Astensionismo record in Brasile per le presidenziali, ma votare è obbligatorio: ecco cosa succede a chi non lo fa
Il primo turno delle elezioni in Brasile si è chiuso col vantaggio di Bolsonaro, che ha incassato il 47,03% dei consensi, mentre Lula si è fermato al 45,16%. Dunque, per eleggere il prossimo Presidente del Brasile, sarà necessario il ballottaggio, fissato per il 25 ottobre. Ma il vero dato interessante di questa tornata elettorale riguarda l’astensionismo: 21,08%, record per il Paese. Si potrebbe obiettare che, paragonato con il nostro 36% delle elezioni del 2022, la percentuale brasiliana non sia particolarmente allarmante; tuttavia, per capire la rilevanza degli oltre 30 milioni di elettori che non si sono recati alle urne, è necessario sapere che, a differenza del caso italiano, il voto in Brasile è obbligatorio.
In particolare, secondo l’art.7 del Código Eleitoral (legge n. 4.737 del 15 luglio 1965 contenente l’insieme di norme che regolano l’organizzazione del sistema elettorale brasiliano), l’elettore che “ometta di votare” senza giustificato motivo incorre in una “sanzione pecuniaria” pari ad una cifra compresa tra il 3% e il 10% del salario minimo dello Stato federale in cui vive. Questo a meno che non proceda, entro trenta giorni dalla data dell’elezione, a dare adeguata “giustificazione” per la propria assenza “dinanzi al giudice elettorale”. Il voto diventa invece facoltativo, come stabilito dal l’art.6 del Código Eleitoral, solamente per i minori di età compresa tra i 16 e i 17 anni, gli anziani di oltre 70 anni e gli analfabeti.
Ma non recarsi alle urne in Brasile ha conseguenze ben peggiori di una multa: se il soggetto che non ha votato e non si è giustificato omette di pagare la sanzione pecuniaria, scattano delle interdizioni sul piano civilistico e amministrativo. Tra quelle stabilite dal paragrafo 1 dell’art.7 del Código Eleitoral spiccano il divieto di “iscriversi a concorsi o prove per incarichi o funzioni pubbliche”; il divieto di “percepire stipendi, remunerazioni, salari o proventi da funzioni o impieghi pubblici, autarchici o parastatali”; il divieto di “partecipare a gare d’appalto pubbliche o amministrative”; l’impossibilità di “ottenere il passaporto o la carta di identità”. Addirittura, il paragrafo 3 della medesima legge afferma che l’iscrizione ai registri elettorali venga annullata nel caso in cui l’elettore, per tre elezioni consecutive, non si presenti alle urne, non si giustifichi e non paghi la multa conseguente alla mancata votazione: ciò comporta che le interdizioni sul piano civile e amministrativo di cui sopra diventino permanenti finché la persona non regolarizza la propria posizione.
Le multe, seppur di entità minima (generalmente corrispondenti a pochi real brasiliani), sommate arrivano a rappresentare entrate milionarie per lo Stato (che le redistribuisce poi ai partiti politici), dal momento che a dover regolarizzare le loro posizioni per non incappare in ostacoli burocratici sono ogni volta decine di milioni di elettori.
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