The Jerusalem PostPainting Nazis stole from French Jew during WWII to be returned to owner's family, Paris court saysPunchLady battling recurring keloids seeks N7m for surgery, treatmentInquirerLegarda seeks inquiry on dumping of pet remains한겨레8일 흐리거나 비, 최저 영하 1도…강원 산지엔 1㎝ 안팎 눈Complete SportsI Knew Nothing About Ronaldo’s Retirement — Portugal Coach JesusZDF heuteAktuelle Pressemitteilungen des ZDFLenta.ruСредства ПВО отразили ночную атаку украинских БПЛАNew Straits TimesIndia's Shami keeps white-ball focus after ending test careerХабрРежим полета стал ритуалом. Только защищает он вовсе не самолетSözcüTürk şirketine kapıyı kapatmıştı... Ugandalı general geri vites yaptı!경향신문‘직원 성추행’ 현직 관악구의원, 불구속 송치Het Laatste NieuwsSabena 25 jaar failliet, economische schok die België diep beroerde
The Daily Newsstand · Free, Always
Saturday, November 7, 2026

Rinasce la rivista Life, ma che cosa dire del fotogiornalismo?

Translate

1 / 9

LIFE magazine - Primo numero, November 23, 1936.

2 / 9

LIFE magazine, April 9, 1945. W. Eugene Smith

3 / 9

LIFE magazine, April 16, 1965. Larry Burrows

4 / 9

LIFE magazine, April 30, 1965. Lennart Nilsson

5 / 9

LIFE magazine, August 11, 1969

6 / 9

LIFE magazine, December 6, 1954. Ralph Morse

7 / 9

Life magazine, J. Kennedy, July 20, 1953

8 / 9

LIFE magazine, june 14, 1944 Eisenhower

9 / 9

LIFE magazine, May 21, 1945. Yousuf Karsh

Icona dei commenti Commenti

La notizia è ormai nota: il 23 novembre riappare in edicola Life, la testata sinonimo di grande fotogiornalismo, anzi di grande fotografia tout court.

Sembrerebbe un’ottima notizia per chi osserva e vive con passione le vicende nel mondo della fotografia, ma va analizzata e interpretata. Interpretazioni che possono essere di segno opposto a seconda del punto di vista, rispecchiando perfettamente la “schizofrenia” che connota la fotografia in questo momento. La fotografia di reportage, la testimonianza del vero, il racconto di fatti, luoghi e persone del mondo sembra interessare pochi, e a maggior ragione se parliamo di giornali e riviste cartacee, che sono in grande crisi di vendite e d’introiti pubblicitari, viste ormai come anticaglie.

Contemporaneamente, però, la fotografia come forma d’arte, come rappresentazione del sé, come discorso concettuale, come ricerca estetica, e come linguaggio per intercomunicare, è più viva che mai. Chiudono le edicole, aprono nuove gallerie rivolte ai collezionisti. Nessuno compra una rivista, in molti si mettono in coda per visitare le mostre fotografiche dei grandi maestri.

E allora, tornando alla resuscitata Life, che succede? I suoi anni d’oro sono stati quelli in cui non c’era ancora nemmeno la televisione, e l’unico modo per vedere le cose del mondo era acquistare una rivista affidandosi agli occhi dei grandi inviati con la Leica; venivano pubblicati quelli che Life definiva “saggi fotografici”, storie indimenticabili che ancora oggi sono ammirate e studiate dagli addetti ai lavori, un nome per tutti: W. Eugene Smith. Noi, in Italia, avevamo Epoca, con uno staff di fotografi eccezionali.

A quel tempo Life (arrivata a tirare dieci milioni di copie negli Stati Uniti) era una corazzata, ricca e potente, che usciva settimanalmente, destinata a diventare leggendaria. Poi, lento e inesorabile, il declino, col numero di copie fagocitato dalla tv, dalla superficialità, dalla velocità nemica dell’approfondimento. Dopo il 1972 è la sua periodicità a denunciarne le difficoltà: per alcuni anni diventa mensile, in altri è senza una cadenza fissa, e poi la chiusura della versione cartacea nel 2007 (proseguendo solo online). Hollywood produsse addirittura un film, I sogni segreti di Walter Mitty, dove s’immaginava la vicenda di un archivista di Life (interpretato da Ben Stiller, che era anche il regista) incaricato di trovare la foto per la copertina dell’ultimo e tombale numero della gloriosa rivista.

Oggi tutti sono fotografi con uno smartphone in tasca ma quasi nessuno è un “lettore di fotografia”. Dunque, mentre una singola fotografia può essere venduta a qualche milione di dollari e un’altra a pochi centesimi, mentre un fotografo-artista può diventare ricco e un fotoreporter fare la fame, come va accolto il ritorno di Life? Come un segnale positivo che racconta un ritorno a fotografie solide dopo l’indigestione di immagini acchiappa like? O come una mera operazione di marketing? O forse, invece, come un “esperimento di laboratorio” dove il laboratorio è il mondo della comunicazione?

Certo è che attorno alla rivista sono già previste a cascata molte attività online, eventi e iniziative varie. Altro elemento degno di nota: il primo numero avrà 250 pagine, dunque assomiglierà, di fatto, più a un libro che a una rivista.

Due indizi (che non fanno una prova): uno, la rediviva Life avrà un’uscita trimestrale, dunque giocoforza del tutto slegata dall’attualità (ormai è impossibile inseguirla perfino a un settimanale). Fuori dalla cronaca spazio all’approfondimento, dunque, ma su quali temi? Vedremo. Due, negli stessi giorni della buona novella legata a Life, ce n’è una un po’ meno buona e riguarda la più grande e pervasiva agenzia fotografica planetaria, Getty Images, che è crollata in borsa e, nel mezzo di grandi vicissitudini finanziare, ha ottenuto l’ammissione alla procedura di Chapter 11, che negli Usa è una sorta di “fallimento congelato” con un periodo di trattative e ristrutturazione del debito nel tentativo di salvare la situazione.

E qui, però, a ben guardare, si crea un cortocircuito molto interessante: Getty vende contenuti fotografici su due grandi e differenti versanti: quello del fotogiornalismo e quello dello stock, ovvero foto illustrative “preconfezionate” su argomenti vari (dal salutismo allo shopping, dalla tecnologia ai trasporti, dai viaggi esotici al mondo degli affari e così via, per fare qualche esempio). Foto – verrebbe da dire – “instagrammabili”. Ebbene, il crollo del fatturato, a dispetto di quanto potremmo aspettarci, è proprio su questo tipo di produzione, mentre Getty dichiara addirittura un incremento sul fotogiornalismo.

In tutto questo, ovviamente, c’è un convitato di pietra, ed è l’intelligenza artificiale, che può generare immagini concorrenziali con quelle di stock ma a costo zero.

Vuoi vedere che il fotogiornalismo, dato per morto da molti e oggettivamente in affanno, sarà per la fotografia una delle poche linee di resistenza possibili in un futuro prossimo?

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.