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Monday, November 2, 2026

4 novembre 1966, 60 anni fa l'alluvione di Firenze: la città sommersa e gli Angeli del fango

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Nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966 Firenze cambiò volto. L'Arno, gonfiato da giorni di piogge incessanti, ruppe gli argini e invase la città. L'acqua si riversò nelle strade, nelle case, nelle botteghe e nei musei, trascinando con sé fango, detriti e carburante fuoriuscito dai serbatoi. Nel giro di poche ore, una delle capitali mondiali dell'arte si trasformò in un'immensa distesa di acqua scura.

Sessant'anni dopo, le immagini di quella catastrofe restano impresse nella memoria collettiva: piazza Santa Croce sommersa, i negozi devastati, le automobili trascinate dalla corrente, i cittadini affacciati alle finestre in attesa dei soccorsi. In alcune zone il livello dell'acqua raggiunse i cinque metri. La piena colpì duramente anche il resto della Toscana, provocando distruzione e vittime.

Alluvione di Firenze

Alluvione di Firenze (Ansa)

A Firenze morirono 36 persone. L'ultima, Mario Maggi, 44 anni, è stata ufficialmente identificata nel 2023, 57 anni dopo l'alluvione. Accanto alla tragedia umana si consumò un disastro culturale di proporzioni enormi. Biblioteche, archivi, chiese e musei furono invasi dall'acqua. Migliaia di libri e documenti finirono nel fango, mentre dipinti, sculture e affreschi subirono danni gravissimi.

C'è un'immagine che, più di ogni altra, racconta la ferita inferta dall'alluvione del 1966 al patrimonio artistico di Firenze: il Crocifisso di Cimabue, capolavoro del Duecento custodito nella Basilica di Santa Croce. L'acqua penetrò nella struttura lignea, provocando deformazioni e spaccature, mentre il fango danneggiò irrimediabilmente la superficie dipinta. Si stima che sia andato perduto tra il 60 e il 70 per cento della pellicola pittorica.

Il Crocifisso di Cimabue

A ricordare quelle ore è Bruno Santi, che all'epoca aveva 24 anni e studiava storia dell'arte. Come tanti giovani, si presentò alla Soprintendenza per dare una mano. Negli anni successivi sarebbe diventato soprintendente al patrimonio storico e artistico di Firenze e dell'Opificio delle Pietre Dure.

“Fu un'esperienza drammatica e costruttiva, perché finalmente potei entrare in contatto con le opere che avevo studiato soltanto sui libri”, racconta. Senza aver ancora conseguito la laurea, si ritrovò a partecipare alle operazioni di salvataggio dei capolavori minacciati dall'acqua.

Intervenne in diverse chiese e istituzioni culturali, dalla Biblioteca Nazionale al Museo Horne. Ma fu soprattutto Santa Croce a lasciargli un ricordo indelebile. Insieme a un gruppo di soldati contribuì a mettere al sicuro una pala duecentesca raffigurante San Francesco, trasferendola dalla Cappella Bardi ai piani superiori del convento. Il Crocifisso di Cimabue era già stato spostato, ma le sue condizioni apparivano gravissime.

L'opera venne portata alla Limonaia di Palazzo Pitti, trasformata in un luogo di primo intervento per i dipinti danneggiati. Qui Santi lavorò per almeno due mesi, affiancato da uno studente inglese, occupandosi di eliminare le muffe dalle tavole e di controllare temperatura e umidità. Ogni variazione poteva aggravare le deformazioni del legno e provocare nuove perdite di colore.

“Ci sono ancora opere da restaurare, perché il numero di quelle colpite era davvero impressionante”, ricorda Santi. E non è certo che tutte potranno essere recuperate.

A sessant'anni di distanza, il Crocifisso di Cimabue continua a raccontare due storie inseparabili: quella della distruzione provocata dall'Arno e quella delle persone che si mobilitarono per salvare la memoria artistica di Firenze.

Alluvione di Firenze

Alluvione di Firenze (Ansa)

02/11/2026

Gli Angeli del Fango

La città diventò il centro di una straordinaria mobilitazione internazionale. Migliaia di giovani arrivarono dall'Italia e dall'estero. Con gli stivali immersi nel fango, lavorarono nelle biblioteche, nelle chiese e nei depositi, recuperando libri, manoscritti e opere d'arte. Furono chiamati gli Angeli del fango.

Quella mobilitazione spontanea divenne uno dei simboli più forti dell'alluvione. Non soltanto un gesto di solidarietà verso una popolazione colpita, ma anche la consapevolezza che il patrimonio culturale di Firenze appartenesse idealmente al mondo intero.

Alluvione di Firenze

Alluvione di Firenze (Ansa)

02/11/2026

Mattarella a Firenze

Il 4 novembre a Firenze ci sarà anche il presidente della Repubblica che presenzierà anche alle principali iniziative commemorative previste a Firenze il 4 novembre in occasione della 'Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate'. "Siamo molto orgogliosi e molto felici di ospitare nuovamente il presidente Mattarella nella nostra città. Tra l'altro, ci tengo a sottolinearlo, non è la prima volta che il presidente viene a un anniversario dell'alluvione, venne anche per i 50 anni. Questo a dimostrazione che quell'evento non ha riguardato solo Firenze, come sappiamo benissimo, ma ha riguardato il nostro Paese e il mondo intero", ha detto la sindaca Sara Funaro. "Sarà un momento sicuramente in cui ricordare il passato, ma anche un momento in cui ricordare la vocazione internazionale della nostra città e quanto la nostra città può smuovere nel momento in cui si attiva", ha aggiunto Funaro.

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