’applicazione, come previsto dal disegno di legge.
Nel testo figurano anche la procedibilità d’ufficio per le lesioni a pubblico ufficiale e la reclusione fino a cinque anni, con multe fino a 15mila euro, per i danneggiamenti di gruppo. Salvini richiama inoltre il divieto di aggregazione per i responsabili di violenze di gruppo e l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con la possibilità di ricorrere all’arresto differito.
La «norma anti-maranza» e i paletti sulla cittadinanza
Salvini insiste sulla «norma anti-maranza» e sui paletti alla cittadinanza per chi commette reati gravi. Invoca «maggiore libertà d’azione, nel rispetto dei codici, per le forze dell’ordine, sulla potenza degli idranti e il taser». Rilancia anche la cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni e «il potenziamento di Strade sicure».
Alle proposte si intreccia la partita politica del ritorno al Viminale dopo il voto: una «precondizione per ogni futuro governo», nelle parole del suo fedelissimo Claudio Borghi. Intanto, sul tavolo dell’esecutivo, il punto più urgente resta quello emerso dai raid di Milano: gruppi in larga parte minorenni e messaggi sui social per organizzare i saccheggi.
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Ivan Cimmarustigiornalista
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