Serie A, 318 gol in 10 giornate: il confronto con l’anno scorso è folle. Che cosa è cambiato? La chiave è il pressing
Una volta si diceva così: “La miglior difesa è l’attacco”. Poi sono arrivati i problemi della Nazionale, quelli che hanno impedito agli azzurri per tre volte consecutive di andare ai Mondiali. E allora, sul calcio difensivo, ci si è interrogati. Soprattutto dopo la sconfitta di Zenica: il calcio difensivo non paga. Non paga più, perlomeno. Che l’Italia avesse un gioco “meno moderno” era sentore comune. Che consistesse in un’esasperata cura per la fase difensiva, anche. E in effetti la Serie A sta provando a cambiare pelle. Il dato che lo dimostra è il più semplice di tutti da capire: 318 gol in 10 giornate. Una media di 3,18 gol a partita, che nel campionato italiano praticamente non si era mai vista.
Nel 2021/22, quando alla fine fu il Milan di Pioli a vincere lo scudetto, a questo punto della stagione ci si era fermati a 306 gol, una media di poco più di 3 gol a partita. Poi, il dato è drasticamente sceso: 258 gol nella stagione successiva, quindi 255 nel 2023/24, 256 nel 24/25, solo 252 l’anno scorso. Quando i pareggi per 0-0 si sprecavano e si accusava il calcio italiano (giustamente, a questo punto) di non avere gli attaccanti in grado di segnare o delle fasi offensive divertenti. Il record negativo all’11esima giornata 2025/26: appena 11 gol realizzati. Nell’ultima giornata sono bastate le tre partite di sabato per superare questa cifra. Il confronto dice che in questa stagione finora sono stati segnati 66 gol in più.
Ma cosa è cambiato? Le interpretazioni possono essere molte: dagli allenatori giovani che provano a proporre soluzioni alternative, fino alle sorprese, come il Frosinone di Alvini (che giovane non è ma coraggioso invece sì) che con 24 gol è il terzo attacco del campionato, a pari merito con la Lazio e dietro solo a Inter (26) e Roma (28). Proprio i giallorossi con questo ruolino di marcia hanno realizzato un record della loro storia: mai avevano fatto così bene dopo dieci partite e il merito va al gioco offensivo (e corale) che Gasperini vuole proporre. Insomma, qualcosa sta cambiando e forse il tutto si può desumere vedendo un altro dato, quello del PPDA.
Si tratta di una statistica molto specifica che gli analisti del calcio adottano per capire le aggressioni delle squadre in fase difensiva. Più il dato è basso, meno tempo una squadra concede all’avversario portatore di palla di fare dei passaggi, di imbastire la famosa costruzione dal basso. Tradotto: se il PPDA è basso, gli avversari aggrediscono prima il portatore di palla; se è alto, si lascia spazio e tempo a chi porta palla di organizzare la propria manovra, attendendolo. In altre parole: se il PPDA è basso, si pressa di più in attacco. Ed è quello che sta succedendo in questa Serie A, dove si registra la tendenza a un abbassamento progressivo di questo dato, a fronte di un pressing maggiore e quindi di una tendenza ad aggredire prima il portatore di palla.
Aumenta il ritmo, aumenta la corsa, aumentano i gol. Non è forse la conseguenza diretta, ma è lo specchio del fatto che l’atteggiamento sia cambiato e non è un caso che le squadre con meno gol segnati (il Venezia è a 5 ed è ultimo) stiano faticando molto a fare punti. Anzi, se si analizza con maggiore profondità emerge un ulteriore dato: il Parma, con 15 reti subite, si trova esattamente a metà della classifica delle migliori difese. Ma fino a ieri, prima del 3-0 sull’Atalanta (tre gol, mica pochi!) stazionava al terzultimo posto con molti dubbi sul valore della squadra. Ha quindi ragione Fabregas quando dice che la Serie A è “cambiata” e sia ora “più divertente”? I conti si faranno alla fine del campionato. Ma una cosa va detta: lo spagnolo è uno dei massimi teorici del PPDA di cui sopra. E allora, forse, il dato assume un valore ancora più forte.
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