Caso Garlasco, su Stasi: "Nascoste prove a favore", Sempio verso il processo

Caso Garlasco, quando i Pm svelano le tracce su cui stanno indagando da mesi, mettono in fila una serie di analisi tecniche confermare - la tesi della Procura - che è stato Andrea Sempio a uccidere "con crudeltà" e "con odio", per essere stato rifiutato, Chiara Poggi. Gli elementi sono diversi, per i pm, ma il verso colpo di scena che emerge dalla discovery, è un presunto depistaggio, pensante come il piombo, ai danni dell'ex bocconiano, che ne avrebbe segnato il destino e la sua vita in carcere.
Chiusa l’inchiesta su Sempio. “Le prove che scagionavano Stasi furono escluse dal fascicolo”
Il piede, l'impronta del killer e la scarpa con suola a palliniGarlasco, il silenzio del generale Garofano
Sulla base delle nuove consulenze depositate con accertamenti integrativi nell'inchiesta chiusa definitivamente dopo un anno e mezzo, è "compatibile" con il piede di Andrea Sempio l'impronta del killer, quella di scarpa con suola a pallini, sulla scena del crimine.
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Stasi ed il depistaggio
Da un lungo comunicato, firmato dal procuratore Fabio Napoleone, si evince che la nuova inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo negli ultimi mesi ha affrontato pure il capitolo di un presunto depistaggio ai danni dell'ex bocconiano, ascoltando ex investigatori del Ris, tra cui pure l'allora generale Luciano Garofano, e altri tre ex investigatori dell'epoca del Ris di Parma, tra cui Alberto Marino, che si sarebbe occupato materialmente degli accertamenti, e Giorgio Portera, noto genetista con un passato appunto nel Reparto investigazioni scientifiche di Parma. Tutti sentiti come testimoni.
Non era Dna di Chiara quello sui pedali della bici
Una recente consulenza della difesa Stasi, con gli esperti Ricci e Linarello, lavorando su dati grezzi ottenuti dalla Procura di Pavia nel novembre 2025, ha evidenziato che due "contro-analisi" del 20 settembre 2007 avevano stabilito che non era Dna di Chiara quello sui pedali della bici bordeaux, la prima sequestrata. Erano "totalmente negative" e, scrive Napoleone, "idonee, a loro giudizio, a scagionare Stasi già 19 anni fa", ma non furono mai inserite nel fascicolo, dove restò solo la prima analisi positiva.
E in una delle tante relazioni integrative anche gli esperti dei pm, Previderè e Grignani (gli stessi che tornano pure sul Dna di Sempio, a loro dire, sulle unghie delle vittima), "hanno confermato l'esistenza" di quelle "corse elettroforetiche negative" e con "questa discordanza hanno concluso per l'opportunità all'epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura, non risulta essere stato effettuato".
Mentre per la difesa Stasi, coi legali Bocellari e De Rensis, sarà materia centrale per la revisione, oltre che per l'accertamento di "responsabilità" su investigatori dell'epoca, la Procura pavese fa presente che la Procura generale di Milano viene "tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di possibile interesse", compresi questi nuovi sviluppi, se vorrà presentare istanza di revisione. Al momento, non pareva intenzionata. Diversa l'opinione della famiglia Poggi: secondo i legali Tizzoni e Compagna, non c'è alcun dato nuovo. "Ci auguriamo - dicono - che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello, la quale potrà rilevare l'assenza di qualsiasi elemento di novità, ponendo auspicabilmente fine all'impropria ricerca di un colpevole alternativo".
Nel frattempo, i legali di Sempio, avvocati Cataliotti e Taccia, hanno ricevuto con il secondo avviso di chiusura la stessa imputazione che videro già l'8 maggio. "Non ci sono nuovi elementi di prova", spiega Cataliotti, mentre Taccia chiarisce che nei prossimi giorni avranno a disposizione le nuove carte.
Il parere della difesa di Sempio
"L'alterazione di una prova a carico di Stasi non c'entra nulla con l'accusa elevata nei confronti di Sempio", precisa Cataliotti. La Procura non ha potuto depositare la consulenza personologica, perché lo psichiatra Catanesi ha dato atto che l'indagato non si è sottoposto "a colloquio".
I 21 elementi a carico di Sempio
Dunque, per rafforzare le accuse (21 elementi a carico, a detta dei pm, tra cui i famosi "soliloqui") si valorizza il lavoro dei consulenti Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli: le "dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42" risultano compatibili "con le misure del piede di Sempio".
Gli stessi esperti, ribattendo alle consulenze della difesa Sempio (entro 20 giorni ne depositerà altre), hanno confermato l'attribuzione al 38enne dell'ormai nota traccia palmare 33. In più, è stato fatto un esperimento sulla "presenza di sangue nei campioni analizzati sugli intonaci".
Chiara "Sopravvissuta un'ora dopo l'aggressione"
Infine, note integrative di Cattaneo e Leone, oltre che del colonnello Berti, per dettagliare ancora meglio dinamica e orario della morte. Chiara, secondo queste analisi, potrebbe essere sopravvissuta "fino a 60 minuti" dopo l'aggressione.
Ex Ris Portera, non ho analizzato il Dna trovato sulla bici di Stasi
E tra i primi commenti all'indomani del comunicato della Procura di Pavia, quello diffuso agli organi di stampa dall'ex Carabiniere del Ris, che era tra i militari che analizzarono all'epoca i rilievi e Dna presenti sulla scena del delitto, Giorgio Portera: "Non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma". Lo ha affermato Portera, genetista e ufficiale in congedo dell'Arma, ascoltato dalla Procura di Pavia nell'ambito della nuova indagine sul delitto di Garlasco.
"Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P", precisa in merito al materiale genetico sui pedali della bici di Stasi, "deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell'ambito dell'ultima fase di lavorazione della specifica traccia".
Per Portera, "è importante distinguere con chiarezza l'attività tecnica su uno strumento dalla responsabilità dell'analisi, della valutazione e dell'interpretazione dei profili genetici, attività che, nel caso specifico, non sono mai state da me svolte. Non ho infatti mai svolto alcun sopralluogo - sottolinea -, né firmato verbali o referti del caso Garlasco".
"L'attività a cui può essere ricondotto il mio accesso - prosegue il genetista - consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Non posso oggi stabilire con certezza se tale operazione sia stata materialmente eseguita da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user".
Portera: "Si trattava, pertanto, di una mera attività tecnica e strumentale, ossia l'inserimento di un campione già lavorato da altri, attività priva di qualsiasi interpretazione dei risultati, inserita nell'ambito della gestione di una delle numerose tracce sottoposte ad analisi - ribadisce -. La natura del tutto marginale di tale attività è ulteriormente confermata dal fatto che solo oggi, a distanza di anni e a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ho ricondotto quell'accesso al campione in questione, ricordando un episodio che, all'epoca, rientrava nella normale gestione quotidiana di numerosi campioni".
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