Pensionato lavora un giorno come comparsa in una serie tv: l’Inps gli chiede indietro 93mila euro
Un compenso di 123 euro lordi per aver lavorato un giorno come comparsa nella serie televisiva Brennero si è trasformato, per un pensionato altoatesino, nella richiesta di restituzione di oltre 93mila euro, ossia l’intera pensione che gli era stata erogata per l’anno 2022. È quanto racconta il Corriere dell’Alto Adige, ripercorrendo la vicenda dell’uomo, che si è visto recapitare nell’ottobre 2025 la nota dell’Inps.
Nell’aprile 2022 il pensionato aveva lavorato per un solo giorno guadagnando appena 123 euro lordi, pari a 116,12 euro netti, di cui 37 euro a titolo di rimborso spese. Tre anni dopo quella comparsata, l’istituto ha intimato all’uomo di restituire l’intera pensione percepita nel corso del 2022: 93.156,05 euro lordi (59.171,72 netti). Non è il primo caso del genere. Una vicenda praticamente identica aveva già riguardato un pensionato trentino, che per sette giorni aveva partecipato alle riprese del film Vermiglio. Anche in quella occasione, a fronte di un compenso di soli 379 euro, l’Inps ne aveva preteso la restituzione di circa 21mila. In entrambi i casi la disputa si è risolta a favore dei pensionati, anche se nel caso altoatesino l’uomo dovrà comunque restituire la mensilità di aprile 2022. Il nodo, in entrambe le vicende, riguardava la natura della prestazione lavorativa e la sua incidenza sulle dinamiche occupazionali.
Nel caso altoatesino, la giudice delle pensioni della Corte dei conti di Bolzano, Anna Zanella, ha evidenziato le differenze di interpretazione delle parti in causa. Per gli avvocati Kathrin Platter e Julian Daniel, legali del pensionato, il lavoro come comparsa andava considerato un’attività “meramente occasionale”. Per l’Inps, al contrario, si trattava di lavoro subordinato, una “condizione ostativa” che avrebbe quindi rappresentato un impedimento alla fruizione della pensione per l’intero anno di riferimento.
Su questo punto la giudice ha dato in parte ragione all’istituto, riconoscendo la natura subordinata della prestazione e rilevando che il provvedimento di conferimento della pensione imponeva al beneficiario l’obbligo di comunicare l’avvio di una nuova attività lavorativa. Obbligo che non era stato rispettato. Diversa, invece, la valutazione sulle conseguenze da far derivare da quella prestazione. La Cassazione si era già espressa in passato, sancendo l’incumulabilità tra un reddito, anche esiguo, e il trattamento pensionistico annuo, anche nel caso della “quota 100”. Una pronuncia che però la Corte costituzionale aveva successivamente definito “isolata nel panorama giurisprudenziale”, lasciando così al giudice margine per diverse interpretazioni.
La giudice Zanella ha quindi stabilito che l’attività di comparsa svolta dal pensionato non potesse essere considerata “una prestazione capace di alterare il mercato del lavoro o di ostacolare il ricambio generazionale o ancora di inquinare la sostenibilità del sistema previdenziale”. Da qui, la decisione di calcolare il periodo di incumulabilità su base mensile. Ciò significa che il pensionato dovrà restituire solo la mensilità di aprile 2022, il mese in cui aveva effettivamente lavorato sul set. La giudice ha infine condannato l’Inps a restituire all’uomo i 3.817,60 euro trattenuti dal gennaio 2026 fino al momento della presentazione del ricorso, disponendo la compensazione delle spese di lite “in considerazione dell’esistenza di contrastanti orientamenti giurisprudenziali”.
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