Mangi sano, fai sport ma gambe e fianchi restano sproporzionati? Potrebbe essere lipedema e non semplice grasso: come riconoscere la patologia spesso confusa con la cellulite
Ci sono donne che seguono un’alimentazione equilibrata, fanno attività fisica e cercano di mantenere il proprio peso sotto controllo, ma continuano ad avere gambe e fianchi sproporzionati rispetto al resto del corpo. In alcuni casi compaiono anche dolore, pesantezza, gonfiore e lividi che si formano con facilità.
Per anni queste caratteristiche possono essere attribuite al sovrappeso, alla cellulite o a una presunta predisposizione a ingrassare. Ma dietro quella distribuzione del tessuto adiposo può esserci il lipedema, una condizione cronica che interessa quasi esclusivamente le donne e che viene ancora frequentemente riconosciuta con difficoltà.
Ma cos’è il lipedema? Si tratta di un accumulo anomalo di tessuto adiposo, generalmente simmetrico, soprattutto a livello di gambe, fianchi e, in alcuni casi, braccia. E non è avere semplicemente più grasso in una determinata zona del corpo: il tessuto adiposo può essere doloroso, sensibile alla pressione e associato a una maggiore fragilità dei piccoli vasi sanguigni, con la comparsa di ecchimosi anche dopo traumi lievi.
La causa non è ancora completamente chiarita. Si ipotizza il coinvolgimento di fattori genetici, ormonali e di alterazioni del tessuto adiposo e della microcircolazione. Una delle difficoltà più importanti riguarda il riconoscimento della patologia. Il lipedema può essere infatti confuso con la cellulite, con l’obesità o con altre forme di edema.
E quando una donna si sente dire che dovrebbe semplicemente dimagrire, il rischio è che una condizione medica venga ridotta a una questione di volontà personale. Con conseguenze non soltanto sul piano fisico, ma anche su autostima e rapporto con il proprio corpo.
È proprio da questo equivoco che abbiamo approfondito il tema con la dottoressa Marzia Bernardi, specialista in medicina estetica che si occupa di lipedema e che convive personalmente con questa condizione. Una duplice prospettiva, quindi: quella della professionista e quella della paziente, per comprendere meglio una patologia ancora poco conosciuta, le difficoltà della diagnosi e le possibilità di trattamento.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.