Prix Italia, IA e disinformazione. L'Ad Rai Rossi: "Ricongiungere informazione e giornalismo"

"Quando parliamo di disinformazione non stiamo affrontando semplicemente il problema delle fake news o dei contenuti manipolati. Stiamo riflettendo su qualcosa di più profondo: sul rapporto tra noi e la realtà. La rivoluzione digitale e l'intelligenza artificiale stanno modificando il nostro ecosistema cognitivo, ancor prima che quello tecnologico. Cambiano il modo in cui produciamo informazione, il modo in cui la distribuiamo, il modo in cui la consumiamo e, inevitabilmente, anche il modo in cui costruiamo la nostra percezione del reale", ha detto ancora l'Ad Rai Giampaolo Rossi.
“La sfida non è soltanto tecnologica - ha aggiunto - È la sfida della complessità tipica della condizione postmoderna, nella quale le grandi narrazioni si frammentano, e noi siamo chiamati a orientarci dentro una quantità crescente di informazioni spesso prive di gerarchie e contesti. È questo, probabilmente, uno dei grandi paradossi del nostro tempo: abbiamo più informazioni che in qualsiasi altra stagione della storia e, allo stesso tempo, avvertiamo una crescente difficoltà nel distinguere ciò che è fondato da ciò che è semplicemente verosimile, ciò che è vero da ciò che appare convincente, ciò che rappresenta un fatto da ciò che costituisce un'opinione. In questa cornice si colloca una delle trasformazioni più significative della contemporaneità: l'emergere di una dimensione che potremmo definire di 'informazione senza giornalismo'. La platform society ha moltiplicato in maniera straordinaria le possibilità di accesso, di partecipazione e di espressione. Ma ha anche reso possibile la circolazione di immense quantità di contenuti privi di mediazione professionale, di verifica, di contestualizzazione e, spesso, di responsabilità editoriale. Non è necessariamente un male in sé. È un fatto. Ma proprio per questo si rende necessario ricongiungere l'informazione al giornalismo”.
Rossi: "Se il giornalismo di inchiesta si trasforma in teorema è cancro democrazia"
"Il giornalismo di inchiesta è un valore fondante per la democrazia, perché consente di accendere un faro, una luce, sugli aspetti anche contraddittori del potere. Ma se il giornalismo di inchiesta si trasforma in un giornalismo di teorema, non è più un valore della democrazia, ma è un cancro della democrazia", ha detto l'amministratore delegato della Rai. "Lo sforzo della Rai e del servizio pubblico - ha aggiunto Rossi - è fare in modo che l'approfondimento, l'informazione, la costruzione del nostro immaginario non si definisca attraverso un teorema, ma attraverso la verifica delle fonti, la veridicità, l'indipendenza di chi fa giornalismo e la credibilità data dalla capacità di essere riconosciuto dall'intera opinione pubblica come credibile e autorevole".
Il ruolo centrale della Rai
La disinformazione ''non riguarda solo la qualità delle notizie, può modificare la percezione della realtà, orientare comportamenti, rendere sempre più difficile distinguere un fatto dalla sua rappresentazione manipolata. Ed è qui che si rende necessario un approccio integrato fra istituzioni, università, scuole, media, piattaforme tecnologiche. Cooperazione tra soggetti pubblici e privati permette di costruire un ecosistema solido ed efficace con competenze che convergono in soluzioni i comuni''. L'analisi è di Fabrizio Casinelli, direttore della Comunicazione Rai. ''È un impegno che rientra in quella che è la missione del servizio pubblico della Rai - ha detto Casinelli- Già nel ‘97 emergeva il tema della dinformazione e la Rai si trovava a dover combattere il rapporto con le fake news. Nel contratto del ’23 venivano espressi in modo più chiaro i principi che poi sono stati confermati nel contratto di servizio del 2023-2028''. ''È altrettanto necessario -ha aggiunto Casinelli- rafforzare la cooperazione europea''. In tale contesto ''la Rai svolge un ruolo centrale, attraverso i propri canali''.
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