“Volevano pugnalarmi con un ago infetto di HIV alla cerimonia degli Oscar nel 1992”: la rivelazione choc di Michael Douglas
Arrivare agli Oscar per consegnare una statuetta e ritrovarsi davanti FBI e polizia di Los Angeles: è quello che racconta Michael Douglas nella sua autobiografia, “One Helluva Ride”, in uscita martedì 6 ottobre. Lo riporta Page Six.
Secondo l’attore, all’arrivo allo Shrine Auditorium della cerimonia degli Oscar nel 1992 non ad accoglierlo c’era una maschera del teatro, ma un agente dell’FBI e un sergente del dipartimento di polizia della città di Los Angeles, in California. Il messaggio era inquietante. Esisteva una “minaccia credibile. Abbiamo informazioni secondo cui stasera qualcuno cercherà di pugnalarla con un ago infetto da HIV“, gli avrebbero detto le autorità.
Douglas ricorda il contesto di quegli anni: “Era il periodo più duro della crisi dell’AIDS, e un ago infetto avrebbe significato, di fatto, una condanna a morte”. Non a caso, quella sera molti ospiti, lui compreso, portavano all’occhiello il nastro rosso in sostegno della lotta all’AIDS.
Per scongiurare il piano, l’FBI avrebbe infiltrato agenti in borghese tra il pubblico, arrivando a proteggere l’attore perfino durante una pausa sigaretta all’esterno. Nonostante la paura, Douglas salì sul palco, a un anno dal suo Oscar come miglior attore per “Wall Street” (era il cinico Gordon Gekko), per consegnare a Jodie Foster il premio come miglior attrice per “Il silenzio degli innocent”.
“Mentre entravo, ho dato una rapida occhiata alla platea per assicurarmi che nessuno corresse verso il palco. Vedevo solo luci accecanti”, scrive.
Un amico di lunga data conferma il racconto: “Gli era stato consigliato dall’agente di non andare sul palco. Sapevano che la persona era dentro, ma non dove: poteva essere tra lo staff, la troupe o il pubblico. Michael era terrorizzato. Salire su quel palco è stata una mossa coraggiosa”.
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