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Monday, October 5, 2026

Neymar alza due dita e fa il 22: così il campione brasiliano ha ribadito il suo supporto a Bolsonaro nelle elezioni in Brasile

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Neymar alza due dita e fa il 22: così il campione brasiliano ha ribadito il suo supporto a Bolsonaro nelle elezioni in Brasile

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Sono bastate due dita alzate, in un video di pochi secondi pubblicato su Instagram, per riaccendere un dibattito che in Brasile non si è mai davvero spento. Nelle scorse ore, in occasione delle elezioni presidenziali, Neymar si è presentato al suo seggio elettorale insieme a un amico e, davanti alla telecamera del proprio smartphone, ha composto con le mani il numero 22: la sigla con cui il Partito Liberale si presenta sulle schede elettorali. Accanto a lui, lo stesso gesto veniva ripetuto dall’amico, che portava addosso un adesivo dedicato al tenente Matheus Coimbra, rieletto deputato statale a San Paolo proprio per il Partito Liberale. Non è la prima volta che l’attaccante del Santos lascia intendere, senza troppi giri di parole, da che parte sta. Nel 2022 si era già schierato apertamente per la rielezione di Jair Bolsonaro, sfida poi vinta da Luiz Inácio Lula da Silva.

Stavolta in corsa c’è il figlio, Flávio, e il clima tra il calciatore e l’attuale inquilino del Planalto resta tutt’altro che disteso. Lo scorso giugno, quando il ct Carlo Ancelotti decise comunque di convocarlo per il Mondiale nonostante l’infortunio, lo stesso Lula si era lasciato andare a una battuta pungente, definendolo ironicamente il primo giocatore “del Ministero dell’Interno” convocato per il torneo. Flávio Bolsonaro non si era lasciato sfuggire l’occasione di replicare a modo suo, pubblicando un video costruito con l’intelligenza artificiale in cui appariva in uniforme da pilota militare, intento a recuperare un Neymar isolato e abbandonato dai compagni, per poi portarlo in tempo record all’Hard Rock Stadium di Miami per Scozia–Brasile.

Il tutto, “perché gli eroi brasiliani non vanno lasciati indietro”. Un filmato dal gusto volutamente sopra le righe, diventato in poco tempo uno dei contenuti più condivisi della campagna. Sul piano elettorale, la sfida si gioca punto a punto: si andrà al ballottaggio, con Flávio Bolsonaro avanti di circa due punti percentuali su Lula – poco più del 47% contro poco più del 45% – e in vantaggio anche tra i brasiliani residenti all’estero. Il caso Neymar, però, racconta qualcosa di più ampio: il rapporto strettissimo tra buona parte del calcio brasiliano e l’universo bolsonarista, un legame che affonda le radici proprio nell’era di Jair Bolsonaro, il primo tra i leader della nuova destra latinoamericana a fare della maglia verdeoro un simbolo di campagna elettorale. Il figlio Flávio ha ereditato quell’immaginario, comparendo spesso con la casacca della Seleção nei propri eventi pubblici. Accanto a Neymar, altri nomi noti del calcio brasiliano hanno mostrato simpatie simili: da Thiago Silva a Dani Alves, fino all’ex Pallone d’Oro Romário, che pur avendo lasciato in modo clamoroso le file del Partito Liberale dopo essere stato eletto senatore nel 2022, ha comunque voluto spendersi per Flávio con un messaggio diretto ai propri sostenitori: “Il nostro Brasile ha bisogno di lui! Forza 22!”.

Dietro questi equilibri si muove anche un fattore meno visibile, ma assai determinante: il peso dell’evangelismo nello sport brasiliano. Dagli anni Ottanta, l’associazione “Atletas de Cristo” ha riunito generazioni di campioni – da Kaká a Felipe Melo, passando per David Luiz, Falcao e Felipe Anderson – contribuendo a una crescita religiosa che oggi coinvolge una fetta sempre più ampia della popolazione, anche in un Paese a tradizione storicamente cattolica (le magliette “I belong to Jesus”, indossate da Kaká e Robinho, restano tra le immagini più citate). Fu proprio quel mondo, con il sostegno dichiarato di figure come Neymar, Rivaldo e Ronaldinho, ad aiutare Jair Bolsonaro a conquistare quasi il 70% dei consensi evangelici nel 2018, spianandogli la strada verso la presidenza. Oggi, con il ballottaggio alle porte, quello stesso intreccio tra fede, pallone e urne torna protagonista. E un gesto fatto con due dita, davanti a un seggio elettorale, basta ancora a far parlare tutto un Paese.

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